di
Cristina Ravanelli

Per la premier Sanae Takaichi massimo tre ore di sonno a notte. L’esperto mette in guardia: «Il sonno protegge da molte malattie». Chi sono i «brevi dormitori»: risposano pochissimo senza risentirne (ma sono rarissimi)

«Da quando sono primo ministro dormo tra zero e tre ore a notte» ha scritto sui social la premier del Giappone Sanae Takaichi, lamentandosi per i ritmi di lavoro estremi. Ma un riposo ridotto all’osso può avere conseguenze  negative sulla salute. «Mi dispiace per lei, il suo però è un messaggio profondamente sbagliato. Negli ultimi anni abbiamo raccolto solide evidenze scientifiche sull’importanza del sonno. Inoltre, sono parole che non dovrebbero essere pronunciate da chi guida un Paese come il Giappone, dove il karōshi  – la morte legata a ritmi di lavoro estremi – è riconosciuto come un problema sanitario e sociale».
Luigi Ferini Strambi, neurologo, guida il Centro di Medicina del Sonno all’Ospedale San Raffaele-Turro di Milano.

Professore, il sonno è la nostra medicina?
«Abbassa il livello di cortisolo, rafforzando il sistema immunitario. Riduce il rischio di cancro, infarto, diabete, demenze. Protegge da ipertensione e ictus, malattia che peraltro ha colpito il compagno della premier, Taku Yamamoto».



















































Incide anche sulle capacità cognitive?
«Moltissimo. Dormire poco riduce attenzione e concentrazione, compromette memoria e apprendimento, rallenta i tempi di reazione e aumenta il rischio di errori e incidenti».

E sul controllo delle emozioni?
«Quando manca il sonno diventiamo più vulnerabili all’ansia, aumenta l’irritabilità, compaiono sbalzi d’umore e diminuisce la capacità di gestire lo stress e di relazionarci con gli altri».

Quante ore di riposo servono a un adulto come la premier giapponese, che ha 65 anni ed è ancora nel pieno dell’attività lavorativa?
«In media sette ore per notte. Oggi sappiamo che contano anche qualità e regolarità: andare a letto e svegliarsi più o meno sempre alla stessa ora è fondamentale».

È vero che ci sono persone che vivono bene anche dormendo pochissimo?
«Si, ma sono rarissime. Si chiamano “brevi dormitori”: grazie a particolari varianti genetiche riescono a dormire circa quattro ore per notte senza risentirne. Non è il caso Sanae Takaichi, che ha confidato di voler dormire di più e di avere conseguenze per il mancato risposo come le occhiaie». 

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23 luglio 2026