Le statine sono tra i farmaci che hanno salvato più vite nella storia della cardiologia.
Eppure c’è una domanda che accompagna questi medicinali da oltre trent’anni.
Perché un farmaco che protegge il cuore può provocare dolori ai muscoli?
Per molti pazienti quel dolore è molto più di un fastidio. È il motivo che porta a ridurre la dose o, qualche volta, ad abbandonare del tutto una terapia capace di prevenire infarti e ictus.
Oggi uno studio pubblicato su Science Advances da un team di ricercatori della McMaster University, in Canada, suggerisce una risposta che potrebbe cambiare il futuro delle statine.
I ricercatori hanno scoperto che il meccanismo responsabile dei dolori muscolari sembra essere completamente diverso da quello che abbassa il colesterolo e protegge il sistema cardiovascolare.
Se questa scoperta verrà confermata, potrebbe diventare possibile eliminare gli effetti collaterali senza rinunciare ai benefici sul cuore.
Perché cuore e muscoli seguono due strade diverse
Per molto tempo si è pensato che il beneficio delle statine e i loro effetti collaterali fossero due facce della stessa medaglia.
Se un farmaco protegge il cuore ma provoca dolori muscolari, forse bisogna semplicemente accettare il compromesso.
È proprio questa convinzione che il nuovo studio mette in discussione.
I ricercatori della McMaster University sono partiti da una domanda tanto semplice quanto decisiva: perché un farmaco che riduce il rischio di infarto e ictus può, in alcune persone, rendere doloroso perfino salire una rampa di scale?
La risposta che hanno trovato cambia prospettiva.
Il meccanismo che protegge il cuore e quello che danneggia i muscoli non sembrano essere la stessa cosa.
E se seguono strade biologiche diverse, forse un giorno sarà possibile bloccare gli effetti collaterali senza rinunciare ai benefici della terapia.
È questa la vera notizia dello studio.

Che cosa succede dentro la cellula muscolare
Per trovare la risposta, i ricercatori hanno studiato cellule muscolari in laboratorio e modelli animali.
La scoperta è arrivata osservando quello che accade molto prima che compaia il dolore.
Le statine, infatti, sembrano alterare il modo in cui la cellula muscolare produce energia. E quando questo equilibrio metabolico si rompe, accade qualcosa di inatteso: è la stessa cellula ad attivare una risposta immunitaria interna che finisce per danneggiarla.
Non si tratta quindi di un’aggressione proveniente dall’esterno.
È come se la cellula, percependo una situazione di pericolo, mettesse in moto un sistema di difesa che, anziché proteggerla, contribuisce a lesionare il tessuto muscolare.
È un meccanismo completamente diverso da quello con cui le statine abbassano il colesterolo.
Ed è proprio questa separazione ad aver sorpreso i ricercatori.
Quando hanno bloccato sperimentalmente questa risposta immunitaria, il danno muscolare si è ridotto in modo significativo, mentre il meccanismo responsabile della protezione cardiovascolare rimaneva distinto.

La scoperta che potrebbe cambiare il futuro delle statine
È qui che arriva il risultato più importante dello studio.
Dopo aver individuato il percorso biologico responsabile del danno muscolare, i ricercatori hanno provato a interromperlo sperimentalmente.
Il risultato è stato sorprendente.
Quando questa risposta immunitaria è stata bloccata, il danno alle cellule muscolari si è ridotto in modo significativo sia negli esperimenti di laboratorio sia nei modelli animali.
Ma il dato che ha attirato maggiormente l’attenzione è un altro.
Il meccanismo che provoca i dolori muscolari sembra essere separato da quello con cui le statine abbassano il colesterolo e proteggono il sistema cardiovascolare. È proprio questa separazione a suggerire che, un domani, potrebbe diventare possibile intervenire sugli effetti collaterali senza compromettere l’efficacia della terapia.
Tradotto in termini pratici, la prospettiva è quella di sviluppare un farmaco da associare alle statine — oppure una nuova generazione di statine — capace di spegnere selettivamente la risposta immunitaria che danneggia il muscolo, lasciando intatta l’azione protettiva sul cuore e sui vasi sanguigni.
È una possibilità ancora tutta da verificare.
Ma, per la prima volta, la ricerca indica una strada concreta.

Quando potremo avere statine meglio tollerate?
Come accade per ogni ricerca di base, servirà ancora tempo prima che questa scoperta si traduca in una nuova terapia.
Lo studio è stato condotto su cellule muscolari e modelli animali, e saranno necessari studi clinici per verificare se lo stesso approccio sia efficace e sicuro anche nelle persone.
Gli stessi autori invitano alla prudenza.
Non esiste ancora un farmaco capace di prevenire i dolori muscolari da statine e, per chi assume già questa terapia, il messaggio non cambia: non bisogna sospenderla senza averne parlato con il proprio medico, perché i benefici nella prevenzione di infarto e ictus sono ampiamente documentati.
La ricerca, però, ha superato un ostacolo importante.
Per anni il problema era sapere che cosa provocasse quei dolori.
Oggi, per la prima volta, sappiamo dove nasce il meccanismo che li innesca.
Ed è quasi sempre da una scoperta come questa che iniziano le terapie del futuro.

Allora i dolori da statine potranno essere evitati?
Oggi la risposta è prudente, ma per la prima volta anche concreta.
Questo studio non ha ancora trovato una cura per i dolori muscolari provocati dalle statine. Ha fatto qualcosa che, nella ricerca biomedica, spesso è ancora più importante: ha individuato un bersaglio preciso su cui costruirla.
Per milioni di persone che assumono questi farmaci, la prospettiva è significativa. Se studi futuri confermeranno questi risultati, potrebbe diventare possibile prevenire gli effetti collaterali muscolari senza rinunciare alla protezione contro infarto e ictus.
Nel frattempo il messaggio per chi è in terapia non cambia. Le statine restano uno dei farmaci più efficaci nella prevenzione cardiovascolare e non devono essere sospese di propria iniziativa. Eventuali dolori muscolari vanno sempre discussi con il medico, che può valutare strategie diverse, dalla modifica della dose al cambio della molecola.
Forse, però, la scoperta più importante è un’altra.
Per anni abbiamo pensato che il beneficio sul cuore e il dolore ai muscoli fossero il prezzo inevitabile della stessa terapia.
Oggi la ricerca suggerisce una prospettiva diversa.
Forse non sono due facce della stessa medaglia.
E, se davvero seguono strade biologiche differenti, la prossima generazione di statine potrebbe non limitarsi a proteggere meglio il cuore.
Potrebbe essere anche molto più facile da continuare per tutta la vita.
Per la sanità pubblica la posta in gioco è alta: le statine restano uno dei pilastri della prevenzione cardiovascolare, e ogni paziente che interrompe la terapia per un effetto collaterale evitabile è un paziente esposto a un rischio più alto di infarto e ictus. Una statina meglio tollerata significherebbe, semplicemente, più persone protette più a lungo.
FONTI
– McMaster University, “Scientists may have found a way to prevent statin muscle pain”, ScienceDaily, 1 agosto 2026: https://www.sciencedaily.com/releases/2026/07/260731034152.htm
– Robin N., Barra N.G., et al., “Statins promote muscle metabolic danger and NLRP3-mediated myopathy via lower protein-prenylation and YAP”, Science Advances, 2026, DOI: 10.1126/sciadv.adz3612