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Andrea Pasqualetto inviato a Padova
L’amico prete: «Un uomo semplice. L’ultima volta che lo vidi eravamo in bicicletta, ci fermò la polizia perché c’era il blocco del Covid»
Una cassa di legno chiaro, semplice, essenziale. Daniela e Niccolò l’hanno voluta così. E per celebrare la messa funebre la moglie e il figlio di Alex Zanardi hanno chiesto a don Marco Pozza, il cappellano del carcere Due Palazzi che si definisce «uno straccio di prete», seguendo evidentemente lo stesso criterio. «Perché lui era così: un uomo semplice e discreto — racconta don Marco in tarda serata, dopo la lunga giornata di lavoro al penitenziario — L’ho conosciuto vent’anni fa a un dibattito con gli studenti, rimasi affascinato dalla passione, dalla grinta, dalla capacità di narrare e sviluppare concetti. E lui disse di essere rimasto incantato dalla mio amore per il carcere, il mondo in cui vivo. Ci siamo scambiati i numeri di telefono ed è partita la nostra strana avventura vissuta lontano dai riflettori». Cioè? «Abbiamo coltivato un’amicizia umana e sportiva».
«Tirava fuori bene»
Don Marco fa infatti maratone e spesso inforca la bici da corsa per «evadere» qualche ora sulle stradine dei Colli Euganei, uno dei paradisi per appassionati della due ruote. «Con lui andavamo a mangiare nei bar, nelle osterie, per dire della semplicità, mai in un ristorante gourmet. Molti sono rimasti colpiti dall’atleta ma era l’uomo la parte più bella e incandescente della sua natura. Alex ero un po’ come quel furbo elogiato da Gesù nel Vangelo che in ogni situazione che gli capita, anche le peggiore, sa estrarre il meglio per se stesso. Aveva una furbizia evangelica, ecco. Un po’ l’opposto di Giobbe che arriva ad accettare la sua condizione dopo che per quaranta capitoli rinfaccia a Dio quello che gli è successo. No, lui sapeva tirar fuori il bene anche dal male, dalla sofferenza».
Il lunghissimo silenzio
Bar, osterie, incontri con studenti. Un’amicizia cresciuta nel tempo e interrotta di colpo dal terribile incidente in Val d’Orcia. Era il 19 giugno 2020 e durante la staffetta chiamata Obiettivo Tricolore, progetto ideato da Alex con Daniela e la cognata Barbara per trasmettere un segnale di unione dopo il lockdown, Zanardi impattò contro un camion che veniva in senso contrario. Il referto: «Fracasso facciale». Un mese di coma farmacologico, tre interventi, terapia intensiva. E il lunghissimo silenzio, fino alla fine. «L’ultima volta l’ho visto tre mesi prima dell’incidente. Lui in handbike, io con la mia bici. Quel giorno ci ha fermato la polizia a Vo Euganeo, avevano chiuso il paese per il Covid. C’era proprio un blocco. Ci siamo accorti così che era partita la pandemia». Don Marco, che aveva portato a Daniela una lettera e un rosario da parte di papa Francesco. è rimasto piacevolmente sorpreso dalla richiesta di celebrare i funerali: «E’ il suggello di quell’amicizia, un privilegio».
L’omelia e il ricordo di Mattarella
Oggi racconterà Alex alle migliaia di persone attese per l’ultimo saluto. Il luogo è la Basilica di Santa Giustina, a Padova, città dove il campione ha trascorso mezza vita, che è poi l’età di Niccolò, 28 anni, perché è stato proprio per lui che i coniugi Zanardi avevano deciso di trasferirsi lasciando Montecarlo. «Volevamo un ambiente tranquillo e adatto alla sua crescita», spiegarono. La scelta della Basilica, la settima più grande al mondo, è stata quasi obbligata. Arriva il popolo di Alex e potrebbe essere molto numeroso e variegato, amici, familiari, atleti, giornalisti, politici, gente semplice e rappresentanti delle istituzioni. Uniti dalla potenza leggera di un uomo che ha sfidato le avversità con coraggio, tenacia e umiltà senza mai perdere il sorriso e diventato perciò una leggenda sportiva e umana. Insomma, servivano spazi ampi e Santa Giustina li garantisce. «Ho una chiesa che può tenere 3 mila persone ma a Questura me ne ha imposte al massimo 1300 per ragioni di sicurezza, ci sono mille posti a sedere, fuori metteranno un maxischermo», ragguaglia padre Federico Lauretta, parroco di Santa Giustina, un ex rugbista che per l’occasione ha chiesto una mano ai giovani del Petrarca Rugby per controllare la folla. «Un’eccellenza sportiva padovana per un grande uomo che accompagnerò con il carro funebre». Ieri anche il presidente Sergio Mattarella lo ha voluto ricordare al Quirinale,dove ha ricevuto le nazionale di tennis femminile e maschile vincitrici della Billie Jean King Cup e della Coppa Davis: «Persona di grande spessore umano, capace di motivare i giovani. Credo di interpretare il pensiero di tutti ricordando che Zanardi è stato una figura che, non soltanto richiama affetto ed ammirazione, ma anche un futuro di riconoscenza: sono le figure che illuminano il nostro sport e danno il senso dell’importanza dello sport nella società».
Chi ci sarà
Sono attesi a Padova il ministro dello Sport Andrea Abodi, l’ex presidente del Coni Giovanni Malagò («Figuriamoci se non vengo per Alex, ho appena sentito Daniela»), Marco Giunio De Sanctis che guida il Comitato italiano paralimpico e il capo della F1 Stefano Domenicali, volato ieri mattina da Miami. E poi gli atleti, Bebe Vio in testa: «Avevo 12 anni, ero spaesata e spaventata, mi ha dato la forza di ripartire convincendomi che con o senza gambe avrei potuto fare tutto». E l’ex ct Davide Cassani: «Se chiudo gli occhi la prima cosa che vedo sono i suoi occhi buoni, il suo sorriso contagioso, il suo spirito combattivo, la sua autoironia». Davanti all’altare ci sarà lla sua handbike.
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5 maggio 2026
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