Sulla saracinesca chiusa, decorata da un grande murale in bianco e nero, un foglio con una scritta a pennarello: “Chiuso per salita ai pascoli del cielo”. Se ne è andato lasciando dietro di sé la sua irriverente ironia Roberto Citterio, l’oste “per antonomasia”, scrive qualcuno sui social. Citterio è stato il fondatore di quella che lui definiva “l’ultima vera osteria di Milano”, l’Osteria alla Grande di vai delle Forze Armate, Baggio. Definizione che ha voluto che venisse utilizzata dopo la sua dipartita, ed è così che è stata riportata dalla moglie Elena e dalla figlia Maria Giulia nelle pagine delle necrologie del Corriere della Sera.
L’Osteria alla Grande
L’Osteria alla Grande è stata inaugurata nel 2001 nel quartiere di Baggio, prima era in via Morimondo. Il nome era ispirato alla canzone di Franco Fanigliulo “A me piace vivere alla grande”. Il ristorante si era meritato un posto nella guida delle osterie d’Italia di Slow Food. Sul sito internet il claim: “Ultima roccaforte contro hambuger, cibi vegetariani, caffè d’orzo e per chi è a dieta!”.
I prezzi diversi dalla Milano di oggi
Alla guida della cucina c’è la moglie Elena che fa risotti “come Dio comanda”, prosegue la presentazione sul sito. Poi la “nota dolente”: i prezzi. “Qui i prezzi, sia per la qualità, sia per la quantità, sono decisamente inferiori rispetto a Milano. Primo abbondante 10 euro, secondo con contorno 16 euro”. E poi il menù fisso a pranzo, solo 12 euro.
Il ricordo
Citterio era “uno dei punti di riferimento nella sua Osteria alla Grande”, un luogo “non solo di ristorazione ma di ritrovo, originale e unico nel suo genere, pieno di cimeli e oggetti stranissimi scovati nei posti più incredibili e occasioni di canzoni e musica con cui il bravissimo Renato allietava le giornate. Se ne va un personaggio, un amico”, scrive un cliente abituale sui social.