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Un’abitudine comune da evitare il più possibile. Dormire con il proprio smartphone vicino al letto causerebbe un peggioramento della qualità del sonno e della saturazione dell’ossigeno nel sangue. A dimostrarlo è uno studio pubblicato nel 2025 dalla facoltà di infermieristica dell’Università di Bratislava


APPROFONDIMENTI

Lo studio

I ricercatori slovacchi hanno analizzato come l’esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza emessi dai cellulari abbia influenzato il riposo notturno di un gruppo di studenti universitari. Attraverso l’uso di dispositivi indossabili, hanno monitorato diverse fasi del sonno per un anno, confrontando i periodi trascorsi con lo smartphone vicino al letto rispetto a quelli senza.

I risultati indicano che la presenza del telefono altera, ma non in modo significativo, la qualità o la durata delle varie fasi del sonno, inclusa quella REM. Tuttavia, è emersa una variazione rilevante nei livelli minimi e medi di saturazione dell’ossigeno nel sangue durante l’esposizione.

L’influenza degli smartphone sulla qualità del sonno

I dispositivi emettono campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF-EMF) che possono essere assorbiti dal corpo umano, specialmente quando gli smartphone sono utilizzati a breve distanza.

Gli studiosi hanno analizzato le quattro diverse fasi del sonno (veglia, sonno leggero, sonno profondo e REM) notando che non c’è stata una grande differenza tra gli studenti che avevano dormito con il telefono vicino al proprio cuscino e quelli che invece lo avevano tenuto lontano.
Nello specifico, la durata del sonno profondo, considerata cruciale per il recupero fisico e la rigenerazione cellulare, non ha mostrato cambiamenti rilevanti sotto l’effetto delle radiofrequenze.

Tuttavia, il sonno viene intaccato per vie traverse, legate all’utilizzo stesso del cellulare in prossimità di andare a dormire. Un esempio lampante sono le notifiche.

Anche se si mette il dispositivo in modalità silenziosa, la vibrazione provocata dalla ricezione di un messaggio può distogliere la nostra attenzione dal sonno, spostandola sul desiderio di guardare lo schermo ed eventualemente sulla risposta da inviare.

Quest’azione è potenzialmente nociva per il sonno perché ci espone alle lunghezze d’onda corte, comunemente chiamate “luce blu“. 
Il sistema circadiano umano (l’insieme dei meccanismi biologici che regolano il proprio orologio interno) è estremamente sensibile a questa luce, che ha la capacità di sopprimere la secrezione di melatonina, l’ormone che “apre la porta del sonno”. L’esposizione serale alla luce degli schermi ne ritarda il rilascio e automaticamente rende più difficile l’addormentamento. 

L’impatto sulla saturazione di ossigeno nel sangue

Oltre ai problemi legati alle fasi del sonno, lo studio ha prodotto un risultato inaspettato e significativo: l’esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza ha influenzato in modo notevole i livelli minimi e medi di saturazione di ossigeno nel sangue (SpO2) durante la notte. Sebbene nel breve periodo sembrerebbe un problema di poco conto (tuttavia causando mal di testa, insonnia e problemi di concentrazione), alla lunga questa alterazione dell’ossigenazione sanguigna può causare danni ingenti.

Un sonno non ristoratore aumenta significativamente il rischio di sviluppare malattie cardiache o neurodegenerative. I ricercatori spiegano che i campi elettromagnetici possono aumentare la concentrazione di calcio intracellulare, alimentando stress ossidativo, infiammazioni e segnali cellulari eccessivi, tutti fattori implicati nella patogenesi dell’Alzheimer.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’esposizione alle radiazioni a radiofrequenza come un “possibile cancerogeno”, inserendola nella stessa categoria in cui rientrano anche benzina e carbone. Pertanto un’esposizione  prolungata ai RF-EMF potrebbe portare a un aumento generale del rischio di cancro.
Lo studio conclude asserendo esplicitamente che è “auspicabile affrontare questo problema in ulteriori studi” per determinare se esista un’associazione diretta o indiretta.


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