di
Alessandro Sala
L’episodio è avvenuto in una cittadina della Cina. Molti, anche a New York e Taipei, invocano giustizia. Ma le autorità sono preoccupati per il linciaggio mediatico e il cyberbullismo avviato sui social nei confronti dei ragazzini
Hanno ucciso quattro cani a sangue freddo. I tre cuccioli li hanno colpiti ripetutamente con dei bastoni; con la loro madre si sono accaniti ulteriormente, dandole fuoco. Evidentemente contenti del loro gesto, hanno anche postato sui social il video della loro azione violenta. Ma anziché raccogliere like, quei filmati hanno suscitato scandalo, anche in un Paese come la Cina che in passato non ha mostrato grande empatia per gli animali domestici ma che sta progressivamente cambiando, considerandoli sempre più anche compagni di vita.
I protagonisti della vicenda sono quattro minorenni. Anzi, più che minorenni: hanno tutti meno di 14 anni. Poco più che bambini, insomma. Ma questo non giustifica un gesto che ha indotto le autorità ad intervenire prontamente, individuandoli. Tuttavia la principale preoccupazione del governo, ora, è che la vicenda non si trasformi da un’orrenda esecuzione di animali inermi ad una sorta di esecuzione mediatica nei confronti dei ragazzini. Il cyberbullismo nei loro confronti è già iniziato e ci sono diversi post sui social che affiancano le immagini dei quattro cagnolini alle loro. Che ridono divertiti con in mano dei telefonini. Sono davvero poco più che bambini. Che hanno commesso un atto ignobile, ma le autorità non vogliono che la Rete diventi un tribunale. Verrebbe da sorridere se non fossimo davanti ad un caso tremendamente serio, pensando che la Cina è un Paese che controlla rigidamente i contenuti dei social, attivando anche una fortissima censura dei post che criticano il regime o che in qualche modo possono nuocere all’immagine della nazione.
Da che pulpito verrebbe insomma da dire. Il linciaggio mediatico è tuttavia l’ultima delle necessità in questo momento. Il punto è capire perché questo episodio sia avvenuto e in quale brodo culturale i ragazzini siano cresciuti. Un tema di civiltà e di evoluzione sociale che torna insomma a riguardare le autorità. Che in ogni caso stanno ora cercando di contenere l’ondata di indignazione che ha già varcato i confini nazionali. Alla vicenda dedica un ampio servizio anche la Bbc, che racconta di come molte manifestazioni per chiedere giustizia siano avvenute in diverse città del mondo. A New York alcuni attivisti hanno inscenato un flash mob nella centralissima e trafficatissima Times Square. Il timore è che si voglia mettere in sordina la vicenda, per amor di patria, ma che questo porti all’impunità dei quattro giovani autori.
L’episodio è avvenuto a fine giugno, nella città di Jieyang, nella provincia meridionale del Guangdong. Le autorità, secondo quanto riporta il network britannico, hanno invitato l’opinione pubblica a non diffondere ulteriori informazioni sul caso proprio per evitare fenomeni di accanimenti nei confronti dei minorenni. I quali, hanno annunciato, non saranno perseguiti penalmente ma inviati in una «scuola specializzata». Una soluzione che tiene conto ovviamente della giovane età dei responsabili del gesto, come avviene negli ordinamenti giuridici di gran parte delle nazioni del mondo. Ma che dagli animalisti, che sui social vi si oppongono, viene vista come una sorta di assoluzione. Diversi utenti hanno denunciato la rimozione di post e limitazioni alla condivisione di contenuti e anche messaggi pubblicati da celebrità che chiedevano un rafforzamento della tutela degli animali sarebbero successivamente scomparsi.
Oltre che a New York la protesta è andata in scena a Taiwan, davanti all’iconico grattacielo Taipei 101, uno degli edifici più alti del mondo. E a Hong Kong e Macao sono state avviate raccolte fondi per campagne di sensibilizzazione. Il caso ha inoltre riacceso le richieste di introdurre in Cina una legge contro la crudeltà sugli animali, che al momento non esiste. La sensibilità popolare su questi argomenti è però molto cambiata negli ultimi anni e a Pechino cercano di prenderne atto, anche se a livello legislativo le cose cambiano con tempi più lunghi. Negli anni scorsi, per esempio, la carne di cane era stata tolta dall’elenco di quelle considerate edibili dal ministero dell’Agricoltura, proprio in considerazione delle mutate abitudini della maggior parte della popolazione. Il consumo continua a permanere in alcune zone rurali e ogni anno a Yulin continua ad essere celebrato un festival dedicato proprio alla carne di cane, che secondo la tradizione è particolarmente nutriente e ha poteri taumaturgici e beneauguranti. Ma in generale è una pratica che è stata via via abbandonata dalla gran parte dei cinesi. Così come anche in altri Paesi dell’area orientale. La settimana scorsa, a dimostrazione di questa nuova mentalità, a Hong Kong è stato dato il via libera all’accesso dei cani nei ristoranti e nei locali pubblici, cosa impensabile fino a poco tempo fa, per quanto cani e gatti fossero già stati sdoganati come animali d’affezione ai tempi del controllo britannico. Insomma, un tira e molla continuo tra passi in avanti e episodi e situazioni che riportano al passato. Per molti, tuttavia, la direzione è ormai segnata.
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23 luglio 2026 ( modifica il 23 luglio 2026 | 11:43)
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