Sviluppata da un consorzio guidato dall’Istituto Italiano di Tecnologia e finanziata dall’Asi, la mascherina promette la precisione di un esame ospedaliero

Dormire nello spazio è una sfida estrema. Tra microgravità, forti rumori degli aspiratori e ritmi circadiani stravolti, con il sole che sorge e tramonta 17 volte ogni 24 ore sulla Stazione Spaziale Internazionale, il riposo degli astronauti è costantemente a rischio. Una carenza di sonno in situazioni estreme come quella spaziale può trasformarsi in un pericolo per la sicurezza: incide su attenzione, tempi di reazione e capacità decisionali in momenti critici.
Proprio per supervisionare il sonno degli astronauti è stato sviluppato Somniia Monitor, una maschera da sonno multisensoriale e non invasiva che integra sensoristica innovativa e algoritmi di intelligenza artificiale per classificare in modo automatico gli stati del sonno. L’accuratezza del monitoraggio della qualità del riposo, sulla base dei dati raccolti finora, è comparabile a quella delle tecniche cliniche più avanzate.

Il progetto, coordinato dal Centro per le Nanotecnologie Biomolecolari dell’IIT di Lecce, è frutto di una collaborazione con le Università di Bologna e del Salento e il centro Cetma (che si occupa dell’ergonomia del dispositivo), con il sostegno finanziario dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).



















































sonno degli astronauti

La maschera con elettrodi integrati

A differenza degli smartwatch o degli anelli elettronici commerciali, che deducono la qualità del sonno dal movimento o dal respiro, Somniia accede direttamente all’attività cerebrale. La maschera integra elettrodi per l’elettroencefalogramma (EEG) posizionati sulla fronte e nelle orecchie, sensori per rilevare la temperatura e il monitoraggio del battito cardiaco.
Il cuore tecnologico è rappresentato dai sensori piezoelettrici flessibili sviluppati dall’IIT, capaci di rilevare battito cardiaco, respirazione e movimenti oculari senza bisogno di gel conduttori o cavi ingombranti come richiesto dalla tradizionale polisonnografia in ospedale. I dati raccolti vengono poi elaborati da algoritmi di intelligenza artificiale che classificano automaticamente le fasi del sonno (veglia, NREM, REM) con un’accuratezza sovrapponibile a quella degli strumenti ospedalieri.

sonno degli astronauti

«La maschera registra, monitora e valuta la qualità del sonno con una tecnologia che la rende una polisonnografia portatile» commenta Matteo Cerri, professore di fisiologia all’Università di Bologna e coordinatore del gruppo di ricerca sull’ibernazione dell’Esa (Agenzia spaziale europea). «Volevamo realizzare un dispositivo ad altissima tecnologia che fosse facilmente indossabile, flessibile e confortevole – aggiunge Massimo De Vittorio, Responsabile della linea di ricerca Smart Healthcare Technologies all’IIT di Lecce e coordinatore del progetto – e questa maschera promette di avere una grandissima potenzialità anche in ambito clinico, sulla Terra, per chi soffre di disturbi del sonno». Evitare una notte in ospedale «cablati» a un polisonnografo professionale è il traguardo futuro per milioni di pazienti.

Un aiuto per il sonno degli astronauti

L’obiettivo principale resta comunque per ora la sicurezza delle missioni spaziali e il prossimo step sarà inviare  il dispositivo Somniia monitor sulla Stazione Spaziale Internazionale. «Gli astronauti tendono a dire di stare sempre bene – sottolinea il professor Cerri -. Avere una misura oggettiva che non dipenda dal paziente è molto importante e offre un’interessante finestra di analisi della performance e dello stress: una giornata faticosa si rispecchierà nel sonno e magari se il riposo fosse stato insufficiente, si potrebbe dare all’astronauta il modo di recuperare completamente».

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8 maggio 2026 ( modifica il 8 maggio 2026 | 11:36)