di
Maria Giovanna Faiella

Migliora l’assistenza ma sono carenti gli screening per prevenire alcune malattie legate al diabete. E persistono abitudini scorrette: fuma più di una persona su quattro con diabete di tipo1 e quasi una su cinque con diabete di tipo 2. I dati degli Annali AMD-Associazione medici diabetologi, presentati al Senato

Aumentano le persone con diabete che riescono a tenere sotto controllo la glicemia e anche il colesterolo, ma sono carenti gli screening per prevenire, per esempio, danno renale, piede diabetico, retinopatia. Come pure persistono abitudini scorrette, come quella di fumare, che fa aumentare il rischio di complicanze legate alla malattia.
È in estrema sintesi la fotografia dell’assistenza diabetologica in Italia, scattata nell’edizione 2025 degli «Annali Amd» (Associazione medici diabetologi), presentata al Senato nel corso di un convegno promosso dalla senatrice Daniela Sbrollini. 

Il Rapporto, «risultati concreti per i pazienti»

In quest’ultima edizione degli Annali, l’Associazione medici diabetologi ha coinvolto oltre più di 775mila pazienti in cura in 340 centri diabetologici distribuiti su tutto il territorio nazionale; tra loro, 51.013 hanno il diabete di tipo 1, 693mila il diabete di tipo 2 e 15.093 donne hanno il diabete gestazionale.
Riferisce Andrea Da Porto, direttore Gruppo Annali AMD: «Continua a crescere il numero di centri diabetologici che aderiscono al nostro network, di conseguenza cresce il numero di pazienti censiti. Disponiamo, quindi, di un campione sempre più rappresentativo della popolazione italiana con diabete».
Aggiunge Salvatore De Cosmo, presidente AMD: «La crescita del database degli Annali testimonia come la disponibilità di informazioni cliniche strutturate possa tradursi in risultati di salute concreti per i pazienti. Oggi gli Annali sono uno strumento strategico per l’analisi dei percorsi assistenziali e per il supporto alle decisioni in ambito di sanità pubblica». 



















































Diabete 1, più di un paziente su quattro fuma 

Su circa 51mila persone con diabete di tipo 1, visitate l’anno scorso nei centri diabetologici aderenti al circuito degli Annali AMD, con un’età media di 49 anni, oltre la metà ha una storia di malattia ultraventennale, gli over 65 sono quasi il 19% e l’1% ha persino superato gli 85 anni.
Oggi i pazienti possono contare su un buon livello di assistenza: il 37,2% ha l’emoglobina glicata «a target» (uguale o inferiore al 7%), il 40,5% un buon controllo della pressione (130/80 mmHg) e più di un paziente su due ha il colesterolo sotto controllo.
Però, ancora molti hanno stili di vita incompatibili con una corretta gestione della malattia utile a prevenire anche il rischio di complicanze: più di una persona con diabete di tipo 1 su 4 (26,2%), infatti, ha l’abitudine di fumare, mentre il 14,7% dei pazienti è obeso.
Gli Annali AMD, poi, segnalano l’aumento dell’impiego di tecnologie per il monitoraggio glicemico continuo (CGM), coi microinfusori utilizzati dal 21,3% dei pazienti. Dai primi dati sul CGM forniti dagli Annali – per ora disponibili in circa 13mila pazienti con diabete di tipo 1 –, emergono margini di miglioramento ma anche i benefici dello strumento: da un lato, solo un paziente su tre riesce a mantenere la glicemia nel cosiddetto time in range (entro i limiti predefiniti tra 70 e 180 mg/dl) per almeno il 70% del tempo; dall’altro, la maggior parte dei pazienti evita pericolose ipoglicemie.
Quanto alle terapie farmacologiche, il 90,6% del campione utilizza l’insulina basale di seconda generazione (90,6%); rimane stabile l’impiego dei farmaci contro l’ipertensione assunti dal 30%, mentre cresce l’utilizzo della terapia ipolipemizzante per ridurre il colesterolo «cattivo» LDL (impiegata dal 50% dei pazienti rispetto al 48% nell’anno precedente).
La retinopatia resta la complicanza prevalente (29,5%).

Diabete, come si cura oggi in Italia

Diabete 2, critica la gestione delle complicanze microvascolari

Su 693mila pazienti con diabete di tipo 2 monitoratI nel 2025, con un’età media di 70 anni, oltre il 56% ha l’emoglobina glicata «a target» e quasi il 49% dei pazienti (rispetto al 44,6% dell’anno precedente) ha il colesterolo sotto controllo.
«Questi dati raccontano l’impegno dedicato dai diabetologi alla riduzione del rischio cardiovascolare dei propri assistiti, negli anni passati identificata come area critica – sottolinea Da Porto –. È quello che potremmo definire “effetto Annali”: dopo la rilevazione di un problema, si innesca una reazione di risposta per porvi rimedio».
Non mancano, però, le note dolenti: il 35% del campione è obeso e circa il 18% fuma; inoltre, è critica la gestione delle complicanze microvascolari del diabete: è in calo, infatti, il monitoraggio di micro e macro albuminuria (campanello d’allarme della malattia renale), della retinopatia e del piede diabetico
La malattia renale cronica rimane la complicanza prevalente, interessando oltre il 50% del campione.
Rispetto alle terapie farmacologiche, spiega il dottor Da Porto: «Se da un lato crescono i farmaci innovativi (SGLT2 inibitori, agonisti recettoriali del GLP-1o Dual Agonist) utilizzati dall’85,6% dei pazienti (rispetto al 77,4% dell’ anno precendente), dall’altro lato, ACE-inibitori e sartani, farmaci “classici” ma fondamentali in caso di danno renale, non sono impiegati in circa il 43% dei pazienti che ne avrebbero bisogno». 

Diabete, come si cura oggi in Italia

Diabete in gravidanza, circa 15mila le donne monitorate

Le donne con diabete in gravidanza monitorate dai Centri di diabetologia che fanno parte del circuito degli Annali sono oltre 15mila, circa la metà dei casi di diabete gestazionale registrati ogni anno in Italia. In media hanno circa 34 anni e più di un terzo proviene da Paesi extra-Ue.
I principali fattori di rischio per questo tipo di diabete sono l’età superiore a 35 anni (45,5% del campione), seguita dall’obesità pregravidica (30,4% rispetto al 25% dell’anno precedente) e dalla familiarità per diabete (10,1%).
Sono in aumento le donne che assumono insulina, passate dal 38% (nel 2024) al 50%

Database tra i più importanti al mondo

«Con quindici edizioni, 65 articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali e oltre due milioni di dati raccolti dal 2006 –  sottolinea Riccardo Candido, presidente di Fondazione AMD – gli Annali AMD hanno dato vita a un’intensa attività di ricerca osservazionale basata sulla real world evidence, che ha consentito di approfondire diversi aspetti clinici, organizzativi e sociodemografici della malattia».
RIcorda Giuseppina Russo, presidente eletto AMD: «Gli Annali nascono per monitorare la qualità dell’assistenza e si configurano come un vero e proprio registro clinico di patologia  tra i più grandi d’Europa. Gli Annali sono stati messi a confronto con i registri diabete di Regno Unito, Spagna e Svezia, e questo potrà favorire l’avvio di una collaborazione nell’ ambito della ricerca, promuovendo il confronto dei dati clinici e dei modelli di gestione del diabete tra diversi Paesi europei» conclude la dottoressa Russo. 

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6 maggio 2026