di
Sara Gandolfi
Jenni Westerlund, membro della squadra finlandese: «Lavoriamo nel modo più rispettoso possibile, trattando con la massima attenzione i corpi che recuperiamo. Spero che le famiglie troveranno finalmente pace»
Dalla nostra inviata a Malé (Maldive)
Jenni Westerlund, membro del team finlandese che ha recuperato i corpi dei quattro italiani nella grotta di Alimathà, alle Maldive, è una speleosub ed esperta di immersioni tecniche in ambienti complessi e ostruiti, come grotte e miniere allagate. Nel suo curriculum ufficiale, si legge che «ha partecipato a operazioni di immersione e recupero avanzate, che richiedevano precisione, disciplina e un forte coordinamento di squadra, tra cui l’operazione di salvataggio nella grotta di Plura in Norvegia nel 2014 e una missione di recupero in grotta in Messico nel 2014». Una donna forte e determinata, ma anche molto timida, che accetta di farsi intervistare soltanto con domande e risposte scritte, via whatsapp.
Come è stata questa esperienza alle Maldive? Come vi siete divisi i ruoli una volta entrati nella grotta?
«In una squadra non ci sono individui. Lavoriamo insieme e, in base alle operazioni, ci dividiamo i compiti. Nella grotta ci siamo occupati di recuperare le persone da quell’ambiente e, poiché non è un compito facile, lavoriamo insieme per farlo nel modo più rispettoso possibile, trattando con la massima attenzione i corpi che recuperiamo e assicurandoci di non causare danni durante il recupero».
Essendo donna, pensa che il suo approccio a questo tipo di missioni sia diverso da quello dei suoi compagni uomini?
«Nella nostra squadra siamo tutti uguali. Essere donna non fa differenza».
È stato più difficile, pensando che laggiù c’erano tre donne, una delle quali di soli 22 anni?
«Durante l’immersione io e i miei compagni ci concentriamo sul compito. Durante la missione mettiamo da parte le emozioni».
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Come ha deciso di diventare una speleosub?
«Ho iniziato immergendomi nel Mar Baltico, dove la visibilità non è eccezionale, ma in Finlandia abbiamo delle belle miniere dove possiamo immergerci. Sono straordinarie e offrono un’ottima visibilità. Tutto è iniziato lì».
Quanti anni di addestramento ha seguito per diventare sufficientemente esperta da poter entrare in una grotta così profonda?
«Mi immergo dal 2010, ho seguito numerosi corsi e ho maturato esperienza con migliaia di immersioni e molta pratica».
In Italia ora è un’eroina. Come si sente al riguardo?
«Sono molto onorata di tutta questa attenzione, ma sento di aver semplicemente fatto il mio dovere e spero che le famiglie troveranno finalmente pace».
22 maggio 2026 ( modifica il 22 maggio 2026 | 09:13)
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