di
Marco Bonarrigo
Il danese continua a restare alle spalle della maglia rosa Eulalio. Una tattica, la sua, che già si era vista all’ultima Vuelta. L’assalto decisivo forse a Pila
Assieme a velocisti, scalatori e passisti, nei vecchi manuali di ciclismo compariva sempre il finisseur, atleta in grado di gestire le forze in modo da eccellere nelle ultimissime fasi della gara, tanto raro quanto amato dai tifosi. In genere alto, leve lunghe, potente e stabile, il Nostro in vista del traguardo azionava il radar per fiutare il momento giusto (una curva, un attimo di rilassamento del gruppo) e partire a tutta (la «sparata») beffando gli sprinter. Modelli ideali, il bresciano Guido Bontempi negli Ottanta, lo svizzero Fabian Cancellara nel nuovo millennio, fino a quando il ruolo è stato messo in crisi dal controllo serrato dei grandi team. Dopo tanto tempo, ieri al Giro d’Italia è stato avvistato un finisseur vecchio stile, il belga Alec Segaert, 23 anni, compagno della maglia rosa Eulalio.
A 2.300 metri dal traguardo Alec è scattato a sinistra del gruppo dei 60 sopravvissuti (tutti i big inclusi) alla salita del Bric Berton, ha divorato un chilometro a 60 all’ora e poi stretto i denti fino alla linea bianca. Un successo frutto di qualità antiche e tecnologia moderna. «Abbiamo deciso il punto esatto dove scattare — ha spiegato Segaert — dopo aver esaminato il percorso su VeloViewer». Installato sui computer delle ammiraglie, questo costoso software permette di analizzare in tempo reale le condizioni del vento e del percorso pianificando gli attacchi al millimetro, coraggio e gambe permettendo.
Il ragioniere Vingegaard
Alec Segaert non c’è l’avrebbe fatta se gli sprinter di punta del Giro (su tutti la maglia ciclamino Paul Magnier e il suo rivale Jonathan Milan) non si fossero staccati con relativi pesci pilota sulle due salitelle a 50 chilometri dal traguardo. E se la Visma del leader maximo Jonas Vingegaard non avesse fatto muro al gruppo dopo l’azione del belga, per evitare rischi al capitano. Vingo dispone della corsa a suo uso e consumo, con un solo scopo: vincere a Roma con il minimo sforzo. Affittata la leadership ad Afonso Eulalio (che ieri, al settimo giorno rosa, s’è preso pure gli abbuoni di un traguardo volante) e gratificata la potente Uae Emirates concedendo ai suoi corridori quattro vittorie di tappa, Vingo potrà contare sulla gratitudine dei due team nell’ultima settimana.
Nel 2024, dopo dodici tappe Tadej Pogacar aveva già vinto tre volte ed era in rosa fisso dal secondo giorno, Jonas è fermo a due e ci dovrebbe far la grazia di prendere la maglia soltanto domenica a Pila per poi tentare un paio di colpi a Carì ed Alleghe, senza azioni troppo da lontano per evitare sforzi eccessivi. Nulla di nuovo: Vingegaard in formato ragioniere si era già visto lo scorso anno alla Vuelta, tutto ciò che disturba il piano di avvicinamento al Tour de France non è gradito.
Tra portoghesi scoppiettanti, ecuadoriani pigliatutto e belgi finisseur, ci resta il rimpianto di italiani assenti in un finale che era aperto a tante soluzioni. Giulio Pellizzari giustamente aspetta buono buono Pila per testarsi e provare a rientrare in zona podio, Milan ci riproverà domenica (a Milano) per uscire dal tunnel. Oggi a Verbania tocca ai cacciatori di tappe, l’insaziabile Narvaez cerca uno storico poker.
22 maggio 2026 ( modifica il 22 maggio 2026 | 08:14)
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