Per molti rappresentano un gesto quotidiano ritenuto innocuo: una compressa effervescente di vitamine sciolta in un bicchiere d’acqua, spesso assunta senza una reale indicazione medica. Eppure la ricerca scientifica invita alla prudenza. Se utilizzati in modo improprio, soprattutto ad alte dosi e per lunghi periodi, alcuni integratori vitaminici possono aumentare il rischio di calcolosi renale nelle persone predisposte.
Il problema non riguarda tutti gli integratori, ma soprattutto quelli ricchi di vitamina C, calcio, vitamina D e, in alcuni casi, formulazioni ad elevato contenuto di sodio, spesso presenti nelle compresse effervescenti. “Anche la vitamina C – quando è troppa – diventa un problema” spiega Paolo Fedelini urologo ex direttore del dipartimento di Napoli da poco in pensione.
L’acido ascorbico è essenziale per il sistema immunitario ma l’organismo elimina l’eccesso trasformandone una parte in ossalato, una sostanza che può combinarsi con il calcio formando i più comuni calcoli renali.
Diversi studi prospettici hanno osservato che un’assunzione cronica di vitamina C superiore a circa 1.000 mg al giorno, soprattutto negli uomini, può aumentare il rischio di calcoli di ossalato di calcio. Il rischio è maggiore nei soggetti che hanno già avuto episodi di calcolosi o presentano familiarità. Attenzione anche al calcio e alla vitamina D.
Può sembrare un paradosso ma il calcio assunto con gli alimenti protegge dai calcoli, mentre l’assunzione indiscriminata di integratori di calcio, specie lontano dai pasti e senza indicazione medica, può aumentare l’eliminazione urinaria di calcio.
Anche dosi elevate di vitamina D possono favorire l’ipercalciuria in soggetti predisposti, aumentando la probabilità di formazione di calcoli.
Il ruolo nascosto del sodio: molte compresse effervescenti contengono quantità significative di sodio necessarie per la loro dissoluzione. Un eccesso di sodio aumenta l’escrezione urinaria di calcio, creando un ambiente favorevole alla formazione dei calcoli. Questo aspetto è particolarmente importante per chi soffre di ipertensione, insufficienza cardiaca o malattia renale cronica. Il rischio è maggiore in persone con precedenti episodi di calcoli renali, familiarità per nefrolitiasi, scarsa assunzione di acqua, diete ricche di sale e proteine animali, obesità, diabete o sindrome metabolica, malattie intestinali che aumentano l’assorbimento di ossalato.
I sintomi da non sottovalutare
Un calcolo può rimanere silenzioso per anni oppure provocare dolore improvviso e molto intenso al fianco, sangue nelle urine, nausea e vomito, bisogno frequente di urinare e febbre che, se compare, segnala un’infezione associata.
Come prevenire i calcoli
La prevenzione si basa soprattutto sullo stile di vita: occorre bere almeno 2-2,5 litri di acqua al giorno, salvo diversa indicazione medica; limitare il consumo di sale; evitare megadosi di vitamina C senza prescrizione; assumere il calcio preferibilmente attraverso gli alimenti; mantenere un peso corporeo adeguato; seguire una dieta ricca di frutta e verdura e moderata nelle proteine animali.
Gli integratori servono davvero?
Nella maggior parte delle persone sane che seguono un’alimentazione equilibrata, un multivitaminico non offre benefici dimostrati nella prevenzione delle malattie croniche. Gli integratori hanno invece un ruolo importante quando esiste una carenza documentata o condizioni particolari, come gravidanza, alcune patologie, malassorbimento o specifiche indicazioni mediche. Anche vitamine e minerali possono avere effetti indesiderati se assunti senza necessità, in dosi elevate o per periodi prolungati. Prima di iniziare una supplementazione è opportuno valutare con il proprio medico se sia davvero indicata e quale formulazione sia la più adatta.
Bibliografia essenziale
Ferraro PM et al. Vitamin C Intake and the Risk of Kidney Stones. JAMA Internal Medicine.
European Association of Urology Guidelines on Urolithiasis.
National Kidney Foundation.
Kidney Disease: Improving Global Outcomes.
Taylor EN, Curhan GC. Studi epidemiologici su dieta e nefrolitiasi (Nurses’ Health Study e Health Professionals Follow-up Study).