di
Cesare Zapperi
Il generale continua a spiazzare con le sue uscite provocatorie, ma intanti raccoglie adesioni. Nel Nord-Est tre nuovi ingressi: c’è l’ex di FdI
MILANO
A Roberto Vannacci piace spiazzare. Il leader di Futuro nazionale ha una strategia comunicativa che facendo leva su metafore, citazioni sibilline, frasi allusive e le conseguenti polemiche sa catturare l’attenzione e conquistare nuovi proseliti che vanno a consolidare i numeri già interessanti (oltre il 3%) che gli attribuiscono i sondaggisti.
L’ultima trovata dialettica, un insolito accostamento culinario, è di pochi giorni fa quando per spiegare il no dei suoi tre deputati alla fiducia sul decreto bollette il generale ha evocato la trippa. A chi chiedeva chiarimenti, ha risposto: «La fiducia è come il credito che lei dà a sua moglie anche se le cucina un piatto che a lei non piace, per esempio la trippa: non è che se sua moglie le cucina la trippa lei divorzia da sua moglie, le dà comunque credito e fiducia. Poi si esprime in merito quando la trippa non la mangia e dice a sua moglie “la trippa non farmela più”».
Vannacci, autore del best seller Il mondo al contrario che gli ha aperto la strada per l’ingresso in politica, ama scagliarsi contro il politicamente corretto, come ha fatto pochi giorni fa su un tema sensibile come il rapporto con l’Islam: «Io non mi voglio svegliare domani con una moltitudine di persone che pregano Allah in piazza del Duomo a Milano, non mi voglio svegliare domani con le scuole italiane che chiudono in occasione del Ramadan».
La ricerca delle frasi a effetto del parlamentare europeo consente di ritrovare, solo pochi mesi fa, un’uscita particolarmente criticata: «Mussolini è uno statista come lo sono stati anche Cavour, Stalin e tutti gli uomini che hanno occupato posizioni di Stato». Il tema fascismo, del resto, è da sempre tra gli interessi principali del generale. Come quest’altra: «La marcia su Roma — ha detto nel novembre scorso estrapolando una frase dello storico Francesco Perfetti — non fu un colpo di Stato ma “poco più di una manifestazione di piazza”».
Poi c’è il tema della razza e del colore della pelle (che fu al centro di uno scontro con Paola Egonu). Per rispondere a una polemica con la vicepresidente della Toscana Mia Diop (nominata a 23 anni) che contestava la nomina alla Fenice di Beatrice Venezi, Vannacci sui social ha scritto: «Nel suo caso nessuna esperienza e nessun curriculum sono richiesti per ricoprire il delicato e prestigioso incarico conferitole. Sono sufficienti la sua tessera del partito (Pd) e la pelle nera».
Il leader di Fn non si cura delle critiche e, anzi, le sfrutta per rilanciare la sua creatura tra quanti non si ritrovano più nei vecchi partiti. In pochi giorni Vannacci ha accolto due figure che hanno avuto ruoli di rilievo nei partiti di centrodestra e ieri ne è arrivato un terzo. I primi due sono Luca Bellotti, esponente storico della destra di Rovigo, già in An e in Futuro e Libertà, sottosegretario nel 2011 nel quarto governo Berlusconi; e Massimo Bessone, già figura di riferimento della Lega in Alto Adige, assessore provinciale fino ad un paio di anni fa, da tempo in rotta di collisione con i vertici del Carroccio.
Ieri ha rotto gli indugi anche Joe Formaggio, ex consigliere regionale veneto di Fratelli d’Italia, noto per la passione per le armi e per alcune uscite in odor di omofobia: «Sono sempre stato a destra, prima con l’Msi, poi con An, quindi il Pdl e FdI. Ora più a destra c’è solo il generale».
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7 aprile 2026
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