di
Davide Frattini

Intervista con il presidente israeliano: «Un errore legare i negoziati con Teheran a Beirut»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE 
GERUSALEMME – Ripete che il suo periodo da capo dello Stato «è il più difficile mai affrontato da un presidente israeliano». Così Isaac Herzog si confronta anche con il padre Chaim, che ha ricoperto la carica tra il 1983 e il 1993. È stato eletto nel luglio del 2021, in piena pandemia per il virus Covid, e da lì la sua lista di sfide e tragedie si allunga: «Le enormi proteste contro il progetto giustizia del governo, gli eccidi del 7 ottobre 2023… da allora siamo in guerra, su più fronti. Dolore, angoscia, famiglie in lutto, gli ostaggi tenuti a Gaza che sono passati attraverso l’inferno. Il mio dovere è presentare la posizione di Israele contro l’antisemitismo che si diffonde sempre di più in tutto il mondo».

È stato leader dell’opposizione, nel 2015 ha affrontato Benjamin Netanyahu alle elezioni e undici anni dopo si è trovato a subire le pressioni di Donald Trump perché concedesse la grazia al primo ministro sotto processo per corruzione: il presidente americano promulga per approssimazione e non sa che la clemenza in Israele non funziona così. Il nonno, per un periodo rabbino capo d’Irlanda, è immigrato nella Palestina sotto mandato britannico nel 1936. È a lui che pensa, quando dice: «Sogno di poter guidare fino a Beirut lungo la costa, come faceva lui con mia nonna».



















































Lei si è rivolto direttamente ai libanesi con un’offerta di pace.
«In arabo. E vorrei la stessa possibilità di convivenza con la Siria. L’accordo con il Libano potrebbe essere firmato domani, non ci sono dispute territoriali. Eppure devo continuare a ripetere alla comunità internazionale: è Hezbollah, un’organizzazione terroristica, a mettere il veto e rendere l’Iran parte della questione Libano-Israele è un errore enorme. È una delle preoccupazioni che abbiamo sull’intesa in discussione e che abbiamo espresso agli americani. Il problema principale: come garantire che Teheran non si precipiti a realizzare la bomba atomica?».

Ha detto: «I conflitti con l’Iran possono essere l’opportunità per creare un nuovo Medio Oriente». Sembra stia andando diversamente.
«Perché l’impero del male non smette di manovrare. Alcune nazioni occidentali sono troppo ingenue. Che cosa succederà con l’enorme quantità di denaro che verrà elargita al regime? La userà per sfamare e aiutare la gente? O spenderà quei miliardi per armare gli alleati e nel terrorismo? Torno al Libano: chi renderà Hezbollah inoffensivo? I ragazzi italiani? No, i nostri figli. Non vorremmo, ma a chi toccherà? Il governo libanese vuole la pace e l’Occidente sta permettendo a Teheran di decidere al posto suo».

Quando ha parlato con Sergio Mattarella, il presidente le ha chiesto conto degli attacchi contro i Caschi Blu dell’Unifil. Pensa che la missione delle Nazioni Unite, a cui l’Italia partecipa con uno dei contingenti più numerosi, possa ancora avere un ruolo nel sud del Libano?
«Ho un enorme rispetto per il presidente Mattarella, lo considero uno statista saggio e ascolto i suoi buoni consigli. L’incidente con i militari Unifil è stato un errore, lo abbiamo ammesso, continuiamo a investigare, c’era una postazione di Hezbollah lì vicino, ovviamente — Dio non voglia — non abbiamo intenzione di colpire i soldati Onu. Per quanto riguarda la missione, non abbiamo alcun problema con le truppe italiane, il nostro problema è il mandato: non c’è stata, non c’è, la volontà o la capacità di impedire che un gruppo terroristico ammassasse armamenti sul confine con noi. È stato Hezbollah a violare la risoluzione delle Nazioni Unite votata dopo la guerra del 2006: non possiamo vivere così sotto il bombardamento costante del nord di Israele, l’ho detto al presidente Mattarella».

In Italia sta circolando una petizione per impedire allo scrittore Eshkol Nevo di partecipare a un festival in Puglia questa estate.
«Sono estremamente turbato. Ovviamente non sono tutti gli italiani, parlo degli estremisti soprattutto a sinistra, razzisti e prevenuti. Eshkol Nevo è un grande scrittore, amante della pace. E c’è stato il caso delle proteste contro il padiglione israeliano alla Biennale di Venezia. Per questo dico agli italiani: rispettate gli israeliani, siamo tutti vicini nel Mediterraneo. Se abbiamo problemi, dovremmo discuterne come amici».

Undici anni fa lei ha sfidato Netanyahu da capo del partito laburista. Da allora la situazione della sinistra in Israele sembra solo peggiorata. Quasi nessuno dei candidati alle elezioni del prossimo autunno parla di un accordo con i palestinesi.
«Le prossime elezioni sono molto importanti, ma il presidente non può prendere una posizione politica. Ho sostenuto la soluzione dei due Stati, oggi è lontana e per ragioni oggettive. La prima è il 7 ottobre: l’israeliano medio si chiederà, andando alle urne, “posso fidarmi che un giorno il mio vicino palestinese non si svegli e commetta un attacco terroristico, bruciando le case, stuprando, uccidendo e prendendo ostaggi?” Stiamo ancora vivendo quel trauma e questo va capito. Sono necessarie riforme fondamentali nell’Autorità palestinese e dobbiamo concentrarci sugli incontri diretti tra persone soprattutto per i giovani. Adesso siamo bloccati, dopo le elezioni e con lo sforzo americano può esserci un orizzonte per il dialogo. In questo Paese c’è una grande differenza di posizioni: dall’estrema destra al limite del fascismo all’estrema sinistra pro-palestinese».

Lei ha lanciato un avvertimento contro «l’imbarbarimento» della società israeliana. E tra i bersagli, pur non nominato, c’era Itamar Ben-Gvir, il ministro per la Sicurezza Nazionale che si è fatto filmare mentre gli attivisti della Flotilla erano inginocchiati in manette.
«Sì ho detto che ci sono forze ai margini della società che minacciano di diventare centrali. Quello che Ben-Gvir ha fatto è una delle ragioni per cui ho deciso di parlare. Non l’unica. Non possiamo paragonare questi fenomeni alla maggior parte degli israeliani che rispettano la legge e vogliono un futuro migliore insieme».

Definirebbe la violenza dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania «terrorismo ebraico»?
«È un piccolo gruppo che deve essere fermato e sono state prese decisioni in questo senso».

Dopo nove mesi dalla tregua, il piano Trump per Gaza è in stallo. I palestinesi sopravvivono ancora in campi tendati.
«È fondamentale che il piano proceda con il disarmo di Hamas, gli egiziani stanno compiendo un grande sforzo per ottenere questo risultato. Stiamo facendo il possibile per migliorare la situazione umanitaria».

23 giugno 2026 ( modifica il 23 giugno 2026 | 08:37)