Per milioni di persone la giornata comincia soltanto dopo il primo caffè. Ma quante tazze si possono bere senza mettere sotto pressione il cuore? Una nuova dichiarazione scientifica dell’American Heart Association, pubblicata il 20 luglio sulla rivista Circulation, offre una risposta rassicurante ma meno semplice di uno slogan: per la maggior parte degli adulti, fino a 400 milligrammi di caffeina al giorno sono generalmente considerati sicuri. Nella pratica americana equivalgono indicativamente a tre-cinque tazze da circa 240 millilitri di caffè nero. Il documento segnala inoltre che un consumo moderato è associato, in alcuni studi, a un rischio più basso di malattia coronarica, ictus e scompenso cardiaco. “Associato”, però, non significa “causato”: gran parte delle prove disponibili deriva da studi osservazionali, incapaci di dimostrare che sia proprio il caffè a proteggere il cuore. La dichiarazione riassume le conoscenze attuali, ma non rappresenta una linea guida clinica né una prescrizione a bere più caffè.
La cifra dei 400 milligrammi non va tradotta automaticamente in “cinque espressi”. Il numero di caffè è una misura imprecisa, mentre la quantità totale di caffeina è il dato che conta davvero. Variano la miscela, la dose di polvere, il tempo di estrazione e le dimensioni della bevanda. Come riferimento, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare stima circa 80 milligrammi in un espresso da 60 millilitri e circa 90 in una tazza da 200 millilitri di caffè filtro, sottolineando però che si tratta di valori approssimativi. Bisogna poi sommare la caffeina assunta attraverso tè, cola, cioccolato, integratori, farmaci ed energy drink. La soglia riguarda gli adulti sani e non è un invito ad aumentare i consumi: chi beve una o due tazzine e sta bene non ricava necessariamente un vantaggio passando a cinque.
Il possibile beneficio, inoltre, potrebbe non dipendere soltanto dalla caffeina. Il caffè contiene numerosi composti bioattivi con potenziali proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, mentre zucchero, sciroppi, panna e altre aggiunte possono ridurne il profilo favorevole. Anche il metodo di preparazione conta: il cafestolo presente nel caffè non filtrato, compresi espresso, French press e caffè turco, può aumentare il colesterolo LDL, mentre il filtro di carta ne trattiene gran parte. Sul ritmo cardiaco il quadro è sfumato: alcuni studi clinici indicano meno recidive di fibrillazione atriale tra chi assume caffè con caffeina, ma anche una maggiore frequenza di extrasistoli ventricolari. Non esiste quindi una regola valida per tutti, soprattutto in presenza di palpitazioni, ipertensione non controllata, ansia, insonnia o terapie che possono modificare la risposta alla caffeina.

La distinzione più importante riguarda gli energy drink. I risultati ottenuti studiando il caffè non possono essere trasferiti alle bevande energetiche, spesso molto concentrate e accompagnate da zuccheri, stimolanti o altri ingredienti. Gli “energy shot” possono contenere, a parità di volume, una quantità di caffeina tre-quattro volte superiore a quella del normale caffè, mentre le dosi elevate sono state associate a pressione più alta e aritmie, anche in persone giovani. La conclusione dei cardiologi, dunque, non è “più caffè fa meglio”, ma “il consumo moderato è generalmente compatibile con la salute cardiovascolare”. Chi avverte tachicardia, tremori, agitazione o disturbi del sonno dovrebbe ridurre la dose; in gravidanza l’EFSA indica un limite più prudente di 200 milligrammi al giorno. La tazzina può restare un piacere quotidiano, purché non diventi una gara a raggiungere il massimo consentito.
Marcus G.M., Hu F.B., van Dam R.M., Cornelis M.C., Dewland T.A., Kang J., Larsson S.C., Page R.L. II, Parekh N., American Heart Association Council on Lifestyle and Cardiometabolic Health, Council on Clinical Cardiology e Stroke Council. Caffeine and Cardiovascular Disease: A Scientific Statement From the American Heart Association. Circulation, DOI: 10.1161/CIR.0000000000001454.

