Colazione da re, cena da povero? La vecchia raccomandazione popolare trova nuovi motivi di interesse, ma non ancora una dimostrazione definitiva. Uno studio condotto su oltre 31 mila adulti statunitensi ha rilevato che consumare il primo pasto molto tardi è associato a una mortalità più elevata e a una minore aspettativa di vita.
Il lavoro, pubblicato sull’European Journal of Clinical Nutrition, ha analizzato i dati di 31.044 persone dai 40 anni in su. I ricercatori hanno considerato l’orario del primo e dell’ultimo apporto calorico e l’ampiezza della cosiddetta finestra alimentare, collegando queste informazioni ai decessi avvenuti durante il periodo di osservazione.
Rispetto a chi consumava il primo pasto tra le 7 e le 8, le persone che iniziavano a mangiare dopo mezzogiorno presentavano un rischio di morte per tutte le cause superiore del 29% e un’associazione ancora più marcata con la mortalità cardiovascolare. Anche un ultimo pasto molto anticipato o, all’estremo opposto, consumato dopo mezzanotte risultava associato a esiti meno favorevoli.
Il corpo possiede anche orologi periferici Il metabolismo non lavora nello stesso modo a tutte le ore. Oltre all’orologio centrale regolato dalla luce, fegato, pancreas, intestino, muscoli e tessuto adiposo possiedono ritmi propri, sincronizzati anche dall’arrivo del cibo.
La sensibilità all’insulina tende generalmente a essere migliore nella prima parte della giornata. La stessa quantità di calorie consumata di notte può produrre risposte differenti di glicemia, trigliceridi e ormoni della fame rispetto a un pasto diurno.
Mangiare molto tardi può inoltre coincidere con sonno più breve, reflusso, minore attività fisica e maggiore consumo di alimenti calorici. Questa rete di fattori spiega perché la crononutrizione stia diventando un campo di ricerca autonomo.
Non è la prova che anticipare la colazione allunghi la vita
Lo studio è osservazionale. Può dimostrare un’associazione, non che sia l’orario a causare direttamente la differenza di mortalità. Chi fa il primo pasto dopo mezzogiorno può essere un lavoratore notturno, una persona con insonnia, depressione, fragilità o abitudini complessivamente meno favorevoli.
Anche saltare la colazione non ha lo stesso significato per tutti. Può far parte di una strategia alimentare organizzata oppure derivare da scarso appetito, difficoltà economiche, turni di lavoro, malattia o perdita di autonomia.
I dati non autorizzano dunque a indicare le 7 come una soglia biologica universale. Suggeriscono piuttosto che una giornata alimentare completamente spostata verso la notte potrebbe essere un indicatore di alterazione dei ritmi circadiani e, forse, un fattore sul quale intervenire.
La regolarità potrebbe contare più dell’ora esatta
Per la maggior parte delle persone è ragionevole distribuire i pasti nelle ore diurne, evitare grandi quantità di cibo immediatamente prima di coricarsi e mantenere orari sufficientemente regolari. Conta però anche cosa si mangia: anticipare una colazione ricca di zuccheri e prodotti ultraprocessati non la trasforma automaticamente in un pasto protettivo.
Servono studi clinici nei quali persone con caratteristiche simili vengano assegnate a differenti orari alimentari. Solo così potremo capire quanto del rischio dipenda realmente dall’orologio e quanto dallo stile di vita che accompagna gli orari estremi.
Bibliografia essenziale
Hu W et al. Meal timing and eating window with all-cause and cardiovascular mortality and life expectancy. European Journal of Clinical Nutrition, 2026. PubMed
Manoogian ENC et al. Time-restricted eating for the prevention and management of metabolic diseases. Endocrine Reviews, 2022.
St-Onge MP et al. Meal timing and frequency: implications for cardiovascular disease prevention. Circulation, 2017.