Dopo anni di magra adesso le grandi squadre inglesi e francesi fanno a gara per accaparrarseli, come ai tempi di Parisse, Castrogiovanni e Lo Cicero. E come allora, anche adesso i nostri vincono titoli importanti: “Fischio” ha conquistato la Premiership, e Capuozzo sabato può vincere il suo terzo titolo francese
Francesco Palma
24 giugno 2026 (modifica alle 13:16) – MILANO
In principio fu Sergio Parisse, l’azzurro che più di tutti si è imposto all’estero diventando leader e simbolo dello Stade Francais di Parigi – con cui vinse due campionati francesi e una Challenge Cup – per poi chiudere a Tolone, con un’altra meravigliosa Challenge da protagonista a 40 anni. Ma quasi tutti i grandi nomi della prima grande generazione davvero competitiva al Sei Nazioni, quella della mischia che fece tremare gli All Blacks nel 2009 per intenderci, giocava all’estero: Martin Castrogiovanni a Leicester, Ongaro ai Saracens, Perugini a Bayonne, Lo Cicero al Racing 92, i fratelli Bergamasco insieme allo Stade Francais (con Mirco poi trasferitosi anche lui al Racing), Canale a Clermont. Ora, dopo anni di magra, sta succedendo la stessa cosa: tantissimi italiani giocano – e vincono – nei grandi club esteri. Sabato scorso a Twickenham c’erano 4 italiani in campo a giocarsi il titolo di campione d’Inghilterra: Fischetti per Northampton (che poi ha vinto) e Zambonin, Vintcent e Varney per Exeter. E non è un caso. Anzi, in teoria potevano essere 5 in campo: il povero Edoardo Todaro aveva iniziato la stagione da titolare a Northampton segnando mete a raffica prima di fracassarsi il crociato, e anche Marco Manfredi fa comunque parte del gruppo pur avendo giocato solo in Coppa d’Inghilterra, ed entrambi si sono ufficialmente laureati campioni d’Inghilterra, mentre Ange Capuozzo sabato proverà a conquistare il suo terzo titolo francese con Tolosa contro Montpellier. E intanto la stampa inglese ha già definito Andrea Zambonin “la seconda linea più in forma del mondo”, è estasiata dal dinamismo di Ross Vintcent e dalla “garra” di Fischetti, mentre in Francia impazziscono per il cervello di Brex, e nel frattempo Tommaso Menoncello ha già fatto le valigie, destinazione Tolosa, che ha vinto la concorrenza di mezzo Top 14 francese per accaparrarselo. Addirittura, Tolone aveva fatto un’offerta maggiore dal punto di vista economico, ma l’MVP della storica vittoria con l’Inghilterra ha deciso di andare dai campioni di Francia in carica (e vincitori della Champions 2024) proprio perché voleva avere la possibilità di vincere: è un cambio di rotta anche dal punto di vista della mentalità.
in giro per l’europa—
Dopo il ritiro di quella generazione d’oro per anni l’Italia ha vinto pochissimo, attirando di conseguenza anche poche attenzioni all’estero. Ci aveva provato Edoardo Padovani nel 2017 a Tolone, senza fortuna. Era andata un po’ meglio a Leonardo Sarto (due anni ai Glasgow Warriors) e soprattutto Tommaso Allan prima di ritornare a Treviso nel 2016 aveva fatto bene a Perpignan, ma si trattava di casi isolati. Il primo della nuova generazione a catturare l’attenzione di un grande club, quando ancora l’Italia sembrava non poter più uscire da quell’incredibile digiuno di vittorie al Sei Nazioni durato 7 anni, fu Paolo Garbisi, che nel 2021 a soli 21 anni accettò l’offerta di Montpellier. Fu il primo spartiacque: quell’anno partirono anche Marco Riccioni (destinazione Saracens, con cui ha vinto una Premiership, ultimo italiano prima di Fischetti) e Federico Mori. Poi arrivò Cardiff 2022, con l’Italia che battendo il Galles interruppe un digiuno di vittorie al Sei Nazioni durato 7 anni: partì Danilo Fischetti, un altro totem azzurro, e poi via via tanti altri: Brex e Lucchesi a Tolone, dove è andato poi anche lo stesso Garbisi, Nicotera allo Stade Francais, Ioane a Lione, Allan è andato agli Harlequins e poi è tornato a Perpignan. Insomma, i blocchi della Nazionale che sta battendo tutti i record sono due: uno è quello del Benetton, l’altro è sparso in giro per l’Europa, gioca titolare e vince. Fischetti è campione d’Inghilterra, Capuozzo sabato con Tolosa potrebbe vincere il suo terzo titolo francese (e ha già vinto pure una Champions) e tutti godono di grande stima internazionale.
il sistema che funziona—
Rispetto alla generazione di Parisse e Castro però c’è una differenza: ora ci sono le franchigie, quindi due squadre professionistiche (Benetton e Zebre) che si misurano ogni anno a livello internazionale sfidando squadre irlandesi, gallesi, scozzesi e sudafricane nell’URC, una sorta di superlega. Da un lato, chi va all’estero si misura a un livello ancora più alto e migliora ancora di più. Il caso di Zambonin è il più evidente: dopo essere cresciuto già tanto alle Zebre alla corte del solito Massimo Brunello, il miglior allenatore italiano dal punto di vista della formazione dei giovani, è andato a Exeter e da lì ha conquistato anche il posto da titolare in Nazionale. Dall’altro, chi va all’estero “libera” spazio a chi rimane in Italia nelle franchigie: quando Brex ha lasciato il Benetton Leonardo Marin ha avuto più spazio ed è diventato a sua volta un altro punto fermo della Nazionale, così come – ora che Menoncello lascerà il Benetton – a Treviso arriverà François Mey, ex talento dell’under 20 che si era un po’ perso giocando (pochissimo) a Clermont e che in Veneto avrà più spazio. Il sistema, almeno per ora, sembra funzionare.
dall’estero all’italia—
Da un lato i giocatori italiani hanno riacquistato prestigio e appetibilità all’estero, dall’altro – se prima l’Italia veniva bellamente snobbata da tutti gli oriundi sparsi in giro per il mondo – adesso è partita la corsa alla maglia azzurra, con tanti giocatori che si propongono tramite il progetto Exiles della Fir. Il primo colpo è arrivato quasi per caso: nel 2019 l’Italia under 20 va a giocare un’amichevole a Grenoble contro la squadra locale (che gioca nella seconda serie francese, il ProD2) e lì trova Ange Capuozzo, ai tempi mediano di mischia del club. Ange va dallo staff azzurro e dice letteralmente “guardate che sono italiano, e voglio giocare per l’Italia”. Roselli, che ai tempi allenava l’Under 20, prende nota, lo convoca per il Mondiale 2019 e gli cambia ruolo – estremo – cambiandogli anche la carriera. L’anno dopo l’Italia fa il secondo colpo con Stephen Varney, mediano di mischia italo-gallese che giocava a Gloucester in Inghilterra e che fu clamorosamente strappato al Galles (tanto che i media gallesi chiesero la testa di chi se lo lasciò scappare), diventando ad oggi il mediano titolare dell’Italia. Poi sono arrivate le prime vittorie, e da lì è stato tutto più facile: Louis Lynagh – figlio di Michael, leggenda dell’Australia degli anni ’90 che ha giocato anche a Treviso, dove ha conosciuto la moglie – accetta non solo di giocare per l’Italia, ma di trasferirsi di nuovo nel Paese della mamma, a Treviso, e giocare per il Benetton. Lo stesso ha fatto Matt Gallagher, figlio di John – campione del mondo con gli All Blacks – e italiano da parte di mamma, che ha deciso di sposare la causa azzurra e di indossare anche la maglia biancoverde del Benetton. E poi c’è il caso di Martin Page-Relo – nonni italiani – che giocava a Tolosa con Capuozzo e venne segnalato proprio dall’azzurro: “Guardate che può giocare per noi”. Tutta gente di livello che prima, probabilmente, mai avrebbe giocato per l’Italia potendo scegliere: è un altro segnale.
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