Dal cemento di Milano al verde delle Dolomiti, fino all’asfalto bagnato del Red Bull Ring. Un viaggio di circa 650 km permette di scoprire le due anime della Cupra Formentor VZ5: comoda e concreta quando si macinano chilometri, rabbiosa quando il cinque cilindri da 390 Cv trova curve, staccate e spazio per respirare. Nel mezzo c’è anche la storia di Cupra, un marchio giovane che ha costruito la propria identità senza chiedere il permesso

Riccardo Piergentili

21 luglio 2026 (modifica alle 11:44) – SPIELBERG (AUSTRIA)

Un viaggio verso un circuito dovrebbe cominciare con il rumore dei box, le termocoperte e qualcuno che controlla la pressione delle gomme. Questo, invece, parte dalla sede di Rcs MediaGroup, dalla redazione di Gazzetta Motori. Intorno ci sono il cemento di Milano, il traffico, i semafori e quella fretta cittadina che riesce a trasformare anche tre chilometri in una prova di resistenza. La destinazione è lontana circa 650 km: il Red Bull Ring, in Austria. La Cupra Formentor VZ5 aspetta nel parcheggio con un’aria che non promette discrezione. I passaruota sono larghissimi, i cerchi da 20 pollici riempiono la fiancata e i quattro terminali di scarico diagonali sembrano già conoscere la destinazione. Sotto il cofano ci sono 390 Cv, 480 Nm e un cinque cilindri turbo da 2,5 litri. La velocità massima è di 280 km/h, ma per uscire da Milano basta molta meno potenza e molta più pazienza. È proprio qui che arriva la prima sorpresa. La VZ5 non vive ogni metro come se fosse l’ultimo giro di una gara. Il cambio Dsg lavora con dolcezza, il motore accetta i bassi regimi e il pedale del freno non obbliga a dosare ogni rallentamento con la precisione di un chirurgo. Le pinze Akebono hanno la forza necessaria per fermare un’auto da 390 Cv, ma nel traffico non mordono senza preavviso. La sportività, quando è progettata bene, non deve essere sempre rumorosa. 

1 Il grigio nello specchietto—  

Superata la città, Milano comincia a rimpicciolire negli specchietti. Il paesaggio cambia lentamente: prima i capannoni, poi le campagne, infine le montagne che prendono forma all’orizzonte. La rotta punta verso Trento e Bolzano, lungo quel Nord Italia in cui il grigio perde terreno e il verde si riprende quasi tutto. I chilometri servono a capire ciò che una prova breve spesso nasconde. La Formentor VZ5 ha prestazioni da sportiva, ma non costringe a pagare ogni cavallo con una rinuncia. La posizione di guida è relativamente alta, la visibilità è buona, il bagagliaio non è simbolico e l’abitacolo offre spazio sufficiente per affrontare un trasferimento vero. Non è una berlina rialzata soltanto per ragioni di moda e non è nemmeno un Suv che si è limitato a montare un motore potente. Sta in mezzo, ma non come compromesso: usa l’altezza per essere pratica e la meccanica per non diventare noiosa. In autostrada l’assetto filtra bene, anche con pneumatici ribassati. Lo sterzo non è nervoso attorno al centro e questo, nei curvoni veloci, aiuta a guidare senza correzioni continue. La VZ5 non interpreta ogni movimento del volante come un ordine di attacco. Rimane composta, precisa, stabile. Poi la strada si stringe, le curve si avvicinano e la stessa auto cambia tono. Non diventa più piccola, ma comincia a sembrare meno grande. È il punto d’incontro tra l’anima sportiva e quella da gran turismo, indispensabile per una vettura alta, potente e destinata a essere utilizzata anche lontano dalla pista. 

2 1-2-4-5-3: la password del cinque cilindri—  

Ci sono motori che si raccontano con una tabella e motori che si riconoscono prima ancora di vederli. Il 2.5 Tsi appartiene alla seconda categoria. La sua sequenza di accensione è 1-2-4-5-3: un ordine irregolare che costruisce quella voce piena, roca e leggermente zoppicante diventata il marchio di fabbrica del cinque cilindri. È una meccanica nata in un’altra epoca e affinata per sopravvivere in questa. In basso gira rotonda, ai medi ha corpo, oltre diventa impaziente. La spinta non arriva con un calcio isolato, ma cresce in modo continuo fino ai 7.000 giri. Il bello non è soltanto quanto accelera, ma come lo fa. Oggi molti propulsori sono più rapidi di quanto serva e più silenziosi di quanto si desideri. Questo, invece, conserva un carattere. Non imita il passato, ma ricorda perché alcune architetture meccaniche diventano parte dell’identità di un’auto. Lo 0-100 km/h in 4,2 secondi spiega la quantità della prestazione. Il suono spiega la qualità. Basta un sorpasso, una galleria o una rampa percorsa con il rapporto giusto per capire che il protagonista della VZ5 non è soltanto il dato di potenza. È il modo in cui i cinque cilindri riempiono lo spazio tra una curva e la successiva. 

3 Quattro ruote motrici, ma il posteriore ha voce—  

Un motore così avrebbe potuto trasformare la Formentor in una macchina efficace soltanto sul dritto. Il lavoro più interessante, invece, è stato fatto dietro. La trazione integrale 4Drive utilizza un torque splitter con due frizioni a controllo elettronico sull’asse posteriore. La coppia può essere distribuita tra la ruota destra e quella sinistra, aiutando l’auto a chiudere la traiettoria e riducendo quella sensazione di avantreno che trascina il resto della vettura. Su strada non serve evocare continuamente la modalità Drift. Basta entrare in una curva, aspettare il punto di corda e tornare sull’acceleratore. La VZ5 si appoggia, trova trazione e usa il retrotreno per accompagnare l’uscita. Non combatte contro la propria massa, la gestisce. Il risultato è una guida più naturale di quanto suggeriscano altezza, peso e sezione frontale. La modalità Drift esiste davvero e, disattivando il controllo elettronico di stabilità, può inviare la coppia a una singola ruota posteriore. È una funzione destinata alla pista, più utile a raccontare le possibilità del sistema che ad affrontare il tragitto quotidiano verso l’ufficio. Anche i freni seguono la stessa logica. A bassa velocità sono progressivi; quando il ritmo sale, diventano potenti e resistenti. Il pedale comunica bene e permette di togliere velocità senza trasformare ogni staccata in un esercizio di forza. La vera qualità non è fermarsi in poco spazio una volta. È continuare a farlo quando la strada smette di concedere pause. 

4 Dalle Dolomiti a un marchio che non voleva sembrare vecchio—  

Tra Trento, Bolzano e i paesaggi dolomitici, la Formentor comincia a confondersi con il viaggio. Il verde, le pareti di roccia e le strade che seguono il profilo delle montagne mettono in evidenza un’auto che non ha scelto la sobrietà. Il rame dei dettagli, le superfici tese, il logo privo di una storia centenaria: Cupra non ha mai provato a sembrare più vecchia di quello che è. Il marchio nasce nel 2018 e la Formentor, arrivata nel 2020, è il primo modello sviluppato esclusivamente per Cupra. È anche l’auto che più di ogni altra ha dato una forma concreta al progetto. Non una Seat semplicemente più potente, ma un prodotto con proporzioni, abitacolo e linguaggio propri. In sette anni Cupra ha lanciato sette modelli e superato il milione di vetture vendute nel mondo. Numeri importanti, ma il risultato più interessante è un altro: il marchio è diventato riconoscibile prima ancora di diventare storico. Il rame è stato trasformato in una firma. Gli interni hanno usato forme nette, illuminazione ambientale e materiali lavorati per creare un ambiente che può piacere o meno, ma difficilmente viene confuso con quello di un concorrente. Cupra ha investito nel design parametrico, nella maglieria tridimensionale e nella produzione additiva, portando la sperimentazione oltre la semplice decorazione. Ha poi affiancato questa ricerca al motorsport e alle partnership sportive, dalla Formula E alle competizioni turismo, fino al rapporto con il team VR46. La sportività, almeno nelle intenzioni, non deve essere soltanto disegnata sul paraurti. La VZ5 aggiunge un dettaglio tutt’altro che scontato. Il cinque cilindri è una delle meccaniche più identitarie di Audi Sport e portarlo sotto il cofano di una Cupra significa consegnare a un marchio giovane un pezzo di storia tecnica del gruppo Volkswagen. Non è soltanto un aumento di potenza. È una forma di legittimazione. 

5 L’abitacolo: sportivo, non punitivo—  

Dopo molte ore al volante, i dettagli contano più delle dichiarazioni. La posizione di guida è raccolta ma non costringe, i sedili sostengono senza diventare una morsa e la plancia resta orientata verso chi guida. Il Virtual Cockpit da 10,25 pollici può mostrare giri motore, coppia, pressione del turbo e forze laterali; l’infotainment da 12,9 pollici gestisce navigazione, media e connettività. Nella guida manuale, i Led dell’indicatore di cambiata salgono dal verde al rosso fino al limite dei 7.000 giri. È un dettaglio scenografico, ma funziona perché arriva nello stesso momento in cui il cinque cilindri cambia voce. Poi ci sono le cose meno spettacolari e più importanti durante 650 km: lo spazio, la climatizzazione, la qualità dell’impianto audio, gli assistenti alla guida e un assetto capace di non trasformare ogni giunto in una comunicazione urgente alla colonna vertebrale. La Formentor VZ5 non dimentica di essere un’auto da usare. Il suo merito è ricordarsene senza diventare educata fino alla noia. 

6 Il confine e i nuvoloni—  

L’ingresso in Austria coincide con un cielo che si fa sempre più scuro. In lontananza compaiono nuvole pesanti, quelle che non chiedono se sia stato previsto un servizio fotografico. La strada sale e scende, il verde diventa più fitto e il Red Bull Ring comincia a farsi intuire prima ancora di apparire. La pioggia arriva leggera, sufficiente a lucidare l’asfalto e a cambiare il colore del paesaggio. Dopo città, autostrade e statali, la VZ5 affronta gli ultimi chilometri senza cambiare personalità. La trazione integrale rende tutto semplice, ma non anestetizza la guida. Il torque splitter continua a lavorare dietro le quinte, lasciando al volante la sensazione che l’auto stia seguendo la traiettoria e non soltanto eseguendo calcoli. Poi il circuito compare davvero. Saliscendi, curve in contropendenza, frenate in discesa e staccate che sembrano disegnate per mettere in crisi la fiducia prima ancora dei freni. Il viaggio cominciato con il pallido sole di Milano termina su un asfalto umido, davanti a una pista che non concede molte zone neutre. 

7 La destinazione è solo un’altra partenza—  

Arrivare al Red Bull Ring con una Formentor VZ5 crea un piccolo paradosso. Dopo circa 650 km, la parte razionale del viaggio dovrebbe essere conclusa. L’auto ha dimostrato di saper trasportare persone e bagagli, assorbire le distanze, attraversare città e montagne senza chiedere sacrifici particolari. Eppure, una volta parcheggiata nel paddock, sembra che il lavoro vero debba ancora iniziare. È questo il senso della VZ5. Non è una sportiva travestita da automobile pratica e non è un crossover che usa quattro terminali di scarico per raccontare una storia più grande della propria meccanica. È un oggetto strano, probabilmente irripetibile: carrozzeria da viaggio, assetto adattivo, trazione integrale evoluta e uno dei motori più riconoscibili ancora in produzione. La strada ha spiegato la Formentor meglio di una sequenza di giri cronometrati. Ha mostrato la progressività dei freni nel traffico, la stabilità nei curvoni, il comfort sui trasferimenti e il modo in cui il retrotreno entra nel discorso quando arrivano le curve. La pista servirà a misurare il limite. I 650 km da Milano al Red Bull Ring hanno raccontato qualcosa di più utile: quanto è facile desiderare di raggiungerlo.

Viaggia con Gazzetta Motori, vivi da protagonista i circuiti più attesi dell’estate

8 La scheda tecnica—  

Di seguito potete trovare la scheda tecnica della Cupra Formentor VZ5. Il prezzo di listino parte da 69mila euro chiavi in mano, con una produzione limitata a 4mila esemplari.

Cupra Formentor VZ5 – La scheda tecnica

CaratteristicheTipologia Motore benzina turbo, cinque cilindri in linea Cilindrata 2.480 cc Alesaggio x corsa 82,5 x 92,8 mm Rapporto di compressione 10,0:1 Potenza massima 390 Cv, 287 kW, tra 5.700 e 7.000 giri/min Coppia massima 480 Nm tra 2.250 e 5.700 giri/min Sequenza di accensione 1-2-4-5-3 Cambio Dsg doppia frizione a sette rapporti Trazione integrale 4Drive con torque splitter posteriore Accelerazione 0-100 km/h 4,2 secondi  Velocità massima 280 km/h Sospensioni Dcc con 15 livelli di regolazione. MacPherson anteriori e multilink posteriori Freni impianto Akebono con pinze a sei pistoni Cerchi 20 pollici  Pneumatici 255/35 R20 Lunghezza 4.484 mm Larghezza 1.852 mm Altezza 1.505 mm  Passo 2.681 mm Carreggiata anteriore/posteriore 1.587/1.561 mm  Diametro di sterzata circa 11 metri Capacità bagagliaio 410 litri  Serbatoio 55 litri Massa in ordine di marcia 1.701 kg, con conducente da 75 kg e serbatoio al 90% Massa complessiva 2.140 kg Portata utile dichiarata 514 kg Carico massimo sul tetto 75 kg  Consumo combinato Wltp 10,1-10,2 l/100 km Emissioni di CO₂ 229-231 g/km Classe CO₂ G  Produzione 4.000 esemplari Prezzo in Italia 69.000 euro chiavi in mano