di
Michelangelo Borrillo
Yuka conta 80 milioni di utenti (8 milioni in Italia). Ma il metodo di valutazione non è mai stato approvato da autorità sanitarie. Il ministro Lollobrigida: «Nessun allarme, diversa da Nutriscore»
C’è un algoritmo che mette a rischio il made in Italy alimentare. Come se non bastasse l’Italian sounding, quello del Parmesan che punta a sostituire il Parmigiano Reggiano, la nuova minaccia si chiama Yuka. Un’app francese che in realtà nuovissima non è (il lancio risale a fine 2020), disponibile in cinque lingue ma che ultimamente si è diffusa in maniera capillare: conta ben 80 milioni di utenti di cui 8 milioni solo in Italia, nonostante il metodo di valutazione dei prodotti alimentari non sia mai stato approvato da alcuna autorità sanitaria (né in Italia, né in Europa).
Come funziona l’app
Eppure Yuka si propone come un’applicazione che consente di verificare l’impatto del cibo sulla salute scansionando i codici a barre dei prodotti alimentari (ma anche cosmetici) utilizzando un algoritmo che valuta la salubrità di un alimento in base al contenuto di grassi, sale e zucchero, in rapporto a una monoporzione da 100 grammi, non distinguendo, quindi, tra le quantità assunte. Il «voto» dei prodotti scansionati va da 0 a 100 e se un alimento ha un impatto negativo sulla salute, Yuka suggerisce delle alternative simili ma, secondo la app, più sane. Il risultato è che – come evidenziato da un’analisi del Sole 24 Ore – la Mortadella Bologna Igp viene bocciata con un inappellabile 0/100, la Bresaola della Valtellina Igp non va oltre 7/100 e il Prosciutto di Parma viene considerato troppo salato e grasso, tale da non meritare nulla più che una valutazione di 31/100.
L’app non autorizzata che può essere scaricata
Ma se il metodo di valutazione dei prodotti alimentari non è mai stato approvato da alcuna autorità sanitaria, perché Yuka può essere attivata in 12 Paesi, vale a dire Regno Unito, Svizzera, Belgio, Spagna, Italia, Francia, Usa, Canada, Australia, Irlanda, Germania e Lussemburgo? Perché se è vero che il giudizio finale della app sul singolo prodotto è la risultante di una serie di valutazioni che non sono validate da organi in materia di salute a livello nazionale ed europeo (dall’Efsa ai ministeri della Salute dei singoli Paesi), è altrettanto vero che una app per essere rilasciata non ha bisogno di autorizzazioni. Quindi è la metodologia di analisi che non ha una validazione, e in questo senso si può dire che non ha avuto una «autorizzazione», ma ciò non impedisce di scaricare l’applicazione.
L’allarme delle filiere agroalimentari
La bocciatura dei prodotti italiani, ovviamente, non è passata inosservata. E nei giorni scorsi il presidente della commissione Agricoltura della Camera Mirco Carloni (della Lega) ha inviato una interrogazione ai ministri dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, dell’Economia Giancarlo Giorgetti e della Salute Orazio Schillaci: «Sono state molte in questi giorni le filiere produttive che mi hanno espresso preoccupazioni e timori verso l’utilizzo dell’app francese Yuka. Per loro -ha spiegato Carloni – questa applicazione è pericolosa, fuorviante e antiscientifica perché non fornisce ai consumatori gli adeguati strumenti conoscitivi per poter valutare i prodotti alimentari italiani con la correttezza necessaria che si deve avere quando si invita a scegliere un alimento rispetto a un altro».
Lollobrigida: «Niente allarmi, non è come il Nutriscore»
Non la pensa così il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ritenendo l’app francese meno pericolosa del Nutriscore, l’etichetta a semaforo – anch’essa francese – da sempre osteggiata dai difensori del made in Itay agroalimentare (al cui schema, però, Yuka sembra ispirarsi). «Non sono così in allarme rispetto a questo modello di applicazione perché entra più nel dettaglio del prodotto, il Nutriscore dà un impatto immediato rispetto al prodotto facendo vedere solo un colore che dà un’indicazione: il rosso dà l’idea che quel prodotto sia pericoloso per la salute, il verde invece che agevola la cognizione non razionale, ma di percezione di quello che fa bene alla salute», ha spiegato il ministro. «Noi comunque lavoriamo ad altro, a un’etichettatura che sia informativa perché l’Italia non ha paura dell’informazione, anzi più vengono informati i consumatori e più i nostri prodotti sono avvantaggiati», ha spiegato ancora Lollobrigida.
La contrarietà di Confagricoltura
Relativamente al Nutriscore, Confagricoltura negli scorsi anni si era rivolta all’Antistrust evidenziando l’ingannevolezza del sistema francese e la sua contrarietà al Codice del Consumo. L’Antitrust, nel 2022, aveva accolto i rilievi di Confagricoltura ribadendo i limiti del Nutriscore, fuorviante per i consumatori. Limiti che nel tempo sono stati evidenziati nella stessa Francia su alcuni prodotti. Adesso – ribadisce Confagricoltura sui suoi canali social -«un’app francese ripropone la valutazione del cibo con uno schema simile al Nutriscore. Noi continuiamo a opporci, come nel 2022, quando per primi abbiamo presentato un esposto all’Antitrust sottolineando l’ingannevolezza del metodo. Sempre a favore di una comunicazione chiara e trasparente al consumatore».
Il rischio «banalizzazione» evidenziato da Confcooperative
Anche per Confcooperative Fedagri i rischi della app Yuka sono da non sottovalutare. «Mentre l’alimentazione è una scienza da sempre attenzionata dalla medicina e di grandissima rilevanza per il nostro benessere e la nostra salute – spiega Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Fedagri – ora rischiamo di finire condizionati da una semplice lettura di un voto dato in modo del tutto parziale. L’app Yuka è uno strumento informativo che rischia sempre più di condizionare le scelte di acquisto in particolare delle giovani generazioni presso le quali sono particolarmente diffusi. Affidandosi a una app come Yuka – non debitamente autorizzata da organi competenti in materia di alimentazione e che pertanto lascia il sospetto di non essere basata su evidenze scientifiche – emergono infatti risultanze superficiali e fuorvianti. Il rischio è altissimo: da un lato si banalizza l’analisi del prodotto, sul quale occorre invece un approccio più rigoroso e scientifico, dall’altro si rischia di penalizzare produzioni agroalimentari di assoluta qualità del nostro made in Italy che da sempre sono accostate ad una sana alimentazione e che invece vengono messe in cattiva luce da queste app per via della presenza di determinati contenuti ed elementi nutritivi che invece, se assunti nelle dovute proporzioni, possono a buon diritto essere parte integrante di una dieta equilibrata».
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3 maggio 2026
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