di
Virginia Nesi

L’influencer di «Milano segreta»: sembravo appestato

Per giorni Angelo Mazzone, 46 anni, vede un uomo allo specchio che non gli somiglia. «Avevo gli occhi gialli. La pelle color Simpson», racconta il fondatore della pagina divulgativa «Milano segreta». Angelo va a farsi gli esami del sangue e quello stesso pomeriggio scopre la causa: epatite A.

Come se n’è accorto?
«Ho iniziato ad avere nausea, prima leggera, poi sempre più forte. Dopo un po’ ho fatto le analisi e ho scoperto di aver contratto l’epatite A. Sono dovuto andare al pronto soccorso. La bilirubina era altissima».



















































Come ha reagito?
«Mi sono spaventato: a un certo punto avevo il corpo completamente giallo. La nausea aumentava e mi girava la testa. Ero preoccupato. Al Policlinico di Milano mi hanno ricoverato subito».

Quanto tempo è stato ricoverato?
«Cinque giorni. Quando la bilirubina si è ristabilita, mi hanno dimesso. Per l’epatite A non c’è una cura. L’unico modo per stare meglio è riposo e idratazione».

Come ha vissuto quei giorni?

«È stato molto brutto. Oltre al malessere generale fisico, ho sofferto dal punto di vista psicologico. L’isolamento è stato alienante. Non mi potevo avvicinare a nessuno. Trattato come fossi un appestato».

Cosa le è mancato di più?
«Il contatto fisico. Proprio nel momento in cui avrei avuto bisogno di avere qualcuno al mio fianco, non potevo contare su quella vicinanza. Vedevo solo gli infermieri: entravano in camera bardati a darmi da mangiare e a mettermi la flebo».

Si è chiesto come può aver contratto l’infezione?

«Sì. Due settimane prima avevo cenato in un ristorante eritreo a Milano. Avevo mangiato degli involtini con verdure crude, mai assaggiate fino ad allora. Magari quelle verdure sono state conservate male. L’ospedale mi ha detto che avrebbero mandato i Nas».

Che cosa ha provato?
«Rabbia, ovviamente non posso dare la colpa al ristorante perché non ho alcuna prova. Io sono astemio e non fumo. Mi reputo una persona abbastanza ligia anche nell’alimentazione. La prima cosa che ho pensato è stata: “Ma proprio a me questa infezione?”. Proprio a me che ho uno stile di vita sano e sono anche ipocondriaco? Mai lo avrei immaginato».

Oggi com’è la sua vita?
«Ho ripreso a fare attività fisica e ad andare in palestra. Sono ancora un po’ affaticato; non posso sforzarmi più di tanto, però sto bene. Non ho più la pelle gialla. Quando mi guardo allo specchio provo una sensazione stupenda perché finalmente mi riconosco. Sono abbastanza narcisista… Mi piaccio».

Quali accertamenti deve fare?
«Una visita per tenere sotto controllo il fegato e altri esami specifici a distanza di 15 giorni per monitorare i valori del sangue. Spero di guarire entro un paio di mesi. Già quando mi hanno dimesso, la bilirubina era drasticamente scesa e quindi ero in netto miglioramento».

Stanno cambiando le sue abitudini?
«In realtà non sono cambiate, cerco sicuramente di stare più attento rispetto a prima. Al momento mi astengo dalla vita sessuale. Finché i valori non rientreranno totalmente nella norma, preferisco rinunciare. Resta il timore di trasmettere l’infezione».

C’è un appello che vuole lanciare?
«Assolutamente sì: vaccinatevi. Io credevo di esserlo perché pensavo che l’epatite A rientrasse nel piano vaccinale obbligatorio, invece no. A me è andata bene, però questa infezione può essere pericolosa».

6 luglio 2026