Un nuovo studio dimostra che la carenza di B12 compromette la produzione di energia nei muscoli, con sintomi identici all’invecchiamento

Eugenio Spagnuolo

20 luglio – 19:18 – MILANO

La mente appannata e quella stanchezza che non passa sono tra i sintomi che molti attribuiscono all’età che avanza. E invece, almeno in una parte dei casi, la causa potrebbe essere una carenza di vitamina B12, spesso non diagnosticata, perché i suoi effetti si confondono proprio con quelli che immaginiamo inevitabili col passare degli anni. Una serie di studi pubblicati tra il 2025 e il 2026 sta ridefinendo il ruolo di questa vitamina, spingendolo ben oltre la produzione di globuli rossi e la salute dei nervi. 

In uno dei più recenti, ricercatori della Cornell University, insieme ai colleghi dell’Università dell’Alabama, hanno trovato che livelli bassi di B12 possono compromettere i mitocondri, le centrali che producono energia dentro le cellule del muscolo scheletrico. “È il primo studio che dimostra come la carenza di B12 influenzi la produzione di energia mitocondriale nel muscolo scheletrico” spiega Martha Field, che ha guidato il lavoro pubblicato su The Journal of Nutrition. I muscoli, del resto, consumano molta energia. “I muscoli hanno un fabbisogno energetico elevato. E abbiamo osservato che la carenza di B12 sembra inibire la crescita o il mantenimento della massa muscolare” precisa la ricercatrice. Questo spiegherebbe perché certe persone avvertono fatica e debolezza muscolare prima ancora che compaiano i segni classici dell’anemia. 

carenza o età?—  

Il motivo per cui la carenza di B12 somiglia tanto all’invecchiamento sta in parte nei sintomi, che si sovrappongono a quelli che ci aspettiamo dagli anni che passano: stanchezza, formicolii alle mani e ai piedi, problemi di equilibrio, vuoti di memoria. E sta nel modo in cui il corpo assorbe la vitamina. La B12 si trova soprattutto in carne, pesce, latticini e uova, e i vegani rischiano di assumerne troppo poca. Ma gli anziani sono persino più esposti, perché con l’età ne assorbono di meno anche quando la dieta ne contiene a sufficienza: il processo richiede acido gastrico e una proteina chiamata fattore intrinseco, e diverse condizioni li riducono, dalla gastrite autoimmune ad alcuni farmaci di uso prolungato, compresi certi medicinali contro il diabete e quelli che abbassano l’acidità di stomaco. 

Storicamente la vitamina è stata legata all’anemia megaloblastica: senza B12 a sufficienza il midollo osseo non riesce a produrre globuli rossi normali, e quelli che escono, troppo grandi e immaturi, trasportano l’ossigeno con meno efficienza. Ecco perché la stanchezza è spesso il primo segnale che i medici riconoscono. Uno studio dell’Università della California a San Francisco, nel 2025, ha osservato segni lievi di declino neurologico perfino in anziani con valori di B12 considerati “normali”. 

b12 e metabolismo—  

Che la B12 contasse anche per i mitocondri, in realtà, lo lasciava intuire la sua biochimica: serve direttamente a due soli enzimi, e se uno presiede alla sintesi del DNA, l’altro sostiene proprio il metabolismo mitocondriale. Il lavoro della Cornell, proseguito su GeroScience, ha ricostruito cosa succede quando la B12 scarseggia: nel DNA dei mitocondri si accumula uracile, e la produzione di energia si inceppa. Sui topi femmina anziani la somministrazione della vitamina ha migliorato diversi parametri di salute mitocondriale, dal numero alla struttura degli organelli. Da qui a dire che gli integratori rallentano l’invecchiamento, però, ce ne corre. Prima di correre in farmacia conviene capire se la carenza c’è davvero, e il dosaggio nel sangue da solo può ingannare: meglio affiancargli l’acido metilmalonico e l’omocisteina. Le iniezioni di B12, intanto, sono diventate un trattamento di moda nel mondo del benessere, anche se restano indicate per chi ha una carenza accertata: a chi ha già valori normali, al momento, non risultano dare più energia o far perdere peso.