A quanto pare le nuove generazioni hanno una passione per la fotografia imperfetta, materica e un po’ sporca: lo dimostra il recente ritorno di fiamma per le vecchie compatte. Insta360 ha fiutato l’aria e ha preso la sua action cam più piccola per travestirla da macchina fotografica vintage: il risultato è il Retro Bundle della Go 3S. Un’operazione nostalgia studiata a tavolino con un sapore decisamente hipster, ma che nasconde anche una sua logica funzionale e che porta sul mercato la action cam più originale.
Cos’è e come cambia l’approccio
Togliete lo schermo e aggiungete un mirino a pozzetto: la formula della Go 3S Retro Bundle, molto in sintesi, è tutta qui. Il cuore del sistema resta la Insta360 Go 3S, una videocamera grande come un pollice: pesa 39 grammi, registra video in 4K e vanta una stabilizzazione dell’immagine (la collaudata FlowState) ai vertici della categoria. Nel pacchetto standard della Go 3S, questo minuscolo modulo si incastra in un guscio dotato di display. In questa edizione speciale, caratterizzata da una bella livrea bianca con fascia arcobaleno, invece, la videocamera si inserisce in un mirino ottico di plastica, disponibile in bianco o in un rosso scuro molto anni Settanta.
Il dispositivo si tiene all’altezza del petto. Si guarda dall’alto in basso, non mettendo l’occhio a contatto col mirino ma tenendolo a 15-20 cm di distanza, esattamente come facevano i fotografi di strada del secolo scorso con le macchine biottiche. L’interazione è ridotta all’osso, niente schermi touch, un tocco sul pannello frontale scatta una foto, due tocchi avviano la registrazione video.
L’esperienza sul campo e i limiti fisici
L’idea alla base è tutto sommato affascinante perché rallenta il flusso delle foto o riprese digitali. Ti costringe a pensare all’inquadratura prima di scattare o girare. In pratica, però, è un po’ complicato perché il mirino ha un angolo di visione ristrettissimo: basta inclinare il tutto di pochi gradi e il vetro diventa cieco. L’immagine restituita, inoltre, per complicare il tutto, è ribaltata sull’asse orizzontale: serve una certa pratica e parecchio «occhio» per riuscire a inquadrare un soggetto tenendolo al centro della scena. Per i selfie c’è un tappino magnetico che oscura il mirino analogico e trasforma la lente anteriore in uno specchio nero, abbastanza pratico.
In aggiunta a tutto ciò, c’è poi una questione ottica che non si può aggirare. La Go 3S monta un obiettivo ultragrandangolare e il piccolo mirino ottico non riesce a replicare quell’ampiezza di campo; di conseguenza, quello che vedi mentre inquadri non è quasi mai quello che finisce nel file finale. Elementi laterali indesiderati (passanti, automobili, pali della luce, cartelli, etc) entrano nella foto senza che tu possa farci nulla: contropartite dell’approccio misto analogico-digitale.
L’autonomia e il ruolo dello smartphone
Senza il suo guscio originale, l’autonomia della micro-videocamera di Insta360 è limitata. La batteria integrata garantisce poche decine di minuti di registrazione. Se provate a creare un timelapse, come quello che abbiamo girato e che inseriamo qui sotto, un quarto d’ora di riprese è sufficiente a portare l’autonomia al lumicino.
Per ovviare al problema, Insta360 ha inserito nella confezione un modulo batteria esterno da agganciare sul retro (serve anche per la ricarica tramite il cavetto Usb-C). Raddoppia la durata utile, ma appesantisce il design e rovina in parte l’estetica ultracompatta del dispositivo.
Per cambiare le impostazioni o per applicare i nuovi filtri colore, ispirati alle pellicole cinematografiche, serve obbligatoriamente lo smartphone. Per velocizzare il processo, il produttore fornisce una piccola etichetta adesiva dotata di tecnologia Nfc (Near field communication): basta avvicinare il telefono e l’applicazione di controllo si apre in automatico. È una scorciatoia comoda. Ma resta un passaggio obbligato che rompe l’illusione di poter usare il dispositivo in totale disconnessione dagli schermi digitali.
Conclusioni e prezzi
La Insta360 Go 3S Retro Bundle, come avrete capito a questo punto, non è uno strumento di precisione per vlogger che esigono il controllo totale della scena. Se cercate inquadrature precise, bisogna guardare altrove. È un accessorio parecchio hipster, divertente e originale, che funziona per chi vuole catturare frammenti di vita quotidiana senza badare molto alla perfezione formale.
Il listino offre una versione con 64 gigabyte di memoria interna a 279 euro, che salgono a 299 euro per quella da 128 gigabyte: considerata l’impossibilità di espandere la memoria con schede esterne, la spesa aggiuntiva di venti euro rende il modello più capiente la scelta obbligata.
Le possibili alternative
Chi cerca concetti simili ha poche opzioni sul mercato, ma ben definite.
La prima alternativa è la stessa Insta360 Go 3S venduta nel pacchetto standard. Costa di più (siamo intorno ai 399 euro per il modello base), ma include l’Action Pod con schermo orientabile. Perde il fascino vintage, guadagna enormemente in praticità e precisione di utilizzo.
La seconda opzione, cambiando però completamente tipologia di dispositivo, è Dji Osmo Pocket 3. Non è una action cam resistente agli urti, ma una videocamera montata su un braccio stabilizzato meccanicamente, con un sensore da 1 pollice formidabile. Prezzo molto più elevato: 539 euro.
Infine, per chi vuole abbracciare la filosofia vintage fino in fondo, ci sono le fotocamere istantanee ibride come la Fujifilm Instax Mini Evo (circa 199 euro). Scattano in digitale, salvano su memoria interna e permettono di stampare le foto su carta termica.
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22 maggio 2026 ( modifica il 22 maggio 2026 | 12:51)
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