di
Paolo Baldini

Due film sentimentali appena usciti, un romanzo di formazione e un thriller con Dario Argento. «Un momento importante»

Empatica, bizzarra, trasgressiva. A volte buffa, a volte introversa, misteriosa. Facile alla burrasca sentimentale. Con un’aspirazione inaspettata: interpretare un K drama, una serie tv coreana, genere di cui si dichiara «fan viscerale, capace di fare notte sulle piattaforme». Due film appena usciti: L’amore sta bene su tutto di Giampaolo Morelli e Innamorarsi e altre pessime idee di Simone Aleandri. Un terzo sarà nelle sale in autunno: A prova d’amore di Emiliano Corapi. Un libro, Non so come è successo, pubblicato in gennaio da Harper Collins, «un romanzo di formazione che mi somiglia senza essere autobiografico». E una parte da protagonista in Carne della mia carne, thriller top secret di Gabriele Altobelli, soggetto, sceneggiatura e supervisione di Dario Argento, con cui torna a fare coppia dopo Occhiali neri del 2022. 

Ilenia Pastorelli, è un momento magico? 

«Eh, magico. Ah ah ah. Però sì, vai: è un momento importante. Affollato di buone cose». 

Tre film su quattro parlano d’amore, il romanzo pure. Non teme di essere etichettata? 
«Le commedie romantiche mi piacciono. Tanto più se sono ironiche. Ho iniziato la mia carriera con un film forte, drammatico, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Un autentico sasso in piccionaia. Era il 2014 e venivo dal Grande fratello, che per il cinema è un po’ come il veleno per i topi. Poi è arrivato il resto: commedie, thriller, nuovi drammi». 



















































Ma le etichette? 
«Certo, sì, le etichette pesano. Soprattutto in Italia. Ma la domanda, se posso, andrebbe ribaltata». 

Cioè? 
«Perché in questo momento, Ilenia, ti offrono soprattutto commedie romantiche?». 

Risposta? 
«Forse perché c’è un bisogno eccezionale d’amore. Viviamo in una società che spinge alla sfiducia e all’egoismo. Viviamo con la paura di amare, di essere traditi, di esporci, di fare il primo passo». 

Continui. 
«Oggi ci si lascia con un messaggio whatsapp. Ma è possibile? Appartengo alla generazione dei quarantenni, l’ultima che ha privilegiato il dialogo a tu per tu rispetto alle call in remoto. Noi ci guardavamo negli occhi. Ora chiediamo aiuto agli emoticon. Tutta ‘sta tecnologia che dovrebbe favorire la comunicazione tra esseri umani invece produce soltanto solitudini. Giusto?».

Giusto, sì. 
«Ecco, tutto per dire che c’è la necessità di parlare d’amore, anche in termini rassicuranti. In questo momento il cinema italiano cerca di rispondere a questa esigenza. Però non vanno dimenticati i film di nicchia, di ricerca, dove a volte non ci sono neanche i soldi per il catering. In proposito, mi consente un appello?». 

Dica. 
«Mi piace il cinema coraggioso, anche se poverello. Autori di nicchia, chiamatemi!». 

In che rapporti è con l’amore? 
«In amore sono un disastro, ah ah ah». 

Spieghi. 
«Non voglio dire di avere compiuto solo sbagli, questo no. Ma insomma… Noi siamo stati rovinati dall’idea del “per sempre”, e vissero felici e contenti. L’amore eterno è un concetto astratto. Tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Dico una banalità?».

Vale la pena di ribadire. 
«Penso che ci possa essere un amore eterno nei confronti di una persona. Ma non è detto che quella persona ti stia accanto per tutta la vita. La coppia ideale si costruisce sulla fiducia e sul rispetto, lasciando a ognuno gli spazi e i ritmi più congeniali. Io sto bene con chi tiene la porta aperta e mi fa sentire libera. Del resto…». 

Del resto? 
«Pensi ai danni che fa il senso del possesso nei rapporti tra uomini e donne. Mi lasci dire che un uomo che ritiene di avere la proprietà di una donna è un’idea che fa rabbrividire. Bisognerebbe fare educazione sentimentale nelle scuole». 

Com’è oggi la sua vita di relazione? 

«Tranquilla. Un’acqua placida. Un laghetto liscio come l’olio, con le paperelle a galleggiare. Ah ah ah». 

Tornerebbe in televisione?
«La tv mi piace. Ma il cinema di più. In tv mi diverte entrare e uscire. Come in un parco divertimenti». 

Che tipo di ragazza era? 
«Ah, l’Ilenia adolescente… Frequentavo il liceo classico Platone a Roma ed ero un maschiaccio. Mi coprivo molto: maglioni larghi, jeans abbondanti. Poi a 15 anni sono diventata donna d’un botto. Mi sentivo addosso gli occhi degli uomini ed ero in imbarazzo. Tendevo a nascondere la mia femminilità. Però vede…». 

Dica. 
«Ho imparato a difendermi. So stare da sola. Staccare, prendermi una pausa. Anche durante la giornata». 

Nei momenti bui, quando il telefono non squilla, come reagisce? 
«Da pigrona, dormo. Vado in vacanza. Mi curo. Esco la mattina e prendo un cappuccino di soia. Passeggiata. Palestra. Stop alle paranoie. Le pare poco?».

2 giugno 2026