Firenze, 23 agosto 2026 – Carapelli Firenze potrebbe tornare italiana. Bonifiche Ferraresi infatti, avrebbe siglato un patto informale con la spagnola Dcoop per rilevare il controllo operativo dello storico marchio che da trent’anni ha sede a Sambuca Valdipesa, nel comune di Barberino Tavarnelle. L’operazione rientra nell’ambito della partita per Deoleo, il gruppo anglo-iberico che dal 2005 possiede Carapelli e che oggi fa capo al fondo britannico Cvc Partners. Interpellata sulla vicenda, BF ha risposto con un “no comment”.

Cosa c’è in gioco

L’affare, riportato da ItaliaOggi, vede Dcoop offrire 470 milioni di euro per il 57% di Deoleo in mano a Cvc, superando la proposta del gruppo umbro Coricelli e lasciando fuori dai giochi Newlat Food, la francese Avril e l’australiana Cobram Estate Olives. La cooperativa andalusa, guidata da Antonio Luque, dovrà però cedere Carapelli e Bertolli per ragioni antitrust, possedendo già negli Stati Uniti il marchio Pompeian: a BF andrebbe così Carapelli, alla spagnola Acesur Bertolli. Il closing è atteso a settembre, con Kpmg advisor dell’operazione.

Una storia toscana

Fondata nel 1893 da Cesira e Costantino Carapelli, l’azienda fiorentina è passata sotto il controllo di Deoleo (allora Sos Corporación Alimentaria) vent’anni fa, nel 2005, restando da allora un marchio periferico nel portafoglio del colosso di Cordoba, che controlla anche Carbonell, Koipe e Hojiblanca.

In Italia le reazioni sono divise. Coldiretti, legata a Bf, guarda con favore al rientro di Carapelli nell’orbita del colosso ferrarese guidato da Federico Vecchioni, nonostante l’accordo di filiera con Coricelli; più attendista Cia-Italia Olivicola, che con Carapelli ha un rapporto consolidato.

Il precedente pesa: nel 2014 un’offerta del Fondo Strategico Italiano su Deoleo fu affossata dall’opposizione di Madrid, che spianò la strada a Cvc. Resta la fotografia del risiko del settore olio. Secondo Nielsen, Carapelli vale ormai il 2-3% del mercato italiano, ma pesa di più su quello francese e centroeuropeo, dove si apprezzano blend con oli comunitari ed extracomunitari, compreso quello tunisino.

100 milioni di litri all’anno

Il governo italiano, a differenza di quello spagnolo, resta finora defilato, mentre a Roma cresce l’attenzione sul destino di uno dei marchi storici dell’olio toscano, tra i più esportati al mondo. Quello di Carapelli alla Sambuca è un impianto completamente digitalizzato e con moderne tecnologie di gestione e conservazione dell’olio, ha una capacità produttiva di oltre 100 milioni di litri l’anno e otto linee di confezionamento.

Serve sia il mercato italiano (40%) sia l’export (60%) con destinazione Europa, Usa, Canada e altri mercati emergenti. Conta oggi 132 dipendenti diretti, 82% dell’area Firenze-Siena, 40% di occupazione femminile, e un terzo delle forniture di materiali e servizi è toscano. Carapelli ha raggiunto accordi di filiera con Confagricoltura e con Cia che hanno permesso di valorizzare l’olio 100% italiano e di favorire un’evoluzione sostenibile del settore, in linea con il Piano olivicolo nazionale.