di
Elena Meli

La qualità e la giusta quantità sono utili per la salute di globuli rossi e bianchi: ne migliorano la produzione con possibili ricadute positive sui percorsi di cura delle persone con patologie ematologiche

Dormire bene, fa buon sangue: per ora non è tra i comuni modi di dire ma potrebbe diventarlo presto. La scienza sta dimostrando infatti che fra i tanti benefici di un riposo adeguato per quantità e qualità c’è anche un migliore equilibrio dei parametri del sangue e una migliore risposta alle terapie in caso di malattie ematologiche: lo hanno sottolineato gli esperti durante un simposio dell’ultimo congresso dell’European Hematology Association a Stoccolma.

Sonno regolatore

Simon Méndez-Ferrer, ematologo dell’Università di Cambridge nel Regno Unito, ha spiegato per esempio che la produzione delle cellule del sangue è regolata dal sistema nervoso centrale secondo precisi «orologi molecolari»: questi, per funzionare in maniera corretta, hanno bisogno che sia rispettato il ciclo sonno-veglia e quindi che si dorma a sufficienza. «Un’alterazione del ritmo del sonno o un riposo di scarsa qualità modificano in peggio la qualità di globuli bianchi e rossi», ha spiegato Méndez-Ferrer. «Il dato può essere utilizzato anche per ottimizzare le terapie in caso di patologie come i tumori ematologici: sappiamo per esempio che il momento in cui si esegue un infusione di cellule staminali ematopoietiche (ovvero il trapianto di midollo impiegato per la cura di alcuni tumori del sangue, ndr) incide sui risultati clinici, proprio perché contano gli orologi biologici. Garantire ai pazienti un buon sonno quindi significa potenzialmente migliorare gli esiti di cura». Il dato è già evidente in modelli animali, ma anche nell’uomo è chiaro che il sonno agisce come regolatore della funzionalità delle cellule del sangue.



















































I benefici 

Si sa per esempio che il sonno disturbato pregiudica la capacità dei globuli rossi di caricarsi di ossigeno al meglio, riducendo così la quantità che può arrivare a tutti i tessuti. Inoltre, comporta un aumento del cortisolo che riduce l’attività dei globuli bianchi, rendendoci potenzialmente più esposti alle infezioni; un sonno di cattiva qualità ha un effetto negativo anche sull’attività delle piastrine e sui livelli di citochine pro-infiammatorie in circolo, compromettendo la corretta funzionalità del sistema immunitario. Le conseguenze dannose non si limitano infatti alle sole cellule del sangue: lo ha dimostrato una ricerca della Columbia University di qualche tempo fa su un gruppo di donne con una deprivazione minima ma cronica di sonno, una condizione comunissima perché in molti oggi dormono meno delle sei ore per notte che sono considerata la soglia al di sotto della quale i danni da deficit di riposo sono assai probabili. I ricercatori hanno dimostrato che bastano appena sei settimane di sonno insufficiente (le volontarie andavano a letto ogni sera un’ora e mezza prima del solito) per aumentare il livello di sostanze ossidanti presenti nei vasi sanguigni e vedere un incremento dell’infiammazione a livello del tessuto di rivestimento dei vasi, un elemento che aumenta il rischio di problemi cardiovascolari, dall’aterosclerosi all’infarto. La soluzione? Non pensare che il sonno sia una fase inutile della giornata, ma garantirsi dalle sette alle otto ore di riposo notturno, ogni giorno.

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29 agosto 2026