di
Antonella Sparvoli

È una condizione che interessa milioni di italiani, possibile «anticamera» del diabete di tipo 2. Ma è reversibile: alimentazione equilibrata e attività fisica costante rappresentano la migliore terapia

Il prediabete è una condizione silenziosa che riguarda milioni di italiani.
Viene considerato l’anticamera del diabete di tipo 2: esiste infatti più del 50 per cento di probabilità di svilupparlo se non si inverte la «marcia».
Ecco perché è importante scoprirlo e mettere in atto i giusti provvedimenti per riportare i livelli di glicemia nella norma.

Che cosa si intende per prediabete e come si riconosce?

«Con il termine prediabete si indica un’alterazione del metabolismo degli zuccheri, nota anche come “intolleranza ai carboidrati”. Non si tratta di una reazione allergica, ma della difficoltà dell’organismo a mantenere la glicemia entro i limiti normali — spiega la professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società italiana di diabetologia e direttore della Diabetologia del Policlinico Umberto I di Roma —. Per riconoscerlo, i criteri principali sono due: l’alterata glicemia a digiuno (tra 110 e 125 mg/dl) e la ridotta tolleranza al glucosio, che si valuta con il test da carico orale di 75 grammi di glucosio. In questo caso, valori tra 140 e 199 mg/dl dopo due ore indicano una condizione di prediabete. La valutazione della glicemia in laboratorio andrebbe fatta con regolarità a partire dai 30 anni o anche prima in presenza di fattori di rischio, perché il prediabete non ha sintomi spia e quando compaiono eventuali segnali, come sete aumentata, stanchezza o minzione frequente, significa che la marcia verso il diabete si è compiuta».



















































Come se ne può cambiare l’evoluzione?

«Il prediabete è reversibile. Studi clinici hanno dimostrato che modificare lo stile di vita può ridurre di oltre il 50 per cento il rischio di evoluzione verso il diabete. Alimentazione equilibrata e attività fisica regolare rappresentano gli strumenti più efficaci: la dieta di tipo mediterraneo, ricca di fibre, con carboidrati complessi (50-55% e il resto suddiviso tra proteine e grassi insaturi) e povera di zuccheri semplici, associata ad almeno 150 minuti di movimento a settimana, può riportare la glicemia a valori normali. A differenza del diabete conclamato, non esistono farmaci specificamente indicati per il prediabete: eventuali terapie sono limitate a casi selezionati. Di fatto, lo stile di vita resta il vero trattamento».

Fattori di rischio: sovrappeso, obesità, sedentarietà e familiarità

Battere il prediabete significa evitare l’evoluzione verso il diabete conclamato, ma soprattutto ridurre il rischio di eventi cardiovascolari, di malattie renali, degli occhi e altre complicanze della malattia diabetica. Per questo occorre agire sui numerosi fattori di rischio. «Sovrappeso e obesità hanno un ruolo di rilievo, soprattutto se il grasso si concentra a livello addominale — segnala Buzzetti —. Anche la sedentarietà gioca un ruolo chiave: uno stile di vita poco attivo riduce la sensibilità all’insulina e favorisce l’aumento della glicemia. La familiarità è un altro elemento importante: avere genitori o fratelli con diabete di tipo 2 espone a un rischio maggiore. Vanno considerati anche l’aumento della pressione arteriosa e dei grassi nel sangue nonché, nelle donne, il diabete gestazionale. L’età, infine, è un fattore determinante: con il passare del tempo la capacità del pancreas di produrre insulina tende a ridursi» conclude.

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9 maggio 2026