Firenze, 7 maggio 2026 – Il 16 maggio è la Giornata nazionale del mal di testa, promossa dalla Società italiana di neurologia e dalla Società italiana per lo studio delle cefalee. DIverse le iniziative in programma in tutta Italia; in Toscana la Asl Nord Ovest aderisce alle iniziative di sensibilizzazione dedicate a questa patologia, tanto diffusa quanto spesso sottovalutata. Infatti sabato 16 maggio dalle 9 alle 12, l’ambulatorio cefalee della Neurologia dell’ospedale Lotti di Pontedera (ambulatorio diretto dalla dottoressa Maria Rosaria Maluccio) organizza una mattinata dedicata a colloqui informativi individuali gratuiti, durante i quali sarà possibile ricevere informazioni su come riconoscere i diversi tipi di cefalea, su come usare correttamente i farmaci, su quali sono le nuove opportunità terapeutiche, su quando e come rivolgersi allo specialista. Per partecipare serve prenotarsi inviando una email a [email protected].

In programma anche un evento a Marina di Carrara, un incontro con la popolazione nella sala congressi dell’Autorità di Sistema Portuale in viale Cristoforo Colombo 6 dalle 10 alle 13, e all’ospedale Versilia di Lido di Camaiore dalle 9 alle 14 (colloqui informativi).

Le cefalee sono molto comuni, visto che secondo i dati dell’Oms colpiscono almeno una persona su tre nel corso dell’anno, seconda condizione patologica più diffusa al mondo. In Italia oltre 26 milioni di persone soffrono di mal di testa, mentre l’emicrania interessa circa il 12% della popolazione adulta pari a circa 9 milioni di cittadini, terza causa di disabilità nella fascia di età lavorativa. Si tratta di una patologia ad elevato impatto sociale e sanitario, che incide significativamente sulla qualità della vita, sulle relazioni e sulla produttività, sui costi diretti e indiretti sostenuti dalla società e che richiede un corretto inquadramento diagnostico e terapeutico.

Ma non tutti i mal di testa sono uguali; le cause sono numerose e possono essere diverse per uomini e donne, colpite tre volte di più dei maschi; inoltre non c’è da sottovalutare il rischio legato all’eccessiva assunzione di farmaci, visto che il più delle volte per le cefalee si ricorre all’automedicazione. Ne abbiamo parlato con Alessandro Napolitano, direttore della Neurologia di Massa e coordinatore regionale della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Alessandro

Alessandro Napolitano, direttore della Neurologia di Massa e coordinatore regionale della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee

Quanti e quali tipi di cefalee sono conosciuti? Ci sono stime sulla percentuale di popolazione che ne soffre in maniera continuativa?

“Di cefalee ce ne sono molti tipi, una prima suddivisione è tra cefalea come malattia (cefalee primarie) che rappresenta il 90% dei casi e la cefalea come sintomo di altre patologie (cefalee secondarie). La stragrande maggioranza delle cefalee primarie è rappresentata dall’emicrania. Circa il 15% della popolazione è affetta da emicrania, che colpisce le donne tre volte più frequentemente degli uomini, con un picco nella fascia tra 15 e 50 anni. Si tratta della prima causa neurologica di disabilità nei giovani ed ha un elevato impatto sociale, economico e familiare. Tuttavia questa malattia è frequentemente sottovalutata e non prontamente diagnosticata”.

Quali sono i fattori scatenanti più comuni? Stile di vita e alimentazione incidono particolarmente ?

“Esiste un substrato “emicranico” che spesso si eredita dai genitori, ma su questa predisposizione genetica intervengono vari fattori, sia favorenti che scatenanti l’attacco emicranico. Sicuramente vi è un’influenza ormonale che spiega la maggiore incidenza nelle donne, in particolare nella vita fertile, e l’associazione con il ciclo mestruale. Tra i fattori scatenanti più comuni ci sono poi lo stress, la mancanza di sonno (come anche l’eccesso), il digiuno e l’assunzione di alcuni alimenti, quali il cioccolato, i formaggi stagionati, il vino e gli alcolici. Il caffè è noto per avere un effetto benefico sul dolore emicranico, ma un’eccessiva quantità di caffè può scatenare un attacco da astinenza. Alcuni pazienti sono poi particolarmente sensibili ai cambiamenti atmosferici, all’esposizione al vento, al sole o al freddo. I nostri stili di vita frenetici hanno sicuramente un impatto negativo; peraltro alcuni pazienti hanno gli attacchi soprattutto nel weekend, quando si rilassano”.

Recentemente ci sono state novità nel trattamento delle cefalee? Quali sono le terapie più indicate?

“La terapia dell’emicrania si divide in terapia sintomatica, cioè quella per controllare il dolore e i sintomi associati, e la terapia di profilassi, per ridurre la frequenza e la severità degli attacchi emicranici. L’innovazione più importante nell’ultimo decennio è stata l’introduzione delle terapie che bloccano il Cgrp, un peptide implicato nella patogenesi dell’attacco emicranico. Sono disponibili sia degli anticorpi monoclonali, con somministrazione sottocute o endovena, mensile o trimestrale, che delle piccole molecole che si somministrano per via orale. Questi farmaci possono essere prescritti solo da centri autorizzati e in pazienti che abbiano più di 8 giorni di emicrania al mese, associati ad una significativa disabilità e che non abbiano risposto ad almeno 3 trattamenti farmacologici profilattici di prima linea. Gli anti-CGRP sono farmaci molto sicuri, sono ottimamente tollerati e in molti pazienti migliorano in modo significativo la qualità della vita, riducendo il numero dei giorni con mal di testa ed il consumo di farmaci sintomatici”.

Spesso contro la cefalea si ricorre all’automedicazione: esiste un rischio (e in quali proporzioni è noto) di abuso di farmaci ?

“L’automedicazione è molto frequente nei pazienti emicranici e in genere non è un comportamento da censurare. Infatti in molti casi gli attacchi sono di intensità lieve e rispondono positivamente all’assunzione di un farmaco sintomatico, tipo un Fans, con rapido ritorno a una condizione di benessere. Tuttavia l’autosomministrazione, in particolare quando gli attacchi sono frequenti, può portare a un abuso di farmaci sintomatici che, oltre a poter determinare potenziali effetti collaterali, si può associare ad una cronicizzazione dell’emicrania. Purtroppo il fenomeno dell’abuso è ampiamente sottostimato perché non adeguatamente studiato ed indagato; può sfuggire anche al medico di medicina generale perché quasi sempre si tratta di farmaci da banco. Con gli approcci terapeutici che abbiamo attualmente, che includono anche l’utilizzo della tossina botulinica nell’emicrania cronica, questo fenomeno può essere adeguatamente controllato, purché i pazienti vengano intercettati ed entrino in un percorso virtuoso che ne consenta la presa in carico da parte degli ambulatori cefalee di II livello”.

Cosa si può fare per la prevenzione?

“Abbiamo già parlato della profilassi farmacologica, ma sicuramente è fondamentale anche la prevenzione non farmacologica. Questa parte dall’educazione e dall’empowerment del paziente (cioè la conoscenza del proprio percorso di cura, ndr) che deve conoscere la propria emicrania e i propri triggers ed imparare a trattare gli attacchi, sia con i farmaci che con misure complementari. E’ importante, sia per i soggetti emicranici che non, condurre una vita attiva con una corretta alimentazione e un regolare ritmo sonno-veglia. Lo scopo principale della giornata del mal di testa è proprio quello di informare la popolazione su questa patologia, sui corretti stili di vita e sui percorsi esistenti nella nostra Regione per la presa in carico dei pazienti con emicrania ad elevata disabilità”.