di
Ruggiero Corcella

L’Oms rilancia l’impegno per ridurre le infezioni, ancora oggi diffuse in un paziente su dieci. Iss: bassi i consumi di soluzione idroalcolica nella strutture sanitarie italiane. Solo il 19% degli italiani utilizza abitualmente gel disinfettanti

Ogni anno la campagna «SAVE LIVES: Clean Your Hands» promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità richiama l’attenzione sull’importanza dell’igiene delle mani nei contesti di cura. L’iniziativa punta a mantenere alta l’attenzione globale e a favorire il miglioramento delle pratiche assistenziali. Lo slogan della campagna per l’edizione 2026 è: «Action save lives» ( tradotto con «Proteggi la vita, igienizza le tue mani». Avviata nel 2009 come estensione della prima sfida globale per la sicurezza del paziente «Clean Care is Safer Care», si inserisce oggi nel più ampio traguardo della copertura sanitaria universale, che mira a garantire accesso equo a cure di qualità, farmaci e vaccini sicuri. In questo quadro, la prevenzione delle infezioni rappresenta una misura fondata su evidenze scientifiche consolidate. 

Una grande percentuale di infezioni evitabili contratte durante l’erogazione dell’assistenza sanitaria potrebbe ancora essere prevenuta con una corretta igiene delle mani e con azioni di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) messe in atto nei momenti opportuni. Ciò garantisce un elevato ritorno sull’investimento per i sistemi sanitari e i Paesi. In occasione della 18a Giornata mondiale dell’igiene delle mani, l’Oms invita coloro che forniscono e supportano l’assistenza sanitaria a rinnovare le proprie azioni in materia di igiene delle mani e IPC per garantire la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari.



















































I dati delle infezioni

I dati restano significativi: circa un paziente su dieci contrae un’infezione durante il percorso di cura. Una percentuale che può aumentare nei contesti di assistenza domiciliare o nelle persone con patologie croniche. Un’adeguata igiene delle mani può ridurre fino al 70% delle infezioni prevenibili. L’Oms invita istituzioni e operatori a monitorare e migliorare l’aderenza agli standard entro i target fissati al 2030. Il principio cardine della campagna resta invariato: lavarsi le mani al momento giusto e nel modo corretto. Si tratta di una pratica essenziale per interrompere la catena di trasmissione dei microrganismi, presenti in grande quantità sulla pelle e facilmente trasferibili tra persone, superfici e dispositivi.

Iss: ancor bassi i consumi di soluzione idroalcolica negli ospedali

Che anche in Italia l’attenzione verso un gesto fondamentale di salvaguardia della salute nelle strutture sanitarie sia diminuita, lo prova il monitoraggio effettuato dall’Istituto superiore di sanità sul consumo di soluzione idroalcolica (CSIA) per l’igiene delle mani; continua ad essere molto al di sotto degli standard raccomandati, con un calo progressivo che riguarda tutte le aree di degenza. «L’igiene delle mani è uno strumento fondamentale per prevenire la trasmissione di microrganismi – spiega Paolo D’Ancona coordinatore epidemiologico della sorveglianza italiana per le malattie batteriche invasive dell’Iss ed esperto nominato dall’Ecdc per le malattie batteriche invasive- , comprese le forme resistenti agli antibiotici, e rappresenta un pilastro nella prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA). Un gesto semplice, ma cruciale per la sicurezza di pazienti e professionisti».

Il consumo di soluzione idroalcolica in Italia

L’Iss coordina il sistema di sorveglianza del consumo di soluzione idroalcolica (CSIA) nelle strutture sanitarie, a cui nel 2024hanno contribuito 720 strutture sanitarie di 21 Regioni/Province Autonome italiane. Il dato nazionale mediano è stato di 9,9 L/1000 GDO (giornate di degenza ospedaliera) per la degenza ordinaria, in linea con il dato dell’anno precedente e ben al di sotto dello standard di 20 L/1000 GDO indicato dall’Oms. I consumi variano per area: più alti in terapia intensiva (37,9 L/1000 GDO), più bassi in ortopedia (8,3 L/1000 GDO).

Sulla piattaforma Iss disponibili due corsi FAD

Con l’occasione l’Iss annuncia la riapertura di due corsi di formazione a distanza su questo tema. I corsi, gratuiti e disponibili online sulla piattaforma www.eduiss.it dal 5 maggio al 10 dicembre 2026., hanno l’obiettivo di rafforzare la diffusione delle buone pratiche secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), contribuendo alla promozione di una cultura della sicurezza e della qualità dell’assistenza. 

Lo studio Simit; disomogeneità fra i centri

 «La lotta all’antimicrobico resistenza è uno dei focus della Simit – sottolinea la presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) Cristina Mussini, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Università di Modena e Reggio Emilia – Infatti, la società ha avviato due progetti istituzionali: Resistimit, che prevede la raccolta dei casi di infezioni da batteri multiresistenti, coordinata dal professor Marco Falcone, e Insieme, coordinato da me e dalla dottoressa Marianna Meschiari, che ha l’obiettivo di tradurre in pratica e uniformare le pratiche di prevenzione delle infezioni ospedaliere sul territorio nazionale».
Attraverso un approccio multidisciplinare e «sul campo», Insieme promuove la collaborazione tra professionisti sanitari, la formazione continua e l’implementazione di buone pratiche nei diversi contesti ospedalieri italiani.
Il primo studio del progetto, pubblicato sulla rivista internazionale Scientific Reports, ha analizzato lo stato delle politiche di prevenzione e controllo delle infezioni in circa 40 strutture ospedaliere complesse: la fotografia scattata a livello nazionale evidenzia una significativa disomogeneità fra i centri e ampi margini di miglioramento.
Dopo la pubblicazione dei primi risultati, è stato avviato un secondo studio interamente dedicato all’igiene delle mani, per valutare e migliorare la diffusione, in contesti clinici reali, di uno degli interventi più efficaci nella prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza. Infatti, i dati preliminari dimostrano l’efficacia della formazione sul campo, evidenziano che «insieme si può migliorare la sicurezza delle cure in modo concreto e misurabile». 

Il divario tra sapere e fare

Ma anche tra chi non lavora o non è ricoverato in una struttura sanitaria, la cultura dell’igiene delle mani fa fatica ad affermarsi. A fotografare le difficoltà concrete è una survey della Federazione delle associazioni incontinenti e stomizzati (FAIS) su 620 persone coinvolte nella gestione di presidi sanitari. Nonostante un’elevata autonomia, emergono criticità: il 40% non igienizza sempre le mani prima e dopo le procedure e oltre la metà dedica meno di 20 secondi al lavaggio. Il 58,82% dichiara di non usare mai i guanti. Le mani sono percepite come la principale fonte di contaminazione (63,53%), ma ostacoli strutturali – come la carenza di servizi igienici accessibili fuori casa (34,71%) – incidono sui comportamenti. In occasione della Giornata mondiale, la federazione ha lanciato la campagna «FAIS la cosa giusta: un gesto semplice, una difesa in più», con l’obiettivo di rafforzare consapevolezza e strumenti pratici per una corretta gestione quotidiana. Secondo Pier Raffaele Spena, presidente Fais, è necessario intervenire non solo sull’informazione ma anche sulle condizioni concrete che rendono possibile una corretta igiene.

Dopo il Covid, attenzione in calo

A sei anni dalla diffusione del Covid-19, l’attenzione verso l’igiene delle mani mostra segnali di flessione. Secondo l’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, progetto nato dalla collaborazione tra Gruppo Credem e Università Cattolica del Sacro Cuore (ALMED), in partnership con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, solo il 19% degli italiani utilizza abitualmente gel disinfettanti, in calo di 12 punti percentuali rispetto al 2023. Anche la frequenza dei lavaggi si è ridotta: oggi la media è di sei volte al giorno, contro le sette registrate nel biennio precedente. Resta elevata la conoscenza di alcune norme di prevenzione, come l’etichetta respiratoria (nota all’81% degli intervistati), e cresce l’attenzione verso la sanificazione dei dispositivi elettronici, con il 30% che pulisce quotidianamente lo smartphone. «Le mani sono il punto di svolta», sottolinea Patrizia Laurenti, docente di Igiene all’Università Cattolica e direttrice UOC Igiene ospedaliera del Policlinico Gemelli. La prevenzione richiede continuità, formazione e responsabilità condivisa, trasformando un gesto quotidiano in una pratica sistematica di tutela della salute».

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5 maggio 2026