Takk: «Per cambiare il modo di fare architettura e design, non basta usare materiali diversi»Mireia Luzárraga e Alejandro Muiño, fondatori dello studio Takk

Takk che in islandese vuol dire ‘grazie’ è il nome che Mireia Luzárraga e Alejandro Muiño hanno scelto per il loro studio: un fablab di ‘arduina memoria’ basato a Barcellona e che trasforma la pratica architettonica in manifesto di rigenerazione domestica. Su ruote. Si perché ciascuna delle opere che vengono loro commissionate non solo si muove nello spazio, ma, quando non viene adottata definitivamente dall’istituzione ospite, trova il proprio spazio tra le mura domestiche della coppia.

Takk: «Per cambiare il modo di fare architettura e design, non basta usare materiali diversi»Seed Chandelier, design Takk

«Abbiamo iniziato a lavorare insieme sulle note dei Sigur Rós», per chi non lo sapesse il gruppo post-rock sperimentale islandese. «Uno dei loro album si intitola proprio Takk. Ci piaceva la storia oltre il titolo: una band proveniente da un piccolo Paese che canta nella lingua madre, inconsapevole del successo planetario che da lì a poco li avrebbe raggiunti. Quel ‘grazie’ rivolto agli ascoltatori ci sembrava un messaggio bellissimo. Ci piaceva l’idea della gratitudine, del rapporto positivo con le persone. Così abbiamo adottato quel nome, che col tempo è diventato la nostra identità».

Takk: «Per cambiare il modo di fare architettura e design, non basta usare materiali diversi»Wax & flowers, design Takk per Camper

Li abbiamo incontrati a Madrid in occasione della Biennale del design e dell’architettura di Mayrit. Per la showroom di Camper hanno disegnato una collezione di panche e sgabelli in cera e inserti di petali. Ma sono senza ruote… «Wax & flowers è ugualmente mobile», racconta Alejandro Muiño, sottolineando come, in questo caso, il movimento sia soprattutto concettuale, «perché gli oggetti sono frutto di una riflessione sul tema dell’estrattività, che fa slittare il progetto dalla scala dell’arredo a nuovi possibili scenari post-petroliferi», dove la cera è un possibile materiale alternativo.

Takk: «Per cambiare il modo di fare architettura e design, non basta usare materiali diversi»Wax & flowers, design Takk per Camper

Un trionfo di ruote è invece l’opera approdata nella grande hall del MAXXI di Roma, su invito di Lorenza Baroncelli e Martina Muzi: un ensemble di elementi mobili che, a seconda dell’uso che ne fa il pubblico, trasforma l’ingresso in uno spazio da abitare, dove lavorare e riposare, ma anche incontrarsi. In coerenza con il titolo dell’intervento site-specific – Con-vivere –, anche la natura si inserisce in questo dispositivo proprio per porre l’accento sulla dimensione conviviale.

Takk: «Per cambiare il modo di fare architettura e design, non basta usare materiali diversi»Takk, Con-vivere, MAXXI di Roma

È nel 2019 che gli architetti iniziano a lavorare sul concetto di nomadismo: «Ma da subito ci siamo accorti che per immaginare nuovi modi di fare architettura e design, non bastasse usare materiali diversi, più sostenibili, leggeri, adattabili, ma era necessario ripensare anche codici estetici e tipologie funzionali. Non solo, era fondamentale allineare il pensiero progettuale a quello della filosofa femminista di Rosi Braidotti. «Braidotti ci ricorda quanto adottare comportamenti, punti di vista e visioni nomadi sia fondamentale per accogliere le contraddizioni, cambiare, evolvere. Se per il pensiero moderno tutto deve essere efficiente e pragmatico, nel pensiero postumano la soggettività si apre a una condizione di movimento costante», uno scenario che li affascina tanto da ri-orientare il loro processo creativo. Che dal 2010 si muove (appunto) a cavallo tra discipline diverse, arte, architettura, design, muovendosi in uno spazio ibrido e difficilmente definibile: «Ci interessa esplorare i confini, attraversarli, tanto quelli concettuali, quanto quelli fisici, geografici», nella professione come nella vita: mentre Mireia insegna alla Columbia University e vive a New York, Alejandro è stanziale a Barcellona e presidia l’Europa.

Takk: «Per cambiare il modo di fare architettura e design, non basta usare materiali diversi»Takk, Con-vivere, MAXXI di Roma

Dal MAXXI di Roma alla Biennale di Architettura di Venezia, in occasione della quale lo scorso hanno hanno allestito i Padiglioni Catalano e Spagnolo, al progetto in progress a Milano in corso Como – «un giardino per una corte interna» –, ancora un affondo sul tema dell’abitare. Scrollando la homepage del loro sito è lecito chiedersi da quali riflessioni nascano queste ‘follie architettoniche’ scelte qui per raccontarli: dalla Fellaria’s time capsule per la Solar Biennale a Pink mountains per il Centre de les Arts Santa Mònica di Barcellona, al Seed chandelier, per citarne alcuni. «All’inizio c’è l’immaginazione, il sogno di grandi installazioni, poi segue il disegno e quindi la costruzione», spiegano prima di introdurre Arca, un dispositivo mobile capace di ospitare alberi, arbusti, piante e insetti per sperimentare nuove forme di biodiversità urbana.

Takk: «Per cambiare il modo di fare architettura e design, non basta usare materiali diversi»Arca, un dispositivo mobile capace di ospitare alberi, arbusti, piante e insetti, costruito a Barcellona nel 2022 e sviluppato in collaborazione con LEA Atelier per il festival MODEL – Barcelona Architectures Festival

«Si tratta di un ‘giardino portatile’ costruito a Barcellona nel 2022 e sviluppato in collaborazione con LEA Atelier per il festival MODEL – Barcelona Architectures Festival. Volevamo parlare di ecologia e al tempo stesso coinvolgere le persone in un’esperienza collettiva», e il pensiero aggancia subito le sperimentazioni radicali degli Anni 60 e 70 di Archigram e Superstudio. «Il nostro, in qualche modo, è un omaggio a quel modo di usare il pensiero critico, quella capacità di mettere in discussione l’architettura moderna e dare forma all’utopia», da qui l’idea di una natura in movimento. «Così, fedeli a Rosi Braidotti, abbiamo aggiunto le ruote», e attraversato la città in una danza di performance che ha coinvolto tutte le specie, umana e animale.

«La nostra è una ricerca sempre in evoluzione, che trova ogni volta nel progetto l’opportunità di mettere in discussione il punto di vista su materiali, funzioni e codici estetici. La cera, per esempio, è un materiale organico che grazie alla collaborazione con Camper compie un salto di scala: dal piccolo oggetto, allo sgabello e alla panchina. Gli inserti di fiori cristallizzano il concetto di impollinazione», raccontano spostando la narrazione dall’opera all’intero ecosistema delle api.

Takk: «Per cambiare il modo di fare architettura e design, non basta usare materiali diversi»Takk, Con-vivere, MAXXI di Roma

«I fiori non hanno solo un ruolo decorativo, ma didattico: avvicinano il pubblico alla natura, al funzionamento dell’ambiente naturale: per noi l’ecologia non è solo una questione di emissioni di CO2», ma la possibilità di ripensare il rapporto tra materiali, persone e ambiente. «Ci interessa lavorare sulla sinergia tra design e architettura, cambiare il modo in cui interpretiamo gli spazi».

Anche lo studio nel quale lavorano è fedele alla pratica: «Non un classico ufficio di design con scrivanie e computer, piuttosto un grande laboratorio in cui realizziamo direttamente circa il 90% dei nostri progetti». Tutto è a km zero, si muovono in outsourcing solo quando hanno bisogno di strutture particolarmente complesse o di elementi metallici: «In quel caso ci affidiamo a partner industriali. Questo aspetto è fondamentale perché ci permette di mantenere vivo il processo di sperimentazione lungo tutte le fasi del progetto». La creatività non si esaurisce all’inizio, ma cresce, alimentata da continue prove e adattamenti in corso d’opera.

Takk: «Per cambiare il modo di fare architettura e design, non basta usare materiali diversi»Takk, Con-vivere, MAXXI di Roma

«Oggi i nostri progetti hanno spesso due destini diversi. Una parte viene acquisita da musei e istituzioni. Man mano che il nostro lavoro acquisisce visibilità, musei e biennali includono sempre più spesso l’acquisizione delle opere nei contratti di commissione. È ciò che sta accadendo anche con il MAXXI, dove alcune installazioni entreranno nella collezione permanente. L’altra parte torna nel nostro studio: smontiamo tutto e recuperiamo i materiali. Le ruote, per esempio, sono spesso le stesse riutilizzate da un progetto all’altro. Anche la nostra casa, che chiamiamo ‘Seasonal House’, nasce da questa logica: un grande spazio nel quale viviamo e lavoriamo, specchio intimo e privato che chiude il cerchio della pratica progettuale». In un gioco al riuso che investe su ciò che è naturale, perché facilmente riconfigurabile: «Scelti ogni volta per raccontare una storia nuova e uguale al tempo stesso, che è il nostro modo di stare nel mondo».

Takk: «Per cambiare il modo di fare architettura e design, non basta usare materiali diversi»Takk, Solar Biennale al Mudac di Losanna

La circolarità dunque come principio che regola la trasformazione, modifica l’esistenza, muove verso il futuro: ‘Smiling, we spin in circles, we hold hands, the whole world is blurry’, liberamente tratto da Hoppípolla di Sigur Rós, in Takk, 2005.

Takk: «Per cambiare il modo di fare architettura e design, non basta usare materiali diversi»Pink mountains, rifugio climatico per tutte le specie, umane e non umane. Barcelona, 2023. Foto José Hevia

Living ©RIPRODUZIONE RISERVATA