Il progressivo surriscaldamento delle acque marine sta portando con sé un’insidia invisibile per i bagnanti e i consumatori di pesce. Cresce, infatti, la preoccupazione degli esperti per la rapida diffusione del Vibrio, una famiglia di batteri acquatici che trova il proprio habitat ideale proprio nelle acque calde, temperate e a bassa salinità, tipiche delle zone salmastre in cui l’acqua dolce dei fiumi si mescola a quella del mare. Le continue ondate di calore estive stanno estendendo i confini di questo patogeno, storicamente confinato in specifiche aree geografiche.
La mappa del contagio in Europa: il Mediterraneo non è più immune
Fino ad oggi, i focolai più consistenti monitorati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) si sono concentrati nel Mar Baltico, nel Mar Nero e nelle aree di transizione verso il Mare del Nord, specialmente in corrispondenza delle foci dei grandi fiumi. I dati parlano chiaro: durante le estati più torride, come quella del 2018, i casi nell’Europa settentrionale sono più che triplicati rispetto alle medie degli anni precedenti.
Adesso, però, l’allerta tocca da vicino anche l’Italia. Se in passato l’elevato tasso di sale del Mar Mediterraneo ha protetto le nostre coste dai ceppi batterici più aggressivi, l’attuale e costante innalzamento delle temperature superficiali sta azzerando questa naturale barriera difensiva, esponendo anche i nostri mari a potenziali contaminazioni.
Dalle tossinfezioni al batterio “mangia-carne”: i sintomi
I problemi di salute legati al genere Vibrio prendono il nome di vibriosi e si manifestano in modi molto diversi a seconda di come avviene il contatto con l’organismo umano:
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ingestione di acqua o cibo contaminato: è la causa principale di classici disturbi all’apparato digerente come crampi all’addome, nausea, vomito, febbre e dissenteria. Sebbene la stragrande maggioranza dei ceppi provochi malesseri passeggeri, alcune varianti specifiche (come il V. cholerae O1 e O139) sono i diretti responsabili del colera
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contatto con ferite aperte: se il batterio penetra attraverso tagli, abrasioni cutanee o piercing recenti durante un bagno, le conseguenze possono essere decisamente più serie. Si va da semplici otiti e dermatiti a infezioni della pelle caratterizzate da forti arrossamenti e gonfiori. Nei casi più gravi, specie in presenza del temuto Vibrio vulnificus (noto nel linguaggio comune come batterio “mangia-carne”), l’infezione può degenerare in fascite necrotizzante o sepsi, complicazioni cliniche severe che possono richiedere l’amputazione degli arti o rivelarsi fatali per i soggetti con difese immunitarie basse o gravi patologie al fegato
Come difendersi: le raccomandazioni degli esperti
Nonostante l’aumento dei livelli del patogeno nei prodotti ittici registrato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), contrarre le forme più gravi di infezione resta un evento fortunatamente raro se si adottano i giusti comportamenti.
Per tutelarsi a tavola, la regola fondamentale è evitare il consumo di molluschi crudi o poco cotti, prestando particolare attenzione alle ostriche; una cottura adeguata di tutti i frutti di mare è sufficiente a distruggere il batterio. Per quanto riguarda la balneazione, l’indicazione medica è tassativa: occorre evitare i bagni in mare o in acque salmastre se si hanno ferite aperte, lesioni cutanee non ancora rimarginate o piercing effettuati di recente.
