Tutti si curano. Una bustina di magnesio prima di andare a letto, il collagene sciolto nel caffè, il multivitaminico a colazione: manca soltanto il medico, dettaglio ormai considerato quasi burocratico, come il timbro su un modulo che abbiamo già deciso di spedire. La tavola assume l’aria composta di un ambulatorio; il cucchiaino gira nella tazza e promette sonno, energia, pelle giovane, nervi saldi. Una terapia, insomma, salvo la diagnosi.
Leggo i dati tedeschi, che in questa faccenda europea hanno almeno il pregio della precisione: nel 2024 sono state vendute quasi 265 milioni di confezioni di vitamine, minerali e altri supplementi, l’8 per cento in più rispetto all’anno precedente. Il 67 per cento non è passato dalle farmacie, ma da supermercati, discount e drogherie. Si mette il rimedio nel carrello fra lo shampoo e i cereali; poi si torna a casa con la gradevole impressione di avere provveduto al proprio invecchiamento. Il commercio registra benissimo il desiderio. Il bisogno fisiologico, purtroppo, è un’altra contabilità.
Prendiamo il magnesio, bravissimo elemento: serve ai muscoli, ai nervi, alle ossa, alla produzione di energia e a centinaia di reazioni dell’organismo. Un curriculum simile, presentato in qualunque anticamera, spalanca tutte le porte. E infatti gli vengono affidati crampi, ansia, concentrazione, stanchezza, riposo notturno. Ma essere essenziale non significa che una dose aggiuntiva sia benefica, così come il fatto che una casa abbia bisogno di sedie non obbliga a comprarne dodici per dormire meglio.
Nell’aprile 2026 l’Office of Dietary Supplements dei National Institutes of Health ha ricordato una faccenda poco adatta alle réclame: le associazioni osservate fra magnesio, umore e sonno non hanno ricevuto conferme convincenti dagli studi clinici. Se non c’è una carenza, il supplemento può non servire. Nelle persone sane, quando l’apporto diminuisce, i reni limitano le perdite; il rischio di deficit diventa invece più concreto con celiachia e malattia di Crohn, diabete di tipo 2, alcolismo cronico o età avanzata. Qui l’ironia è fuori luogo: una carenza reale va riconosciuta e trattata per ciò che è, non confusa con quella vaga spossatezza del martedì che la pubblicità accoglie come una rivelazione clinica.
Anche la bustina, per quanto minuta e beneducata, può presentare il conto: diarrea, nausea, crampi addominali; inoltre il magnesio può interferire con alcuni antibiotici e con altri medicinali. Signora bustina, nessuno mette in dubbio le sue qualità. Ma chi la prende? In quale dose? Assume farmaci? Ha una carenza accertata? Domande terribilmente pratiche, lo so, e dunque assai meno seducenti della promessa di alzarsi al mattino riconciliati con l’universo.
Poi c’è il collagene, sostenuto da un ragionamento lineare, quasi progettato per diventare virale: la pelle, invecchiando, ne perde; noi lo ingeriamo; il materiale, come un corriere molecolare dotato di impeccabile navigatore, dovrebbe raggiungere la destinazione e rimettere in ordine rughe, elasticità e idratazione. Una meta-analisi pubblicata nel 2025 su The American Journal of Medicine ha esaminato 23 studi randomizzati, per un totale di 1.474 partecipanti. Presi tutti insieme, i risultati sembravano favorevoli: il genere di “prima e dopo” che in pochi secondi sembra chiudere la questione.
Poi gli autori hanno separato gli studi secondo qualità e finanziamenti. Le ricerche metodologicamente migliori e quelle senza sostegno industriale non mostravano benefici significativi; il segnale positivo arrivava soprattutto dagli studi sponsorizzati o più deboli. Non vuol dire che ogni formulazione sia certamente inutile: sarebbe una sentenza più comoda delle prove disponibili. Vuol dire, più modestamente e più seriamente, che la promessa di una pelle ringiovanita non può essere data per acquisita. Anche l’EFSA, esaminando il collagene idrolizzato per il mantenimento delle articolazioni, non ha riconosciuto un rapporto di causa ed effetto sufficientemente dimostrato.
L’equivoco maggiore, però, sta sull’etichetta. Nell’Unione europea gli integratori sono alimenti, non medicinali. Possono adoperare soltanto indicazioni salutistiche autorizzate, ma non sono tenuti a dimostrare efficacia seguendo lo stesso percorso imposto a un farmaco. Il pubblico vede flaconi, dosi, capsule e parole anatomiche; il diritto vede cibo. È una dissonanza regolatoria quasi perfetta: il prodotto parla con l’autorevolezza del camice bianco, ma alla frontiera mostra il documento d’identità di un alimento.
Il Bundesinstitut für Risikobewertung tedesco lo dice senza ornamenti: per una persona sana che mangia normalmente, gli integratori sono in genere superflui; una dieta squilibrata non si rimette in sesto con una compressa. Ciò non significa che non servano mai. Sono importanti quando esiste una carenza accertata, in gravidanza — è il caso dell’acido folico —, nelle sindromi da malassorbimento, con alcune diete restrittive o quando malattie e terapie cambiano i fabbisogni. Non è un processo agli integratori. È, semmai, la richiesta di mostrare il certificato di residenza prima di occupare stabilmente il comodino.
La domanda seria non è se vitamine, magnesio o collagene «funzionino», parola passe-partout che apre ogni porta e non entra in nessuna stanza. La domanda è: per chi, a quale dose, con quale obiettivo, sulla base di quali prove? Se manca la risposta, resta il rito: il caffè, il cucchiaino, la bustina. E una terapia molto efficiente contro la carenza meglio distribuita sul mercato: quella fabbricata dalla pubblicità.
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IQVIA, “Das OTC-Geschäft wächst mit wenig Veränderungen”, Healthcare Marketing, n. 4, 2025.
NIH Office of Dietary Supplements, Magnesium – Fact Sheet for Health Professionals; ODS Digest, aprile 2026.
Myung S-K, Park Y. Effects of Collagen Supplements on Skin Aging: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. The American Journal of Medicine. 2025;138(9):1264–1277. doi:10.1016/j.amjmed.2025.04.034.
EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies. Scientific Opinion on collagen hydrolysate and maintenance of joints. EFSA Journal. 2011;9(7):2291. doi:10.2903/j.efsa.2011.2291.
European Commission, Food Supplements; Bundesinstitut für Risikobewertung, Gesundheitliche Bewertung von Nahrungsergänzungsmitteln.

