di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Nei dati NielsenIQ presentati il 14 maggio a Linkontro crescono gli acquisti frequenti e i freschi, calano i salumi. E-commerce a +13,6%.

Addio al carrello pieno per una settimana: ora gli italiani scelgono i mini acquisti frequenti, quasi quotidiani. È questa la fotografia più nitida del cambiamento nelle abitudini all’acquisto in Italia emersa dalla prima giornata di Linkontro, il tradizionale appuntamento del largo consumo organizzato dal 14 al 17 maggio da NielsenIQ al Forte Village di Santa Margherita di Pula, in Sardegna. 

Dunque, gli italiani non fanno più la grande spesa del sabato come un tempo: entrano nei negozi più spesso, acquistano meno prodotti confezionati, scelgono referenze fresche e immediate, cambiano insegna con facilità e premiano ciò che percepiscono come salutare, pratico o coerente con il proprio stile di vita.



















































«I consumatori italiani hanno imparato a cambiare velocemente», spiega Enzo Frasio, amministratore delegato di NielsenIQ Italia, aprendo i lavori. «Siamo passati attraverso guerre, pandemia, choc energetici e inflazione. Oggi le famiglie mettono dentro il carrello cose diverse rispetto al passato». E così, i numeri raccontano un cambiamento strutturale. La spesa media per famiglia cresce del 2,6% (qui le ricadute della crisi energetica non si sono ancora fatte sentire), ma soprattutto aumenta del 7,6% la frequenza di acquisto, con picchi che superano il 12% tra le famiglie giovani con figli. Non si spende necessariamente meno: si compra in modo diverso. Più piccoli rifornimenti, meno scorte, maggiore attenzione agli sprechi e ai bisogni immediati.

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Il «fresco» corre, volano kefir e frutta esotica

È anche per questo che il fresco continua a correre più del largo consumo confezionato. Nei primi quattro mesi del 2026 questo comparto cresce infati del 4%, contro il +1,9% del largo consumo confezionato. Frutta e verdura salgono del 5,5%, macelleria e polleria del 6,8%, gastronomia dell’8,5%. In netta controtendenza invece la salumeria, che perde il 2,6%.

Dentro i nuovi carrelli spiccano prodotti che fino a pochi anni fa erano di nicchia. Il kefir vola del 50% a volume, la frutta esotica — avocado, mango e cocco — cresce del 31%, le specialità etniche del 22%. Bene anche semi, yogurt proteici, tofu e seitan. È la conferma di una spesa sempre più orientata a benessere, salute, alimentazione funzionale e sperimentazione gastronomica.

Le famiglie cambiano, aumentano i pet

Parallelamente cambiano anche le famiglie e, con loro, i consumi. NielsenIQ parla apertamente di «culle vuote e cucce piene»: cala il peso dei nuclei con figli e cresce quello delle famiglie senior e delle persone che vivono con animali domestici. Il risultato è che aumenta la spesa per il pet care, mentre l’e-commerce conquista quote sempre più rilevanti proprio nei segmenti legati agli animali e alla cura della persona.

Nel pet l’online vale ormai il 19,4% del mercato, nel beauty il 16,3%. Più in generale, nei primi quattro mesi del 2026 l’e-commerce cresce del 13,6% a valore, diventando il canale più dinamico del sistema distributivo italiano. Le famiglie italiane frequentano mediamente 6,3 insegne diverse all’anno: la fedeltà tradizionale si erode e il consumatore sceglie di volta in volta dove comprare in base a convenienza, disponibilità del prodotto e semplicità d’acquisto.

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Il confezionato vale 117 miliardi

Nel complesso, il largo consumo confezionato italiano vale oggi 117,1 miliardi di euro. Di questi, 88,7 miliardi arrivano dal food & beverage, 15,6 miliardi dal personal care, 8 miliardi dall’home care e 4,8 miliardi dal pet. Nei primi quattro mesi del 2026 il totale negozio cresce del 2,6%, mentre il largo consumo confezionato si ferma a +1,9%.

Nuvole all’orizzonte

Secondo NielsenIQ, però, il quadro potrebbe complicarsi nella seconda parte dell’anno. L’Italia resta il Paese europeo più sensibile ai prezzi: basta un aumento mirato per modificare rapidamente i volumi di vendita. «L’elasticità italiana è la più alta tra i grandi Paesi europei», ha osservato Frasio. «La percezione dell’inflazione è molto forte perché alcune categorie continuano a registrare rincari importanti».

Al momento convivono prodotti in discesa – come l’olio extravergine (-7,4%) e il burro (-4,8%)- e altri ancora in forte crescita, come il cioccolato (+13%) o il caffè macinato (+10,7%). Ma l’attenzione è soprattutto sui costi energetici: secondo le simulazioni NielsenIQ, un aumento del 10% delle utilities potrebbe tradursi, nel giro di tre-sei mesi, in rincari sugli scaffali compresi tra lo 0,8% e l’1,5%.

Le previsioni per il 2026 restano prudenti. «Ci aspettiamo consumi sostanzialmente stabili a volume», ha detto Frasio, «mentre il valore crescerà in funzione dell’inflazione». Uno scenario che non lascia spazio all’immobilismo. «La parola chiave», ha concluso il manager, «è velocità: il consumatore cambia rapidamente e industria e distribuzione devono riuscire a cambiare con lui».

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14 maggio 2026 ( modifica il 14 maggio 2026 | 15:58)