di
Valentina Rorato

I risultati di un’analisi su quasi 7mila ragazzi suggeriscono che la scarsa qualità cronica del sonno da piccoli (la media è 11 ore a notte) a può contribuire a problemi di salute mentale a lungo termine attraverso meccanismi biologici come l’infiammazione

I bambini che nel corso dei primi anni di vita dormono poco o in modo molto frammentato corrono un rischio quasi doppio di sviluppare una depressione tra i 13 e i 22 anni. Lo dimostra uno studio pubblicato su European Child & Adolescent Psychiatry  guidato da Isabel Morales-Muñoz dell’Università di Birmingham.

L’analisi

Il lavoro attinge a una delle coorti più seguite al mondo, il progetto Children of the 90s dell’Università di Bristol, che ha accompagnato dalla nascita fino ai 22 anni, i figli di oltre 14.500 donne arruolate all’inizio degli anni Novanta. I ricercatori hanno osservato quasi 6.800 ragazzi, raccogliendo le loro abitudine legate al sonno, inizialmente riferite dai genitori, poi personalmente dagli adolescenti, chiamati a rispondere a un questionario sull’umore e il riposo. Che cosa è emerso? La durata media del sonno dei bambini è stata di circa 11 ore a notte, con una variabilità significativamente maggiore nei bambini più piccoli. Una minoranza, che equivale a circa il 2% dei partecipanti allo studio, ha però dimostrato di dormire meno — tra le nove e le nove ore e mezza — durante tutta l’infanzia. È proprio in questo gruppo che, anni dopo, la depressione persistente è comparsa quasi con una doppia frequenza rispetto ai coetanei. «Abbiamo scoperto che i bambini che hanno dormito costantemente meno durante l’infanzia ha mostrato un rischio maggiore di sviluppare la depressione durante l’adolescenza», conferma Isabel Morales-Muñoz. «Un raddoppio delle probabilità potrebbe sembrare elevato, ma abbiamo osservato che i problemi di sonno persistenti hanno interessato solo un piccolo numero di bambini che hanno partecipato allo studio e che, anche in questo caso, solo una piccola percentuale (il 4,5% percento) ha poi manifestato sintomi depressivi persistenti».



















































Infiammazione 

Lo studio prova anche a spiegare il motivo di questa relazione. Oltre alle ore di sonno, l’unico altro elemento che pare incidere in modo netto sulla predisposizione alla depressione è il sesso femminile (in linea con gli studi internazionali precedenti). Non pesa invece l’abitudine a coricarsi presto o tardi. Misurando alcuni indicatori dell’infiammazione a 9 anni, i ricercatori hanno però notato che livelli alti di un marcatore, l’interleuchina-6, sembra avere un effetto causale sul cervello durante lo sviluppo, portando a una maggiore predisposizione alla depressione.
«I risultati suggeriscono che la scarsa qualità cronica del sonno può contribuire a problemi di salute mentale a lungo termine attraverso meccanismi biologici, tra cui l’infiammazione. Tuttavia, il miglioramento delle abitudini del sonno e delle routine serali può interrompere questo effetto», sottolinea Rebekah Amos dell’Università di Birmingham, coautrice di questo studio, a cui fanno eco le parole della collega Morales-Muñoz: 

Buone abitudini 

«Il sonno è uno degli aspetti dell’infanzia che si possono migliorare senza interventi medici, con benefici che vanno ben oltre la salute mentale». Ad esempio, tra le misure per migliorare il sonno dei bambini si annoverano l’adozione di orari di sonno più precoci e regolari, la riduzione del tempo trascorso davanti agli schermi prima di dormire, l’incoraggiamento all’attività fisica durante il giorno e la creazione di un ambiente tranquillo. Educare le famiglie a sane abitudini del sonno può contribuire a prevenire difficoltà del sonno persistenti e a sostenere il benessere mentale. Tuttavia, l’accesso alle condizioni necessarie per un sonno di buona qualità non è equo né sempre possibile, poiché fattori come l’alloggio, il reddito e l’ambiente del quartiere influenzano la capacità dei bambini di riposare a sufficienza.

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19 agosto 2026