di
Vera Martinella

Ne soffrono quasi tutti i malati oncologici, ma ne parlano poco, mentre esistono strategie efficaci. Irritazioni cutanee, perdita dell’appetito, infiammazioni del cavo orale, diarrea, nausea, gonfiore di braccia o gambe, stanchezza cronica, ansia sono i disturbi più frequenti

Irritazioni cutaneeperdita dell’appetito, infiammazioni del cavo orale, diarrea, nausea, gonfiore di braccia o gambe, stanchezza cronica, ansia e disturbi dell’umore. Solo alcuni degli effetti collaterali più frequenti delle terapie oncologiche che hanno un impatto molto negativo sulla qualità di vita dei pazienti. Chirurgia, radioterapia, chemioterapia e tutti gli altri farmaci creano quasi sempre «problemi» che sono spesso passeggeri e che possono essere prevenuti o tenuti efficacemente sotto controllo. Purché se ne parli fra medico, paziente e familiari. Cosa che non sempre accade. 

Solo un malato su cinque chiede aiuto

Secondo le indagini più recenti, infatti, soltanto un paziente su cinque chiede aiuto per alleviare le conseguenze indesiderate dei trattamenti anticancro. Anche le sperimentazioni sui nuovi farmaci le trascurano: 
uno studio italiano evidenzia che soltanto il 50% dei medicinali innovativi utili nel prolungare la sopravvivenza di un paziente, porta benefici nella quotidianità
 «Se correttamente segnalati i vari sintomi possono spesso essere combattuti o persino prevenuti – sottolinea Elisabetta Iannelli, segretario Generale della Federazione delle Associazioni di Volontariato Oncologico FAVO – .  Oggi la tossicità può essere misurata attraverso i PRO-CTCAE (Patient Reported Outcomes – Common Terminology Criteria for Adverse Event), che non sono ancora abbastanza diffusi negli ospedali. Si tratta di un questionario, disponibile anche in versione italiana, che consente al paziente di segnalare in autonomia e in maniera dettagliata gli effetti collaterali delle terapie anti-tumorali, superando, di fatto, la tendenza alla sottostima da parte dei medici delle tossicità con maggiore componente soggettiva».



















































Irritazioni cutanee

Irritazioni, prurito, secchezza, fragilità delle unghie, cicatrici. Oltre l’80% dei pazienti che si sottopongono a trattamenti antitumorali riferisce effetti indesiderati a carico della pelle, che non hanno ripercussioni soltanto sulla salute ma anche sul benessere e sull’immagine corporea. «C’è però qualcosa che si può fare per prevenire e alleviare i disturbi cutanei che variano da persona a persona, in base ai trattamenti eseguiti e alla sensibilità del soggetto interessato – spiega Francesco Perrone, direttore dell’Unità Sperimentazioni Cliniche all’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli -. La chemioterapia può alterare l’equilibrio della cute e delle mucose, alcuni farmaci biologici possono provocare eruzione cutanea, prurito, fotosensibilità. Anche immunoterapia e radioterapia spesso comportano tossicità per la pelle. Una tempestiva segnalazione al medico e agli infermieri consentirà di utilizzare cure appropriate (antibiotici, creme protettive o idratanti). Molto spesso, poi, i medici consiglieranno già dall’inizio della terapia di evitare per quanto possibile l’esposizione ai raggi solari e di usare creme ad alto fattore di protezione».

Perdita dell’appetito

Spesso le terapie contro il cancro comportano una riduzione dell’appetito, che è importante segnalare ai medici e che nei casi più rilevanti può prevedere la prescrizione di appositi farmaci. «Nella maggior parte dei casi un po’ di cura dello stile dell’alimentazione potrà giovare anche all’appetito – dice Perrone, che è anche presidente di Fondazione Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Alcuni suggerimenti utili sono: evitare cibi che in genere sono poco digeribili (ad esempio quelli cibi grassi o fritti); introdurre degli spuntini a metà mattina e nel pomeriggio, in modo da non concentrare l’alimentazione ai soli pasti principali. Può essere utile anche mangiare toast o dei cracker prima di andare a letto per non avere lo stomaco vuoto durante le prime ore del sonno. Alcuni consigli dettagliati per la cura dell’appetito sono anche disponibili sul sito dell’AIMaC, l’Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici».
Digiuno e perdita eccessiva di peso fanno crescere il rischio di complicanze chirurgiche, minore efficacia delle terapie, maggiore tossicità e peggiorano la qualità di vita dei pazienti, purtroppo però un malato su tre è malnutrito e questo influisce negativamente anche sulle terapie.

Infiammazioni del cavo orale

Alcuni farmaci, soprattutto chemioterapici, possono provocare un’infiammazione della bocca che i medici definirono mucosite. Anche in questo caso è meglio prevenire i problemi, prestando cura a buone regole di igiene orale: lavarsi i denti delicatamente con uno spazzolino a setole morbide, senza danneggiare le gengive, dopo ogni pasto; usare il filo interdentale regolarmente; bere molto per mantenere una corretta idratazione e conseguentemente anche la giusta umidità della bocca e delle labbra. In caso di arrossamenti, ulcere e dolori la segnalazione al medico è importante poiché potranno essere prescritti farmaci per favorire la guarigione ed evitare la sovrapposizione di infezioni.

Diarrea

Tanto «imbarazzante» e poco raccontata, quanto diffusa: la a diarrea è uno degli effetti collaterali più comuni perché è possibile conseguenza di molti trattamenti anticancro. Il più delle volte è causata dall’effetto tossico dei farmaci sulle pareti dell’intestino. È molto importante che un paziente che ha diarrea lo segnali tempestivamente ai medici, per prevenire o trattare la disidratazione che spesso può aggiungersi alle scariche, soprattutto in pazienti in età avanzata. In quest’ottica è opportuno bere fino a 2 litri d’acqua al giorno, ridurre il consumo di verdure crude, come frutta preferire le banane e le mele, evitare o ridurre il consumo di caffè, alcolici e latticini. Il medico valuterà se è opportuno associare farmaci mirati per ridurre il numero delle scariche.

Nausea e vomito: cosa mangiare

«Prevenzione è la parola chiave nella gestione di nausea e vomito associati ai trattamenti antitumorali – dice Perrone -. Una corretta prevenzione passa anche da un’alimentazione adeguata, basata su cibi leggeri, distribuiti non solo nei pasti principali (pranzo e cena) ma anche in una buona colazione e due spuntini, a mezza mattinata e nel pomeriggio. È opportuno scegliere alimenti che piacciano, anche se conviene evitarli nei momenti di maggior nausea per evitare di associare il loro gusto al malessere. Meglio evitare alimenti troppo caldi o troppo freddi o alimenti con odore e gusto troppo forte».

Nausea e vomito: no agli odori

«Meglio anche evitare di sentire gli odori della cucina, areando gli ambienti in cui si vive – continua l’esperto -. Sempre utile bere molto, in maniera distribuita durante la giornata. Anche evitare di stendersi a letto subito dopo l’assunzione di cibo, restando in piedi o seduti per almeno un’ora. Inoltre, sono disponibili diversi farmaci nella prevenzione e nel trattamento di nausea e vomito e il loro uso è definito in numerose linee guida internazionali e italiane. Nel caso in cui si stia per iniziare una terapia con medicinali che provocano nausea e vomito, il medico prescriverà dei farmaci che verranno somministrati prima e durante il trattamento con l’obiettivo di prevenire questi disturbi. È importante in ogni caso riferire al proprio medico la nausea anche quando questa è presente senza il vomito, poiché saranno comunque possibili aggiustamenti della terapia medica di prevenzione e cura di questo disturbo».

Gonfiore di braccia o gambe: il linfedema

«A volte la malattia stessa o i trattamenti chirurgici o radioterapici sono la causa dell’accumulo di linfa nelle estremità (linfedema) – dice Perrone -. La sensazione che vestiti, anelli, orologi stringano più del solito, le alterazioni della sensibilità al tatto, modifiche della cute (tesa o secca) o il dolore sono in genere le prime manifestazioni del linfedema e spesso precedono il gonfiore evidente. Il trattamento del linfedema ha più probabilità di successo se avviene precocemente e in centri qualificati». La cura consiste in massaggi (linfodrenaggio), auto-bendaggi, bracciali o calze elastiche, esercizi che il paziente (dopo averli imparati da personale specializzato) esegue in autonomia a casa propria.

Stanchezza cronica

Una stanchezza infinita, uno stato di debolezza che non passa e che, anzi, finisce per avere conseguenze a livello psicologico. La fatigue è questo e molto altro. E’ un problema fra i più frequenti e invalidanti per le persone con un tumore, soprattutto durante i trattamenti di chemioterapia e radioterapia. Può essere un sintomo legato al tumore stesso, ai trattamenti o essere spia di uno stato depressivo.  La provano praticamente tutti i pazienti, ma pochi la riconoscono e i medici troppo spesso la trascurano, non se ne occupano, con conseguenze pesantissime sulla quotidianità dei malati. «Organizzare la propria giornata, fare attività fisica di lieve o moderata intensità, curare la propria dieta e il sonno può aiutare a combattere questo problema – chiarisce Perrone -. Riferire il problema al medico aiuterà a valutare se tra le cause ci possa essere una forma di anemia risolvibile, a integrare gli stili di vita con eventuali trattamenti antidepressivi o contrastando eventuali deficit vitaminici e nutrizionali».

Ansia, depressione, disturbi dell’umore

Praticamente tutti i pazienti, e i loro familiari, affrontano uno choc emotivo al momento della diagnosi di tumore: rabbia, disperazione, paura prendono il sopravvento iniziale, ma anche successivamente circa il 75 per cento dei malati mostra sintomi di disagio (che non vanno trascurati o minimizzati). Disturbi d’ansia e depressivi possono interferire in maniera significativa sia con l’adesione alle cure sia con la qualità della vita, per questo è importante chiedere aiuto a uno psicologo, se se ne sente il bisogno, che potrà poi richiedere la prescrizione di appositi medicinali in caso lo ritenga utile e necessario. Inoltre, per contrastare il disagio emotivo, può essere utile: fare movimento, non isolarsi, dormire in modo adeguato, partecipare ad attività di gruppo, seguire corsi, lavorare, così come condividere le proprie emozioni e problematiche con altri malati.

Hai un dubbio o un quesito medico?

I nostri medici e specialisti rispondo ai tuoi quesiti su temi sanitari

7 agosto 2026