di
Francesca Angeleri

A Moncalieri la cantante presenta il memoir gastronomico in cui ripercorre l’infanzia, la famiglia e i sapori che hanno segnato la sua vita

E siamo a quota cinque. Di libri, scritti da Iva Zanicchi. Libri intensi e radicati, come la sua voce che non viene certamente rapita da nessun tempo che fugge e che anzi, in questa estate che sta per avvolgerci davvero, risuonerà ancora tantissimo. «Non volevo farla una tournée… ma il mio manager non ha sentito ragioni». E ha fatto bene. Anche perché ad ascoltarla, pure se solo al telefono, Iva ha voce e spirito da ragazzina. Da donna eccezionale quale è. Ma prima di fare il giro d’Italia con le canzoni passa da queste parti giovedì 18 alle 21 per presentare Quel profumo di brodo caldo, pubblicato da Mondadori; l’incontro si svolge in piazza Vittorio Emanuele II a Moncalieri, organizzato dal Circolo dei lettori.

Iva Zanicchi: di chi era il brodo caldo?
«Era quello di mia mamma. Il libro è dedicato a lei. Aveva un sistema maniacale per farlo: metteva tre o quattro tipi diversi di carne con tutti gli odori, poi, appena spiccava il bollore, prendeva e buttava via tutta l’acqua. Recuperava la carne e poi la rimetteva su con tutti gli odori. Doveva bollire piano piano, per delle ore…».



















































Tortellini?
«Faceva anche quelli. I migliori erano di mia nonna Armida, che era una cuoca sopraffina. Aveva nove anni quando la mandarono a lavorare da non so più quali marchesi a Portofino. Da loro andava ospite il principe Umberto. Come si pavoneggiava lei a ricordarlo. La regina aveva voluto sapere chi fosse la cuoca che aveva preparato la cacciagione e le fece recapitare in dono una sua fotografia. Con mio nonno avevano un’osteria. Lui era un gran socialista e così avevano, appesi alle pareti, da una parte il ritratto della regina Elena, dall’altra quelli dei socialisti che lui amava. Che bel mondo alla don Camillo e Peppone».

Come lo ha scritto questo memoir gastronomico?
«Ero lì seduta una sera, e mi è venuta una malinconia, ma una malinconia…. Buona, eh. Un rimpianto, una nostalgia, una voglia di mamma… che io sono vecchia ma quella voglia di mamma non passa mai. E allora mi è venuto proprio di getto di scrivere. È un libro di ricordi, di sapori legati alla mia fanciullezza, alla mia gioventù. E soprattutto a mamma e nonna: che cuoche fantastiche».

Iva Zanicchi cucina?
«Ottimo mi viene lo gnocco fritto. Che non è così semplice come sembra, bello soffice. Col prosciutto crudo. E poi faccio benissimo le patate arrosto. Avevo dato perfino la ricetta a Sandra Milo che ne andava ghiotta».

E come sono queste patate?
«Le faccio come le facevano la mia mamma e la mia nonna. Il re della cucina emiliana è il burro. Metto tutto a freddo: burro, rosmarino e aglio. All’inizio il fuoco deve essere altissimo perché devono fare subito la crosticina, poi si abbassa e devono cuocere lentamente. Le devi coccolare. Alla fine aggiungo un trito abbondante di rosmarino, aglio e sale fine e le lascio andare ancora qualche minuto. Divine».

In pochi anni ha subìto perdite importanti. Come sta?
«Certo, ho avuto due grandi dolori: ho perso il mio compagno, dopo quarant’anni insieme, e poi mio fratello. Mio fratello per me era un figlio. È stato forse il dolore più grande della mia vita. È morto di Covid ed è stato straziante. Non l’abbiamo più visto, non ce l’hanno fatto vedere neanche dopo morto. Una cosa da Medioevo. Un momento buio, buio, buio».

Eppure, non si perde d’animo. Quella sì che è una bella ricetta.
«Mia mamma mi ha sempre detto, pur essendo una donna molto semplice, che i grandi sentimenti, sia le gioie sia i dolori, è bene non esternarli troppo. Bisogna trattenerli e viverli il più possibile nell’intimità della casa, dei tuoi parenti stretti, ma non condividerli con gli altri. Se io vado a fare una serata, uno spettacolo, non posso ammorbare la gente con i miei dispiaceri. Io racconto barzellette, rido, scherzo. È giusto che sia così».

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17 giugno 2026 ( modifica il 17 giugno 2026 | 18:24)