La casa dove tornare, tra un viaggio e l’altro

Alcune case accettano l’idea di cambiare insieme a chi le abita. Come quella progettata da Andrea Gianni ai margini del Parco delle Groane: uno spazio costruito attorno a una presenza intermittente, quella di un proprietario che torna in Italia solo a tratti, tra un viaggio e l’altro, tra Europa, Asia Centrale, Golfo, America Latina e Sud-Est asiatico.

L’appartamento occupa il primo e ultimo piano di un ex cascinale trasformato nel tempo. All’origine era una sequenza di stanze chiuse, senza una vera relazione con l’esterno. Il primo gesto progettuale è stato radicale: eliminare i tramezzi e restituire continuità all’involucro, rendendo di nuovo percepibile la profondità della casa e, soprattutto, la finestra sul parco.

A organizzare tutto è un unico elemento longitudinale: una parete in legno multistrato fenolico che segue il colmo del tetto, che costruisce gerarchie chiare tra contenitore e contenuto. Da un lato definisce i servizi, la cucina e la zona notte; dall’altro lascia sempre filtrare lo spazio, si apre, si alleggerisce, inquadra scorci e mantiene la continuità visiva.

La casa dove tornare, tra un viaggio e l’altro

È proprio qui che il progetto trova il suo equilibrio: delimitare senza chiudere. La camera da letto, per esempio, occupa il punto più affacciato sul paesaggio – una scelta controintuitiva, ma coerente con un uso della casa legato al tempo libero, più che alla quotidianità. Uno spazio intimo che resta comunque in relazione con il resto dell’appartamento, separato ma mai isolato.

Lungo la parete opposta, uno scaffale continuo raccoglie oggetti, libri e reperti di viaggio. È una sorta di wunderkammer domestica, un archivio personale in evoluzione che accompagna l’ingresso fino alla grande finestra. Qui il progetto si apre a una dimensione più narrativa: la casa diventa il luogo in cui i frammenti raccolti nel mondo trovano ordine, senza perdere la loro natura eterogenea.

La casa dove tornare, tra un viaggio e l’altro

La neutralità dello spazio – superfici chiare, impianti nascosti, luce diffusa dall’alto – lascia emergere con precisione sia gli oggetti sia gli arredi, molti dei quali già appartenenti al proprietario. Nel soggiorno, divani, poltrone e tavolino di Afra e Tobia Scarpa per Cassina costruiscono un nucleo domestico riconoscibile, accompagnati dalla lampada da tavolo di Franco Albini per Sirrah e da quella da terra: l’Arco di Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos. Nella zona cucina e nell’area sotto la finestra, le sedute di Gianni Moscatelli per Formanova introducono una variazione più informale, mantenendo una coerenza complessiva fatta di affinità cromatiche e stratificazioni.

La casa dove tornare, tra un viaggio e l’altro

Sotto questa apparente semplicità, il progetto incorpora una possibilità ulteriore: quella di trasformarsi. La distribuzione è già predisposta per una configurazione più tradizionale, con più stanze e funzioni separate, attivabile senza interventi invasivi. Una casa pensata per un presente mobile, ma capace di accogliere un futuro diverso.

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