di
Cristina Ravanelli

Memoria, attenzione, concentrazione e capacità decisionali diventano meno efficienti. Idratazione, alimentazione, sonno: come limitare gli effetti del caldo sul cervello

«Mi si è fuso il cervello». «Con questo caldo non riesco a ragionare». In questi giorni di temperature tropicali lo abbiamo detto tutti almeno una volta. E non è solo una sensazione. Quando il termometro sale, infatti, non soffre solo il corpo: il cervello rallenta. Memoria, attenzione, concentrazione e capacità decisionali diventano meno efficienti. Succede perché il nostro organismo è costretto a destinare gran parte delle proprie energie a una priorità assoluta: disperdere il calore e mantenere stabile la temperatura corporea

«Non diventiamo meno intelligenti, ma certamente meno brillanti», spiega Maria Salsone, responsabile dell’Unità Operativa di Neurologia e della Stroke Unit dell’Irccs Policlinico San Donato e professoressa di Neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele. «Il caldo intenso e prolungato modifica il metabolismo cerebrale. Lo stress termico attiva le cosiddette proteine da shock termico (HSP), che proteggono i neuroni dalle alte temperature ma richiedono un notevole consumo di energia. Questa risposta adattativa ha quindi un costo elevato e aumenta il fabbisogno energetico del cervello».



















































Risparmio energetico

Quando la temperatura corporea aumenta, entra in azione l’ipotalamo, la “centralina” della termoregolazione, con un unico obiettivo: raffreddare il corpo il più rapidamente possibile. Lo fa attraverso due strategie. 
La prima è comportamentale: ci spinge a cercare luoghi freschi, bere di più, alleggerire l’abbigliamento ed evitare gli sforzi fisici nelle ore più calde. 
La seconda è automatica e coinvolge il sistema nervoso: attraverso neurotrasmettitori come acetilcolina, serotonina, dopamina e noradrenalina vengono attivati la vasodilatazione cutanea e la sudorazione, i principali meccanismi di dispersione del calore. Il prezzo da pagare è una temporanea riduzione delle risorse dedicate alle funzioni cognitive. «Il cervello entra in una modalità di risparmio energetico», spiega la neurologa. «Si riducono il flusso sanguigno e l’apporto di energia in aree fondamentali come la corteccia prefrontale e l’ippocampo, responsabili di attenzione, memoria, pianificazione e problem solving. Per questo diventiamo più lenti, più distratti e commettiamo più errori».

Temperature critiche 

Esiste una temperatura oltre la quale le prestazioni cognitive iniziano a diminuire? «Non esiste una soglia valida per tutti», precisa Salsone. «Contano molti fattori: umidità, durata dell’esposizione, idratazione, acclimatazione, età e condizioni di salute». La ricerca, però, mostra che il cervello lavora al meglio in una fascia compresa tra i 20 e i 25 gradi. Oltre i 25-27 °C le prestazioni iniziano progressivamente a ridursi; sopra i 30 °C diventano evidenti il calo dell’attenzione, la diminuzione della velocità di elaborazione delle informazioni e della vigilanza. Quando si raggiungono i 32-35 °C, soprattutto in presenza di elevata umidità o scarsa ventilazione, aumentano la fatica mentale, i tempi di reazione e le difficoltà decisionali. «Anche piccoli aumenti della temperatura possono modificare direttamente l’attività dei neuroni e alterare l’equilibrio dei circuiti cerebrali», sottolinea l’esperta.

Attenzione al colpo di calore 

È importante distinguere il semplice esaurimento da calore dal colpo di calore, una vera emergenza medica. «L’esaurimento da calore provoca soprattutto stanchezza, debolezza, abbondante sudorazione e talvolta crampi muscolari», spiega Salsone. «Il colpo di calore, invece, compare quando i meccanismi di termoregolazione collassano e la temperatura corporea supera i 40 °C». In questa situazione il cervello è direttamente coinvolto. Possono comparire confusione mentale improvvisa, linguaggio impastato, difficoltà a rispondere a domande semplici, alterazioni della coscienza, convulsioni fino alla perdita di coscienza.
«Questi sono segnali che richiedono di chiamare immediatamente il 112. Ogni minuto è prezioso perché il calore eccessivo può danneggiare direttamente i neuroni. Alcune aree, come il cervelletto e l’ippocampo, sono particolarmente vulnerabili».

Anche le notti tropicali mettono alla prova il cervello

Non è soltanto il caldo diurno a creare problemi. Le cosiddette notti tropicali, con temperature che non scendono sotto i 25 °C, compromettono la qualità del sonno proprio quando il cervello dovrebbe recuperare. «Il riposo notturno è il momento in cui il sistema nervoso recupera dallo stress termico accumulato durante il giorno. Se il sonno è insufficiente o frammentato, questo recupero non avviene e lo stress si accumula giorno dopo giorno», osserva Salsone. Gli anziani sono particolarmente vulnerabili: con il caldo dormono meno, il sonno è più superficiale e il recupero cerebrale risulta meno efficace.

Cinque strategie per proteggere il cervello

Per limitare gli effetti del caldo sul sistema nervoso bastano alcune semplici abitudini quotidiane:

  • bere regolarmente durante tutta la giornata, senza aspettare di avere sete, soprattutto dopo i 65 anni;
  • preferire pasti leggeri ricchi di frutta e verdura, che contribuiscono anche all’idratazione;
  • concedersi una tazzina di caffè accompagnata da 20-30 mg di cioccolato fondente con almeno il 75-80% di cacao. Caffeina, flavonoidi e polifenoli aiutano infatti a contrastare lo stress ossidativo e favoriscono il microcircolo cerebrale grazie alla produzione di ossido nitrico;
  • mantenere gli ambienti domestici sotto i 27 °C, utilizzando ventilatori, docce fresche o impacchi freddi su collo, polsi e tempie;
  • evitare attività fisica e uscite nelle ore più calde della giornata, orientativamente tra le 11 e le 18, preferendo il mattino presto o la sera.

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14 luglio 2026 ( modifica il 14 luglio 2026 | 08:02)