di
Antonella Sparvoli

La mancanza di respiro è uno dei sintomi che generano comprensibilmente più ansia. Una guida per capire quando può essere un fenomeno non preoccupante e quando invece deve suggerire azioni rapide o accertamenti

Può capitare a tutti di avere il fiato corto: dopo una corsa per non perdere l’autobus, salendo le scale di casa o dopo un intenso sforzo fisico. In queste circostanze la mancanza di respiro è una risposta fisiologica, il segno che muscoli e polmoni stanno lavorando di più per fornire ossigeno ai tessuti. Basta fermarsi qualche minuto e il respiro torna regolare. Ma non sempre è così. Quando il fiato corto compare per uno sforzo lieve, o addirittura a riposo, costringe a interrompere attività quotidiane prima ben tollerate o si accompagna a sintomi come dolore o senso di oppressione al torace, tosse persistente, palpitazioni, gonfiore alle gambe o senso di oppressione, può diventare un campanello d’allarme che merita di essere approfondito. La sensazione di difficoltà a respirare, in termini medici «dispnea», è infatti un sintomo da non sottovalutare, alla cui origine possono esserci numerose condizioni. 

«Fame d’aria»

«Il respiro è il risultato di un equilibrio complesso che coinvolge polmoni, cuore, sangue, sistema nervoso e muscoli. Un’alterazione in uno di questi ingranaggi può tradursi nella percezione, spesso angosciante, di fame d’aria – premette Sergio Harari, direttore della Pneumologia e della Medicina generale all’Ospedale San Giuseppe MultiMedica di Milano e professore di medicina interna all’Università degli Studi di Milano -. Di frequente l’origine è respiratoria, altre volte cardiaca; in alcuni casi ancora entrano in gioco condizioni come anemia, disfunzioni della tiroide, malattie neuromuscolari (per esempio la miastenia) o stati d’ansia. Capire quando il fiato corto rientra nella normalità e quando richiede un approfondimento medico è il primo passo per non sottovalutare un sintomo che, pur comune, può raccontare molto dello stato di salute generale».



















































Le (tante) possibili cause della mancanza di respiro

Si stima che la dispnea interessi circa una persona su dieci, con una prevalenza maggiore con l’aumentare dell’età, nel sesso femminile e in presenza di malattie respiratorie e cardiache. Non solo, rappresenta anche una causa comune di accesso al Pronto Soccorso, rendendo conto di circa il 5% dei casi ogni anno. La mancanza di fiato è un segnale che va ben oltre la meccanica del respiro e non è nemmeno un problema circoscritto ai polmoni, come spesso si pensa. Si tratta infatti di una difficoltà soggettiva che comporta uno sforzo maggiore per respirare derivante da complesse interazioni fisiologiche, psicologiche, sociali e ambientali. «Qualunque malattia cardiopolmonare acuta o cronica può presentarsi con difficoltà respiratoria – spiega Harari -. Le cause polmonari più spesso responsabili di dispnea acuta sono l’ostruzione bronchiale legata a un attacco di asma, le polmoniti e la più grave embolia polmonare. In gran parte dei casi la dispnea cronica è invece conseguenza di malattie respiratorie croniche come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), l’enfisema polmonare e l’asma». Espressioni come «mi manca il respiro», «mi sento soffocare», «non riesco a fare un respiro profondo» oppure «ho il fiato pesante» non sono solo modi di dire, ma possono mettere sulla giusta strada il medico. «La sensazione di “respiro pesante”, per esempio, richiama un senso di costrizione al torace, segno che può far pensare a condizioni come l’asma – osserva Harari -. La fame d’aria invece, soprattutto se associata a tosse e febbre, può indicare un’infezione respiratoria come la polmonite. Diversamente, un dolore improvviso al torace, descritto come una pugnalata, associato a fatica a respirare e riduzione dei rumori respiratori, può essere la spia di uno pneumotorace, la più frequente emergenza chirurgica nei giovani». 

Quando dipende dal cuore

Ma la dispnea può essere anche un campanello d’allarme di problematiche cardiovascolari. In questi casi è legata a un deficit di funzionamento del muscolo cardiaco e in genere si presenta all’improvviso, spesso dopo sforzi fisici oppure in posizione distesa. «Una delle cause più importanti di dispnea di origine cardiaca è rappresentata dallo scompenso cardiaco, una condizione in cui il cuore non riesce a pompare il sangue in modo efficace – riferisce Fabrizio Giovanni Oliva, direttore del Dipartimento di Cardiologia clinica dell’Ospedale Niguarda di Milano e past president Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) -. Ma il fiato corto può comparire anche in presenza di ischemia, cioè quando il muscolo cardiaco soffre per un ridotto apporto di sangue, oppure durante un infarto. In alcuni pazienti, soprattutto anziani e persone con diabete, questi eventi possono manifestarsi proprio con una improvvisa difficoltà respiratoria, senza il tipico dolore toracico». Alcune caratteristiche possono orientare verso un’origine cardiaca del disturbo. Un segnale piuttosto tipico dello scompenso cardiaco è la difficoltà a respirare quando si è sdraiati (ortopnea): chi ne soffre tende a dormire con più cuscini o a mettersi seduto per respirare meglio. «Possono associarsi anche gonfiore alle caviglie e alle gambe, tosse secca, palpitazioni, senso di oppressione al petto o affaticamento marcato. In alcuni casi compaiono anche segni di scarsa ossigenazione, come labbra leggermente bluastre» puntualizza Oliva.

Può dipendere anche dall’anemia

Non sempre però il problema riguarda direttamente cuore o polmoni. La mancanza di fiato, soprattutto sotto sforzo, può essere anche un segnale di anemia. Quando nel sangue diminuisce la quantità di emoglobina, infatti, i tessuti ricevono meno ossigeno e l’organismo cerca di compensare aumentando il lavoro respiratorio. «Se l’anemia si instaura all’improvviso, per esempio in seguito a un sanguinamento importante, i sintomi, dal fiato corto al pallore cutaneo, sono subito riconoscibili – fa notare Harari -. Quando invece si sviluppa in modo graduale, i disturbi sono in genere più sfumati e all’inizio il paziente non si rende conto di nulla, ma con il passare del tempo le manifestazioni possono diventare più evidenti e invalidanti».

Cause meno frequenti

Accanto alle cause più comuni esistono infine condizioni meno frequenti. Alcune malattie polmonari rare, come l’ipertensione polmonare e la fibrosi polmonare, riducono progressivamente la capacità dei polmoni di ossigenare il sangue. In altri casi la dispnea può dipendere da malattie neuromuscolari che coinvolgono i muscoli della respirazione, come nel caso della miastenia. «Infine, non bisogna dimenticare che le difficoltà respiratorie possono essere collegate anche a stati di ansia o a situazione di stress intenso. Per questo, quando si valuta un paziente con dispnea, è sempre importante considerare la persona nel suo insieme e non solo i parametri clinici», dice Harari.

Quando la causa è un attacco di panico

La sensazione è quella di soffocare. Il respiro diventa rapido, superficiale e la paura cresce insieme al battito del cuore. Ma in molti casi, quando compare durante un attacco di panico, la dispnea non è causata da una carenza di ossigeno: è il risultato di un complesso meccanismo di allarme del corpo che si attiva anche in assenza di un reale pericolo. «La sensazione di non riuscire a respirare a sufficienza è uno dei sintomi più frequenti nei disturbi d’ansia, in particolare nel caso degli attacchi di panico – riferisce Giancarlo Cerveri, direttore del Dipartimento di salute mentale e dipendenze dell’Asst di Lodi -. In queste situazioni la difficoltà respiratoria è reale per chi la sperimenta, ma non dipende da un’alterazione degli scambi gassosi nei polmoni. Durante un attacco di panico si assiste infatti a un aumento della frequenza respiratoria e della profondità degli atti del respiro che si associa a un abbassamento dei livelli di anidride carbonica, mentre la quantità di ossigeno resta normale. Tutto ciò può portare alla comparsa di disturbi come giramenti di testa che si aggiungono agli specifici sintomi dell’ansia: tachicardia, sudorazione, sensazione di svenimento o instabilità, che a loro volta aumentano la paura e rafforzano la percezione di soffocamento». 
Nell’attacco di panico la mancanza di fiato, quindi, è parte di una risposta di allarme più ampia. Alcuni ricercatori ipotizzano che si attivi un antico sistema di difesa biologico, simile a quello che entra in funzione quando l’organismo percepisce una grave mancanza di ossigeno, come nel caso dell’annegamento. In chi è predisposto questo meccanismo potrebbe attivarsi in modo inappropriato, generando la crisi. «A complicare ulteriormente il quadro c’è il fatto che la dispnea può avere anche un’origine mista. Nei pazienti con patologie respiratorie croniche, ansia e disturbi dell’umore sono relativamente frequenti e possono avere un ruolo nella comparsa o nell’intensità della mancanza di fiato. Per questo è importante considerare anche la dimensione psicologica».

Quando rivolgersi al medico di famiglia o al Pronto Soccorso

Capire da dove nasce il fiato corto richiede un’attenta valutazione medica. Occorre ricostruire quando compare il sintomo, in quali circostanze peggiora e se è associato ad altri disturbi. Il primo riferimento è il medico di famiglia, che conosce la storia del paziente. Ma se la mancanza di fiato è molto intensa o si associa a sintomi importanti, come dolore toracico, vertigini o sudorazione, è indicato recarsi al Pronto Soccorso. «Ci sono accertamenti di base che aiutano a orientare la diagnosi – riferisce Harari -. Tra quelli più utilizzati rientrano alcuni esami del sangue, che permettono di intercettare condizioni come l’anemia o alterazioni della funzione tiroidea, e la misurazione della saturazione di ossigeno nel sangue. Basta un semplice saturimetro, anche di uso casalingo, per monitorare in modo obiettivo la situazione: sotto il 92 per cento di saturazione, in un soggetto per il resto sano, l’intervento medico deve essere immediato». La radiografia del torace è indicata quando, per esempio, si sospettano infezioni respiratorie come la polmonite, mentre la spirometria, un test non invasivo che misura la capacità dei polmoni, è utile per diagnosticare e monitorare patologie come asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva. Quando si sospetta una causa cardiaca si ricorre innanzitutto all’elettrocardiogramma e magari ad alcuni esami di laboratorio, come la misurazione dei peptidi natriuretici: livelli elevati nel sangue indicano uno sforzo cardiaco, possibile spia di scompenso o infarto. «In situazioni più complesse è utile eseguire un ecocardiogramma, che permette di valutare struttura e funzione del cuore, e altri accertamenti specialistici – aggiunge Oliva -. È fondamentale distinguere tra cause cardiache, respiratorie o sistemiche, perché solo individuando il meccanismo alla base della dispnea è possibile impostare il trattamento più appropriato».

Le cure: l’utilità della fisioterapia cardiorespiratoria

In chi ha malattie respiratorie croniche o dispnea persistente, la fisioterapia cardiorespiratoria può rivelarsi di grande aiuto, come sottolineato anche dall’Associazione riabilitatori dell’insufficienza respiratoria (ArIR) in vista del VI Congresso internazionale che si svolgerà a Milano dall’8 al 10 maggio e focalizzerà l’attenzione sulla fisioterapia di precisione. La fisioterapia cardiorespiratoria consiste in un insieme di esercizi e tecniche mirate ad allenare i muscoli coinvolti nella respirazione, facilitare la ventilazione dei polmoni e ridurre la sensazione di affanno. L’obiettivo principale è migliorare la funzionalità respiratoria e cardiaca, riducendo sintomi come appunto dispnea e affaticamento. I programmi vengono personalizzati in base alla causa delle difficoltà respiratorie e mirano a favorire il recupero dell’autonomia, la riduzione delle ospedalizzazioni e il miglioramento del benessere complessivo.

Consigli pratici

Quando la mancanza di fiato compare senza preavviso o peggiora rapidamente è importante fermarsi e cercare di mantenere la calma. Sedersi e respirare lentamente, inspirando dal naso ed espirando con le labbra socchiuse, può contribuire a ridurre la sensazione di affanno. Se la dispnea è ricorrente o compare per sforzi sempre più lievi è opportuno parlarne con il medico, che potrà valutare eventuali accertamenti. In presenza di dolore toracico, labbra bluastre, vertigini o perdita di coscienza è invece necessario rivolgersi subito al Pronto Soccorso. Infine, anche lo stile di vita ha il suo ruolo. Smettere di fumare, mantenere un peso adeguato, praticare attività fisica regolare e controllare malattie croniche come lo scompenso cardiaco o la broncopneumopatia cronica ostruttiva aiuta a prevenire o ridurre il fiato corto. Una gestione corretta della malattia di base può migliorare in modo significativo la qualità di vita.

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25 aprile 2026