Il pavimento pelvico entra in scena, di solito, quando qualcosa non funziona: dopo un parto, davanti a una perdita urinaria, talvolta nel momento meno mondano possibile. Eppure questa trama muscolare, sospesa alla base del bacino, non è soltanto il discreto servizio d’ordine di vescica, retto e organi genitali; partecipa anche alla sessualità, contribuendo nelle donne al controllo della zona vaginale e alle contrazioni dell’orgasmo, negli uomini ai meccanismi coinvolti nella funzione erettile. Continenza e funzione sessuale, dunque, abitano lo stesso piccolo teatro anatomico.
La promessa che circola è seducente: allenate quei muscoli e la vita sessuale ne guadagnerà. Qualcosa di vero c’è, ma vediamo le prove prima di affidare ai Kegel il ruolo di amuleto universale. Il NIDDK, l’istituto statunitense che si occupa fra l’altro di patologie digestive, renali e del diabete, riconosce che l’allenamento del pavimento pelvico può aiutare non soltanto la continenza, ma anche la funzione sessuale di donne e uomini. Una meta-analisi pubblicata nel 2024 ha registrato, nelle donne, miglioramenti nel punteggio complessivo del Female Sexual Function Index e in diverse sue componenti. Subito, però, arriva la cucitura che impedisce alla tesi di gonfiarsi come una réclame: la certezza delle prove è stata giudicata bassa.
Le ricerche femminili sono più numerose, benché il quadro continui a muoversi. In un trial randomizzato del 2026, 71 donne con incontinenza urinaria e sintomi di disfunzione sessuale sono state divise fra esercizi eseguiti da soli ed esercizi associati a sfere vaginali. Dopo quattro mesi, il punteggio sessuale complessivo non mostrava differenze significative tra i gruppi; soltanto alcuni aspetti, fra cui il desiderio, offrivano segnali favorevoli con il dispositivo. Le sfere, insomma, possono aggiungere qualcosa in casi specifici, ma non hanno conquistato il trono: non è dimostrato che serva un accessorio particolare per ottenere un beneficio, per quanto la confezione possa presentarsi con l’aria risolutiva di un banditore.
Passando agli uomini, la platea degli studi si restringe. Un piccolo studio randomizzato ha osservato miglioramenti della disfunzione erettile quando gli esercizi venivano accompagnati da biofeedback e cambiamenti dello stile di vita. È un segnale interessante, non una sentenza. La disfunzione erettile può infatti dipendere da cause vascolari, neurologiche, ormonali, farmacologiche oppure psicologiche; trasformare i Kegel in una terapia buona per tutti significherebbe confondere un possibile strumento con l’intera cassetta degli attrezzi.
Ma come si eseguono? “Stringere” è un’indicazione troppo povera. Il NIDDK suggerisce di riconoscere i muscoli immaginando di trattenere un gas; interrompere il flusso urinario può servire una volta, come prova di identificazione, ma non deve diventare un’abitudine durante la minzione, perché rischia di interferire con il corretto svuotamento della vescica. Individuato il punto, una routine iniziale può alternare una contrazione di circa tre secondi a un rilassamento completo, aumentando gradualmente le ripetizioni. L’ACOG offre un riferimento pratico: 10 contrazioni, tre volte al giorno, partendo da tre secondi e allungando progressivamente la durata.
Il dettaglio decisivo? Non si vede, ma si sente nella qualità del gesto. Addome, cosce e glutei dovrebbero restare fuori dalla manovra, il respiro deve proseguire normalmente e, dopo ogni contrazione, occorre rilasciare davvero. Un pavimento pelvico efficiente non vive sull’attenti dalla mattina alla sera: sa attivarsi, sostenere, coordinarsi e poi cedere. Forza e rilassamento non sono rivali; lavorano in coppia.
Qui si incrina il mito più tenace. Non tutti hanno bisogno di muscoli più forti: in alcune persone il pavimento pelvico è già troppo teso, o iperattivo. I servizi specialistici del NHS ricordano che questa condizione può associarsi a tensione e dolore e comparire, per esempio, nel vaginismo e nella dispareunia. Aggiungere contrazioni a contrazioni, in simili circostanze, può essere controproducente; può servire invece imparare a rilassare la muscolatura, coordinare il respiro e ridurre la tensione, eventualmente con l’assistenza di un fisioterapista specializzato.
E poi ci sono i segnali che non meritano eroismi domestici: dolore durante o dopo gli esercizi, difficoltà a urinare, rapporti dolorosi, peggioramento dei sintomi. Anche il NIDDK avverte che un allenamento eccessivo può ostacolare la minzione o l’evacuazione. La lezione finale è meno scintillante delle promesse online, ma assai più solida: i Kegel possono aiutare la continenza e, a quanto pare, alcuni aspetti della sessualità; la vera competenza consiste però nel capire se quei muscoli debbano essere rinforzati, coordinati oppure finalmente lasciati rilassare. In questo piccolo teatro del bacino, non vince chi stringe di più. Vince chi sa dirigere il movimento.

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National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK–NIH), “Kegel Exercises”, indicazioni su tecnica corretta, continenza e funzione sessuale.
American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), “Pelvic Support Problems”, indicazioni pratiche sull’esecuzione degli esercizi del pavimento pelvico.
Jorge C.H., Bø K., Chiazuto Catai C. et al., “Pelvic floor muscle training as treatment for female sexual dysfunction: a systematic review and meta-analysis”, American Journal of Obstetrics and Gynecology, 2024; 231(1):51–66.e1.
Dorey G., Speakman M.J., Feneley R.C.L. et al., “Pelvic floor exercises for erectile dysfunction”, BJU International, 2005; 96(4):595–597.
Blanco-Ratto L., Ramirez-Garcia I., Kauffmann S. et al., “Effect of Vaginal Spheres and Pelvic Floor Exercises on Female Sexual Function in Women with Urinary Incontinence: A Randomized Controlled Trial”, International Urogynecology Journal, online 2025, volume 37, 2026.
