Milano, 8 maggio 2026 – Malattie a trasmissione alimentare? Nel Milanese si registrano ogni anno un centinaio di focolai, per un totale di circa un migliaio di casi. In un contesto che negli anni ha subìto una forte evoluzione, anche a causa delle trasformazioni delle abitudini alimentari e della filiera del cibo. Se un tempo dominava la “schischetta” casalinga oggi l’aumento del consumo di pasti  fuori casa, la diffusione di alimenti pronti e la circolazione di prodotti provenienti da diversi contesti geografici rendono più  articolata la prevenzione e il controllo, cambiando anche il quadro epidemiologico delle Mta (Malattie a trasmissione alimentare). ”Accanto a numeri elevati, esiste una quota rilevante di sommerso che rende difficile avere un quadro completo. Assistiamo inoltre a un’evoluzione dei fattori di rischio legati alle Mta – evidenzia Marino Faccini, direttore del Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria di Ats Città Metropolitana -. La maggiore complessità della filiera alimentare e le nuove modalità di consumo richiedono un aggiornamento continuo delle competenze cliniche, in particolare per i medici delle cure primarie, che rappresentano il primo punto di contatto con il paziente”. Un ruolo centrale è svolto dal sistema di sorveglianza e dalla gestione dei focolai. La tempestiva segnalazione dei casi sospetti, l’indagine epidemiologica e il campionamento degli alimenti consentono di individuare la fonte dell’infezione e di interrompere la catena di trasmissione. ”In un’area metropolitana come Milano – prosegue Faccini – la gestione delle Mta richiede un lavoro di rete tra medici,servizi di prevenzione e laboratori. La rapidità nella diagnosi e  nella segnalazione è determinante per contenere i focolai, soprattutto nei contesti collettivi come scuole, aziende, strutture sanitarie e residenziali’‘.