La sclerosi multipla può cambiare profondamente il percorso di una persona ma non cancella la possibilità di continuare a costruire il proprio benessere. È da questa idea che nasce Vita SMisurata, il nuovo progetto promosso da Merck con il patrocinio di AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e SIN (Società Italiana di Neurologia), pensato come una guida per accompagnare chi convive con la malattia nel proprio viaggio di vita. La piattaforma digitale raccoglie contenuti pratici, articoli, interviste, vodcast e tre percorsi video costruiti secondo una logica peer-to-peer, dedicati a mente e corpo, alimentazione e intimità, con l’obiettivo di offrire strumenti concreti per affrontare la quotidianità rispettando tempi, energie e bisogni individuali. Ad arricchire il progetto sono anche gli approfondimenti di neurologi esperti di sclerosi multipla, mentre sul territorio sono previste iniziative dedicate per far crescere nel tempo una comunità di confronto e condivisione.
Tra i protagonisti della piattaforma c’è Clara Vigasio, insegnante di yoga, attrice e persona con sclerosi multipla, che guida un ciclo di lezioni di yoga adattato. Il suo approccio mette al centro il movimento gentile, l’ascolto del proprio corpo e la gestione consapevole delle energie, con l’obiettivo di rendere l’attività fisica accessibile e sostenibile per tutti. In questa intervista racconta perché il vero obiettivo non è tornare a essere come prima della diagnosi ma imparare a costruire un nuovo equilibrio.
Quali benefici può offrire lo yoga a una persona con sclerosi multipla?
«Per molte persone con Sclerosi Multipla, lo yoga può rappresentare un valido complemento alle cure mediche e alla fisioterapia. Non cura la malattia, né arresta la progressione ma può aiutare a gestire alcuni sintomi che influenzano la vita quotidiana, migliorando il benessere fisico e psicologico. Uno dei benefici più rilevanti riguarda la gestione della stanchezza. Attraverso pratiche lente, respirazione consapevole e momenti di rilassamento, lo yoga può aiutare a ridurre il consumo inutile di energia e a migliorare la percezione del proprio livello di affaticamento. Molte persone imparano a riconoscere prima i segnali di stanchezza e a “dosare” meglio le attività della giornata, evitando il classico ciclo di sovraccarico e crollo. Un altro aspetto importante è la rigidità muscolare. Movimenti dolci e graduali, tipici ad esempio di pratiche come Hatha o Yin yoga, possono contribuire a mantenere una maggiore mobilità articolare e a ridurre la sensazione di irrigidimento. Non si tratta di forzare il corpo ma di stimolare il movimento in modo regolare e non doloroso, aiutando il sistema nervoso a “rilassare” tensioni e compensazioni. Per quanto riguarda l’equilibrio e la coordinazione, lo yoga lavora molto sulla propriocezione, cioè la capacità di percepire il corpo nello spazio. Anche semplici posizioni, eseguite con supporto e adattamenti, possono migliorare la stabilità e la sicurezza nei movimenti quotidiani, come camminare, girarsi o alzarsi da una sedia. C’è poi un beneficio spesso sottovalutato: la riduzione di ansia e stress, pratica del respiro e del rilassamento aiuta a calmare il sistema nervoso e a gestire meglio l’impatto emotivo della malattia, che può essere significativo. Questo non elimina le difficoltà, ma può renderle più sostenibili a livello mentale. Uno degli effetti più importanti dello yoga è il cambiamento di prospettiva: il corpo non viene più vissuto solo come qualcosa da “correggere” ma come qualcosa da ascoltare e adattare. Questo approccio può avere un impatto molto concreto nella vita quotidiana, perché aiuta a prendere decisioni più consapevoli su quando muoversi, quando riposare e come distribuire le energie».
Come si impara a capire quando muoversi e quando rallentare?
«Quando parlo di movimento consapevole e di gestione dell’energia, soprattutto in percorsi in cui il corpo può essere più variabile come nella sclerosi multipla ci sono diversi fattori da tenere in considerazione. Imparare a capire quando muoversi e quando rallentare non è un “interruttore” che si accende o si spegne ma una competenza che si sviluppa nel tempo attraverso osservazione e esperienza. Un primo elemento è imparare a leggere i segnali del corpo nel presente, non quelli “ideali”. Questo significa chiedersi: come sto oggi, adesso? non come dovrei essere. Sensazioni come stanchezza insolita, rigidità maggiore del solito, rallentamento cognitivo o una fatica che non migliora con il riposo breve sono spesso segnali che indicano la necessità di ridurre l’intensità o cambiare il tipo di attività. Un altro punto chiave è la differenza tra fatica “buona” e fatica “che svuota”. La prima è quella sensazione di attivazione che può arrivare dopo un movimento leggero o moderato e che tende a lasciare comunque una sensazione di energia stabile. La seconda invece è quella che peggiora progressivamente, che rende il corpo meno coordinato o la mente meno lucida: in quel caso il rallentamento non è un fallimento ma una strategia di protezione. Molto utile è anche osservare la risposta del corpo nelle ore successive, non solo durante la pratica. A volte si può avere la sensazione di “avercela fatta” ma poi comparire un peggioramento della stanchezza o dei sintomi: questo insegna gradualmente a calibrare meglio l’intensità futura. Poi c’è un aspetto più sottile ma fondamentale: sviluppare un atteggiamento di non giudizio. Se ogni scelta viene letta come “ho fatto troppo poco” o “ho esagerato” diventa difficile ascoltarsi davvero. Se invece il movimento viene visto come un adattamento continuo, allora anche rallentare diventa parte del percorso, non una deviazione. In pratica, si impara così: osservando, sperimentando in piccolo, e soprattutto accettando che il ritmo non è sempre lineare. Con il tempo, questa attenzione rende il corpo meno “imprevedibile” perché si impara a riconoscere i propri pattern personali di energia e recupero».

Quali tipi di yoga sono più indicati per chi convive con la sclerosi multipla? E quali sono i falsi miti più diffusi?
«In realtà lo yoga è una disciplina molto vasta e differente. Per fare una piccola carrellata: l’Hatha Yoga è una delle forme più tradizionali e rappresenta spesso il punto di partenza per chi si avvicina a questa pratica. Le lezioni si svolgono con un ritmo tranquillo e prevedono l’esecuzione di posture, esercizi di respirazione e momenti di rilassamento. Questo stile favorisce il miglioramento della flessibilità, dell’equilibrio, della postura e della consapevolezza del proprio corpo. Il Vinyasa Yoga si distingue per il movimento continuo, in cui le posture si susseguono in modo fluido seguendo il ritmo della respirazione. Si tratta di una pratica più dinamica e intensa rispetto all’Hatha Yoga, utile per sviluppare forza muscolare, coordinazione, resistenza e concentrazione. L’Ashtanga Yoga è una disciplina molto strutturata che prevede una sequenza fissa di posture eseguite sempre nello stesso ordine. È uno stile impegnativo dal punto di vista fisico e mentale, indicato per chi desidera una pratica intensa che favorisca disciplina, forza, flessibilità e controllo del respiro. L’Iyengar Yoga pone particolare attenzione alla precisione nell’esecuzione delle posture e al corretto allineamento del corpo. Durante la pratica vengono spesso utilizzati supporti come mattoni, cinghie e coperte, che consentono di adattare gli esercizi alle capacità di ogni persona. Per questo motivo è particolarmente adatto anche a chi presenta limitazioni fisiche o necessita di un approccio più graduale. Il Kundalini Yoga unisce posture, tecniche di respirazione, meditazione e recitazione di mantra con l’obiettivo di stimolare l’energia interiore e favorire una maggiore consapevolezza di sé. Questo stile è spesso scelto da chi ricerca non solo benefici fisici ma anche una crescita personale e spirituale. Lo Yin Yoga è caratterizzato da movimenti lenti e dal mantenimento delle posture per alcuni minuti. Questa modalità permette di agire sui tessuti connettivi profondi, migliorando la flessibilità articolare e favorendo un profondo rilassamento fisico e mentale. Il Restorative Yoga rappresenta una delle pratiche più rilassanti. Grazie all’utilizzo di numerosi supporti, il corpo può distendersi completamente senza sforzo, favorendo il recupero delle energie, la riduzione dello stress e il rilassamento del sistema nervoso. Il Power Yoga è una versione più atletica dello yoga, ispirata all’Ashtanga ma con maggiore libertà nelle sequenze. È indicato per chi desidera un allenamento fisico intenso che migliori forza, tonicità muscolare e resistenza cardiovascolare. Il Bikram Yoga si svolge in una sala mantenuta a una temperatura di circa 40 °C e segue una sequenza prestabilita di ventisei posture. Il calore favorisce l’elasticità muscolare e un’intensa sudorazione, rendendo la pratica particolarmente impegnativa. Lo Yoga Nidra è una pratica di rilassamento profondo che si svolge generalmente in posizione sdraiata. Attraverso una meditazione guidata, favorisce il recupero psicofisico, riduce stress e ansia e migliora la qualità del sonno. Uno dei pregiudizi più diffusi sullo yoga è che sia una pratica riservata a persone molto flessibili, giovani o particolarmente allenate. In realtà, lo yoga è accessibile a tutti, indipendentemente dall’età, dalla preparazione fisica o dall’esperienza. Un altro pregiudizio è che sia una disciplina prettamente femminile ma in realtà i benefici sono universali. Un altro luogo comune è che lo yoga sia soltanto una forma di stretching o di rilassamento. Sebbene favorisca il benessere mentale e la distensione, molte discipline sono anche un efficace allenamento fisico che contribuisce a migliorare forza, equilibrio, coordinazione e resistenza. Allo stesso tempo, non è necessario essere spirituali o seguire particolari filosofie per praticarlo: ciascuno può avvicinarsi allo yoga con l’obiettivo che preferisce, sia esso il benessere fisico, la gestione dello stress o il miglioramento della concentrazione. Per iniziare a praticare yoga non servono attrezzature particolari. È sufficiente indossare abiti comodi che consentano libertà di movimento e utilizzare un tappetino antiscivolo. Ciò che conta davvero è praticare con costanza, pazienza e attenzione al proprio corpo, senza confrontarsi con gli altri e senza ricercare la perfezione. Lo yoga è infatti un percorso personale, in cui i benefici si sviluppano gradualmente attraverso una pratica regolare e consapevole».
Quali esercizi semplici può fare ogni giorno una persona che vuole introdurre piccoli momenti di benessere nella propria routine?
«Per chi vuole introdurre piccoli momenti di benessere ecco quattro tecniche semplici e molto pratiche che si possono facilmente nella routine quotidiana, anche in pochi minuti. La prima è la respirazione diaframmatica (o “respirazione profonda”). È la base di molte pratiche di yoga. Si esegue sedendosi o sdraiandosi comodamente, appoggiando una mano sul petto e una sull’addome. Inspirando dal naso, si cerca di gonfiare soprattutto la pancia (non il petto), poi si espira lentamente dalla bocca o dal naso lasciando andare tutta l’aria. Anche solo 3–5 minuti aiutano a ridurre tensione e stress perché attivano il sistema nervoso del rilassamento. La seconda è la respirazione quadrata, molto utile per calmare la mente e ritrovare concentrazione. Si inspira per 4 secondi, si trattiene il respiro per 4 secondi, si espira per 4 secondi e si resta in pausa senza aria per altri 4 secondi, ripetendo il ciclo per qualche minuto. È una tecnica semplice ma efficace soprattutto nei momenti di agitazione o prima di dormire. La terza è la respirazione 4-7-8, spesso usata per favorire il rilassamento profondo. Si inspira dal naso per 4 secondi, si trattiene il respiro per 7 secondi e si espira lentamente dalla bocca per 8 secondi. Questo tipo di respirazione rallenta il ritmo cardiaco e aiuta a distendere il sistema nervoso, risultando particolarmente utile per ridurre ansia o difficoltà ad addormentarsi. Infine, puoi provare un semplice esercizio di movimento consapevole come il “gatto-mucca”, tipico dello yoga. In posizione a quattro zampe, si inspira inarcando la schiena verso il basso e aprendo il petto (mucca), poi si espira arrotondando la schiena verso l’alto portando il mento verso il petto (gatto). Ripetuto lentamente per 1–2 minuti, questo movimento aiuta a sciogliere le tensioni della schiena e a coordinare respiro e corpo. Se praticati con regolarità, anche per pochissimo tempo al giorno, questi esercizi possono diventare una sorta di “pausa rigenerante” che migliora energia, concentrazione e benessere generale».