di
Vera Martinella

Il consumo regolare è risultato associato a un aumento del rischio di carcinoma epatocellulare e colangiocarcinoma intraepatico. Invece non sono emersi legami tra bevande dolcificate artificialmente e tumore

Ha fatto rumore negli Stati Uniti, anche nella comunità scientifica, una ricerca pubblicata sulla rivista Jama Network Open, accompagnata peraltro da un approfondito commento. Secondo un’analisi aggregata di 11 studi prospettici, che hanno coinvolto oltre un milione e mezzo di adulti, il consumo regolare di bevande zuccherate è risultato associato a un aumento del rischio di due sottotipi di tumore al fegato, il carcinoma epatocellulare e il colangiocarcinoma intraepatico. Mentre non sono emersi legami tra cancro al fegato e l’assunzione di bevande dolcificate artificialmente.

Non eccedere con le bibite zuccherate

Perché questa differenza? «Dal punto di vista biologico questo dato è plausibile perché sappiamo che le bibite zuccherate, essendo caloriche e contenendo anche fruttosio, possono far crescere le probabilità di una serie di condizioni metaboliche che favoriscono l’insorgenza di un tumore del fegato – risponde Mattia Garutti, oncologo e nutrizionista al Centro di riferimento oncologico Irccs di Aviano (Pordenone) -. Parliamo di obesità, diabete di tipo 2 e soprattutto di steatosi epatica (o fegato grasso) e di malattia epatica associata a disfunzione metabolica (Masld), che è una delle cause più importanti d’infiammazione cronica del fegato, porta alla cirrosi che a sua volta può evolvere in un tumore del fegato». Il richiamo alla moderazione nel consumo di bibite zuccherate (come quelle a base di cola, limonate, energy drink, succhi di frutta e via dicendo: oggi ne esistono moltissime) per arginare il pericolo di cancro non è nuovo, ma «come sempre quando si parla di alimentazione è importante la moderazione» sottolinea Garutti. 



















































Il nuovo studio e il commento

«Le bevande dolcificate artificialmente e quelle zuccherate sono ampiamente consumate in tutto il mondo e sono state associate a disturbi metabolici, tra cui obesità e diabete di tipo 2, che sono fattori di rischio accertati per il cancro al fegato – scrive l’autrice principale Katherine McGlynn, del National Cancer Institute -. Ma le evidenze che documentano un nesso diretto con questo tipo di tumore sono limitate e incoerenti». Per trovare una risposta i ricercatori, tutti americani attivi in alcuni dei Centri ospedalieri più importanti degli Usa, hanno analizzato i dati contenuti in 11 studi condotti tra il 1980 e il 2009 su 1.518.411 persone adulte seguite per molti anni (fino al 2000-2019). «I risultati indicano che l’aumento di una bevanda zuccherata al giorno non è risultato associato al rischio complessivo di cancro al fegato, ma è invece stato collegato a un aumento del rischio di carcinoma epatocellulare in 10 studi e di colangiocarcinoma intraepatico in sei studi» conclude l’autrice. Nel commento che su Jama accompagna lo studio, i due esperti Daniel Clayton-Chubb e Andrew T. Chan del Massachusetts General Hospital e della Harvard Medical School di Boston scrivono che «questi dati consolidano le prove che associano le bevande zuccherate al cancro al fegato, sollevando al contempo la possibilità, alquanto singolare, che tale associazione non sia interamente mediata dal legame tra le bevande zuccherate e le malattie da disregolazione metabolica. D’altro canto, lo studio offre una certa rassicurazione sul fatto che i dolcificanti artificiali probabilmente non rappresentano un fattore di rischio importante».

Un’informazione importante

«Sono dati che non stupiscono, in linea anche con quelli di altri studi precedenti» commenta Mattia Garutti. Per esempio una ricerca aveva fatto emergere il legame fra bibite zuccherate e cancro al colon e un’altra indagine su quasi 100mila donne in post-menopausa ha indicato che chi consuma almeno una bevanda zuccherata al giorno presenta tassi significativamente più elevati di cancro al fegato. Con una distinzione (come nella ricerca recente) fra le bevande dolcificate artificialmente e le altre bibite zuccherine. «È importante sottolineare che questo studio non ci permette di trarre delle conclusioni definitive sul legame tra bibite zuccherine e cancro al fegato, non dimostra un legame causa-effetto» sottolinea l’oncologo. Si tratta infatti di uno studio osservazionale che, in pratica, si basa sulle dichiarazioni dei partecipanti in merito alle loro abitudini e, in base a questo, trae poi delle conclusioni su ciò che accade anni dopo. «Sono limiti inevitabili di questo tipo di ricerche, dichiarati dagli autori stessi, ma ci permettono comunque di avere informazioni importanti – conclude Garutti -. Insomma, non possiamo dire che le bibite zuccherate causano il cancro al fegato, ma che sono associate all’insorgenza di questa neoplasia. In pratica: chi consuma molte bibite zuccherate è probabile che abbia anche altri stili di vita meno salutari (come dieta scorretta, sovrappeso, sedentarietà) che espongono a maggiori probabilità di tumore».

Otto casi su dieci si potrebbero evitare

Ogni anno in Italia sono stimate oltre 12.500 nuove diagnosi di tumore del fegato e, a cinque anni dalla diagnosi, è vivo in media il 22% dei pazienti. Nonostante l’arrivo di nuove terapie, questa resta una neoplasia difficile da trattare, ma che potrebbe essere ampiamente evitata. Una recente indagine ha evidenziato che quasi l’80% dei tumori al fegato si può evitare solo con la prevenzione: la maggioranza dei casi, infatti, è riconducibile a fattori di rischio noti, quali l’infezione da virus dell’epatite B e C. Negli ultimi anni, però, si è osservato un progressivo incremento dei casi collegati a sovrappeso, diabete e all’eccesso di bevande alcoliche (dato che la cirrosi epatica predispone all’insorgenza di questa neoplasia).

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10 agosto 2026