Il 30 luglio l’Organizzazione mondiale della sanità ha dedicato un incontro agli effetti della menopausa sulla cognizione, sulla salute mentale e sul benessere cerebrale. Il segnale istituzionale è netto: la transizione menopausale è naturale, ma non per questo irrilevante dal punto di vista sanitario. Può durare diversi anni e accompagnarsi a vampate, insonnia, dolore, ansia e cambiamenti dell’umore capaci di interferire con lavoro, relazioni e qualità della vita. Normalizzare la menopausa non significa normalizzare la sofferenza o chiedere alle donne di sopportarla in silenzio. Dopo la cessazione definitiva delle mestruazioni, inoltre, diventano più importanti la prevenzione cardiovascolare e la protezione delle ossa, perché aumentano il rischio di osteoporosi e, con l’età, quello di malattie cardiache.
Con “brain fog” non si indica una diagnosi, ma un insieme di esperienze: difficoltà a concentrarsi, sensazione di pensiero rallentato, vuoti di memoria, parole che non arrivano e maggiore fatica nel gestire più compiti contemporaneamente. Uno studio pubblicato nel 2026 su oltre 14 mila donne tra 45 e 55 anni ha rilevato che, rispetto alla premenopausa, in perimenopausa erano più frequenti nebbia mentale, memoria percepita come peggiore, disturbi del sonno, ansia e umore basso. Eppure i risultati ai test cognitivi globali cambiavano pochissimo. Il sintomo, quindi, può essere autentico e disturbante anche quando non emerge un vero deficit cognitivo generale. Questo aiuta a ridurre una paura molto comune: il brain fog della mezza età, da solo, raramente equivale all’inizio di una demenza.
Il cervello non risponde a un unico interruttore ormonale. Le oscillazioni degli estrogeni possono influenzare circuiti coinvolti in memoria, attenzione ed emozioni, ma spesso agiscono insieme ad altri fattori. Vampate e sudorazioni notturne frammentano il sonno; la stanchezza riduce concentrazione e velocità mentale; dolore, stress familiare o lavorativo, ansia e depressione possono amplificare la percezione delle difficoltà. Attribuire tutto alla menopausa è rischioso quanto ignorarla: farmaci, disturbi del sonno e altre condizioni mediche possono provocare sintomi simili. Anche l’umore merita attenzione. Le ricerche indicano una maggiore vulnerabilità ai sintomi depressivi durante la perimenopausa, soprattutto in chi ha già sofferto di depressione, dorme male o affronta vampate intense. Tristezza persistente, perdita di interesse e isolamento non sono un inevitabile “prezzo dell’età”, ma segnali da discutere con un professionista.

La prima cura è essere ascoltate e valutate senza banalizzazioni. Può essere utile annotare per alcune settimane ciclo, sonno, vampate, farmaci, umore e momenti di maggiore confusione, così da offrire al medico un quadro più preciso. Attività fisica regolare, sonno protetto, riduzione di alcol e fumo, controllo di pressione, glicemia e colesterolo sostengono la salute cerebrale e cardiovascolare, ma non sostituiscono una valutazione quando i sintomi compromettono la quotidianità. Terapia ormonale, trattamenti non ormonali, psicoterapia e farmaci contro depressione o ansia vanno scelti caso per caso. La terapia ormonale può essere indicata soprattutto contro vampate e sudorazioni, ma non deve essere prescritta con il solo obiettivo di prevenire la demenza o “ringiovanire” il cervello. Un calo rapido e progressivo della memoria, disorientamento, difficoltà nelle normali attività, sintomi neurologici o pensieri suicidari richiedono invece un contatto medico tempestivo.
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World Health Organization (WHO), Menopause on the brain: Your questions about mental health and cognition answered, webinar della serie “Midlife health, lifelong impact”, 30 luglio 2026.
Naysmith L.F., Ward H., Elliott P. et al., Cognition and the menopause transition: cross-sectional evidence from a large community cohort, npj Women’s Health, volume 4, articolo 14, pubblicato il 16 marzo 2026. DOI: 10.1038/s44294-026-00132-z.
National Institute for Health and Care Excellence, Menopause: identification and management.

