L’allarme arriva dagli Stati Uniti, dove le autorità sanitarie stanno monitorando diversi focolai di salmonellosi riconducibili a fonti differenti: peperoncini jalapeño contaminati, uova e persino polli allevati in casa. Centinaia di persone si sono ammalate e decine sono finite in ospedale, a conferma di quanto la Salmonella continui a rappresentare una delle principali cause di infezioni alimentari nel mondo.

L’episodio americano, però, è anche un promemoria per l’Europa e per l’Italia, soprattutto in piena estate. Le temperature elevate favoriscono infatti la moltiplicazione dei batteri negli alimenti conservati in modo non corretto e aumentano il rischio di contaminazione durante la preparazione dei pasti. Non è un caso che i mesi più caldi siano tradizionalmente quelli in cui si registra il maggior numero di tossinfezioni alimentari.

La salmonellosi è provocata da batteri del genere Salmonella, presenti in natura in numerose varianti. La trasmissione avviene soprattutto attraverso il consumo di alimenti contaminati, in particolare uova crude o poco cotte, carne di pollo e di maiale non sufficientemente cotta, latte non pastorizzato e prodotti derivati. Anche frutta e verdura possono diventare veicolo dell’infezione se vengono contaminate durante la produzione o la manipolazione. Più raramente il contagio può avvenire attraverso il contatto con animali infetti, come rettili o pollame domestico.

I sintomi compaiono generalmente tra le 6 e le 72 ore dopo l’ingestione del batterio. I più frequenti sono diarrea, febbre, dolori addominali, nausea e vomito. Nella maggior parte degli adulti sani la malattia si risolve spontaneamente nel giro di pochi giorni con una buona idratazione e riposo. La situazione può però diventare più seria nei bambini piccoli, negli anziani, nelle donne in gravidanza e nelle persone con un sistema immunitario indebolito, per le quali il rischio di complicanze è maggiore e può rendersi necessario il ricovero ospedaliero.

Proprio l’estate impone un’attenzione particolare. Durante picnic, barbecue, buffet e pranzi all’aperto è più facile interrompere la catena del freddo, lasciando gli alimenti esposti per troppo tempo a temperature favorevoli alla proliferazione batterica. Anche una semplice maionese preparata con uova crude o una carne cotta solo superficialmente possono trasformarsi in un veicolo di infezione.

La buona notizia è che la salmonellosi si può prevenire con comportamenti molto semplici. Il primo è cuocere accuratamente carne, pollame e uova: la Salmonella non resiste alle alte temperature. Fondamentale è poi evitare la contaminazione crociata, utilizzando taglieri e utensili diversi per alimenti crudi e cotti e lavando accuratamente mani e superfici dopo aver manipolato carne o uova crude. Frutta e verdura devono essere lavate con attenzione e gli alimenti deperibili non vanno lasciati fuori dal frigorifero per tempi prolungati, soprattutto quando il termometro supera i 30 gradi. Il congelamento, inoltre, non elimina il batterio, ma ne blocca soltanto la crescita: una volta scongelato, se l’alimento è contaminato, il rischio rimane.

E in Italia? La risposta è sì: negli ultimi anni la prevenzione è diventata sempre più strutturata. Oltre alle campagne informative rivolte ai cittadini, il Ministero della Salute promuove regolarmente indicazioni specifiche sulla corretta manipolazione degli alimenti e coordina, insieme agli Istituti Zooprofilattici e all’Istituto Superiore di Sanità, sistemi di sorveglianza che monitorano i casi umani e controllano la presenza del batterio negli allevamenti. È inoltre operativo un Piano Nazionale di Controllo delle Salmonellosi negli avicoli, aggiornato per il triennio 2025-2027, che punta a ridurre ulteriormente la presenza dei sierotipi più pericolosi lungo la filiera alimentare, dalla produzione fino alla distribuzione.

L’attenzione, dunque, non manca. Ma nessun sistema di controllo può sostituire la prudenza nelle cucine di casa. Perché se è vero che i richiami alimentari e i controlli ufficiali rappresentano la prima barriera di sicurezza, l’ultima – e spesso la più efficace – resta quella fatta di piccoli gesti quotidiani: lavarsi le mani, rispettare la catena del freddo e cuocere bene gli alimenti. Sono accorgimenti semplici che, soprattutto durante l’estate, possono fare la differenza tra una cena all’aperto e qualche giorno di febbre, crampi e diarrea.