di
Gaia Piccardi
Sinner è l’idolo del Foro Italico: oggi le Frecce Tricolori sorvolano il torneo in suo onore, mentre tifosi e vip si accalcano. Ovazioni anche per i genitori, che Jannik si sforza di proteggere dai riflettori
Arriva prima il rumore. Un boato di folla misto ed ecumenico perché il ragazzo cattura le mamme, i papà e i bambini, con una larga capacità di penetrazione nei cuori e nei settori merceologici della società che rimanda direttamente all’epoca dei Big Three. E quando Jannik Sinner esce dal tunnel degli spogliatoi, i decibel s’impennano. Piacere a tutti, che dolce condanna. «Avere addosso l’attenzione è bello — dice lui lusingato —. Non è arrivata tutta subito: è stato un crescendo. La prima volta l’ho sentita in Australia, nel 2024, con il primo Slam: lì credo sia cambiata un po’ l’Italia».
Eccola, l’Italia trasfigurata dall’amore per il numero uno, di cui gli Internazionali — insieme alle Atp Finals — sono un valido specchio. Movimenti di truppe cammellate verso il campo in cui si riscalda Jannik, appostamenti sotto il ponte che collega stadio e area giocatori, ovazioni anche per i genitori, il cui merito è aver trasmesso al pargolo il tanto atteso dna del campione. «Loro non cercano alcuna attenzione — sottolinea Sinner —, il mio sforzo è proteggerli. Il successo non ci ha cambiati e non ci cambierà».
Il pellegrinaggio al Foro per sperimentare the Sinner experience ha già visto in tribuna d’onore Edberg, Fiorello, Belinelli, Sylla, ieri Malen e Rensch, gli olandesi della Roma. In lista d’attesa c’è Marcell Jacobs, il campione olimpico dei 100 metri che è tornato ad allenarsi a Roma e volentieri condividerebbe con Jannik i contenuti social. È atteso in questi giorni e l’incontro avrà un’aura speciale: trattasi di due atleti italiani che hanno calpestato territori, Wimbledon e lo sprint olimpico, mai esplorati prima.
Sinner è sempre curioso dei talenti altrui (soprattutto se motoristici). Tokyo fu l’Olimpiade da cui l’ex coach Piatti lo dirottò in corsa, però vedi le coincidenze: mentre Jacobs agguantava il secondo oro in staffetta, Jannik si annetteva l’Atp 500 di Washington da numero 24 del mondo.
Oggi si scomodano anche le Frecce Tricolori: sorvoleranno il torneo alle 12.45 durante il ricordo che la Federtennis dedicherà a Nicola Pietrangeli sul campo omonimo, alla presenza dei figli Marco e Filippo. E che il centrale del Foro Italico in questi giorni sia the place to be, lo dimostra un curioso aneddoto: la sera di Sinner-Ofner Fiorello ha incontrato in tribuna il batterista Ethan Torchio, che gli ha annunciato la reunion dei Maneskin a Sanremo 2027.
Ben piantato al centro del villaggio tennis, il totem ha onorato la festa lasciando appena 26 punti ad Alexei Popyrin al terzo turno (6-2, 6-0) in un match che è inutile perdere tempo a raccontare. Da registrare, in questa marcia trionfale verso la coppa che Adriano Panatta si prepara a consegnargli cinquant’anni dopo il leggendario ’76, la prima — e fin qui unica — palla break offerta dal migliore: sul 2-1 del primo set con Popyrin, troppo soggiogato per approfittarne.
Nel primo pomeriggio di caldo romano, mentre una mano gentile allungava un ventaglio a mamma Siglinde, che a queste temperature al livello del mare non è avvezza, Jannik ha messo in rete uno smash (contro sole) e ha steccato qualche dritto. Poi ha spiegato: «C’era vento, ho cercato di giocare molto piatto».
La priorità, incluso l’ottavo di oggi con Andrea Pellegrino, è restare in campo il meno possibile. «Il fisico va protetto: in questo tennis se non sei al cento per cento non puoi competere». Con l’unico top player in grado di restituire a Sinner la pressione ai box, Carlos Alcaraz, la missione di Pellegrino, classe ’97, pugliese, grande frequentatore di tornei futures e challenger, diventa impossibile. Andrea si faceva largo col machete nelle qualificazioni degli Internazionali mentre Jannik sbranava Madrid, quarto Master 1000 stagionale, quinto consecutivo, e poi si prendeva tre giorni di pausa tra calcetto, golf e sponsor. Affrontare il numero uno sul centrale, davanti a diecimila spettatori, è il suo premio più grande.
Esiste un precedente, di cui Sinner nemmeno si ricordava. Santa Margherita di Pula, 2019, l’anno di svolta del giovanissimo talento, anni luce prima delle 30 vittorie di fila nei Master 1000 con cui ieri, poco prima che Flavio Cobolli, paralizzato dalla tensione, si arrendesse all’argentino Tirante, Jannik ha superato Federer (29), portandosi a un’incollatura da Djokovic (31). In Sardegna finì 6-1, 6-1. Il corsaro nero proverà a replicare: «Roma è una bellissima emozione».
12 maggio 2026 ( modifica il 12 maggio 2026 | 07:22)
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