Reggio Emilia, 4 giugno 2026 – Si può essere egocentrici vestendosi in modo sommesso e si può essere riservati abbigliandosi come un cowboy.
Enrico Grassi, il genio imprenditoriale della meccatronica divenuto mecenate sportivo, regalando a Reggio Emilia il primo scudetto nel rugby in 80 anni di storia del club, fa naturalmente parte di questa seconda categoria.

Enrico Grassi non ha rinunciato al suo mitico cappello texano nemmeno nell’incontro con il presidente Sergio Mattarella
Genio imprenditoriale, figura iconica e antidivo
Il suo cappello da cowboy, il gilet in pelle e il pizzetto biondo spiccano sulle tribune della palla ovale italiana e ne hanno fatto uno dei personaggi più riconosciuti del campionato, ma le sue esultanze sono contenute e le sue interviste infrequenti. E dire che ne avrebbe tutto il diritto, visto che la vittoria di martedì ha acceso in città un entusiasmo mai visto prima per il rugby.
La sensazione che trasmette Enrico Grassi è quella di una persona soddisfatta dei propri successi, che si veste da cowboy per semplice passione personale; tanto che col suo inseparabile cappello texano ha incontrato anche il presidente Mattarella.
La sua base è Viano: 3500 abitanti e l’Electric80
La sua base è Viano, 3500 abitanti, sulle colline reggiane. Qui ha sede Electric80, l’ammiraglia del suo gruppo industriale, che ha tra i soci le famiglie Berlusconi e Barilla.
Di rugby Grassi, ex calciatore, era digiuno fino a quindici anni fa. Nel 2012 assistette a un match del Rugby Reggio su un campo zuppo di fango e rimase affascinato da quei trenta giocatori che lottavano come fabbri nella melma per ottanta minuti e ridivenivano amici un minuto dopo.

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La folgorazione per il rugby e lo choc per il cambio di nome
Grassi si innamorò della palla ovale, decise di entrare come sponsor nel Rugby Reggio e nel 2017 ne divenne presidente, succedendo a Giorgio Bergonzi; nel 2018 il cambio di nome da Rugby Reggio, appunto, a Valorugby: i valori del rugby.
Un nome che fece storcere nasi e alzare sopracciglia, anche per via del cambio dei colori sociali da rossonero a granata (il colore popolare dello sport reggiano), ma che racchiudeva il senso primario dell’ingresso di Grassi nella palla ovale: avvicinare i ragazzi al mondo dell’impresa, utilizzando il rugby come ponte e i suoi valori etici come cammino verso valori simili nel mondo del lavoro.
L’attenzione verso i giovani è la stella polare del club
L’attenzione verso i giovani e il loro futuro è rimasta stella polare del club. Le prime parole di Grassi dopo il trionfo a Padova: “Avere puntato sui giovani sta pagando e sta pagando aver sempre ricordato a questi giocatori che il loro comportamento in campo può spingere altri ragazzini, a cascata, ad avvicinarsi a questo bellissimo sport. Cosa mi ha fatto più effetto? I mille reggiani accorsi a Padova, certo, ma ancor più vedere tutti quei ragazzini in campo a fine partita per chiedere l’autografo o salutare i giocatori”.
Ama le mete, non sopporta i calci di punizione
Di lui si dice che non sopporti i calci di punizione. Lui vorrebbe mete, mete e mete, cioè spettacolo. La piazzola che arriva in campo, il gioco fermo, gli spettatori in silenzio per il calcio sono cosa troppo “asciutta” per i suoi gusti. Anche se, pare, la precisione e la classe di Schalk Hugo, numero 10 del Valorugby una specie di Roby Baggio del rugby nato in una cittadina sudafricana famosa per gli allevamenti di struzzi, stanno pian piano convincendo il ’Presidentissimo’ della bellezza anche dei calci piazzati.
Il feeling con la Reggiana calcio mai sbocciato
Proprio dal mondo del calcio, soprattutto dalla Reggiana (in vendita da un paio di anni), sono arrivati a Grassi mille corteggiamenti per impegni di alto profilo, ma lui è sempre rimasto fedele alla squadra di calcio del suo paese appenninico, la Vianese, e al rugby, uno sport nel quale sembra rispecchiarsi a meraviglia.
E ora? Gli ha chiesto qualcuno nel frastuono dei festeggiamenti per lo scudetto. “Ora continuiamo come abbiamo sempre fatto, con impegno e coerenza. Non sempre i risultati arriveranno, ma di solito, se si lavora bene e con impegno, arrivano”.