di
Silvia Turin
Un nuovo studio italiano si focalizza sul problema dell’effetto yo-yo dopo un regime di restrizione calorica. Continuando a camminare nel periodo di «mantenimento» del peso, un gruppo di persone non ha ripreso i chili
Si sa, camminare fa bene ed è l’attività fisica che più contrasta la sedentarietà e si addice al nostro corpo.
Su quanti passi al giorno sia necessario fare si sono scatenate le ipotesi e gli studi: un tot di passi per la longevità, un tot per dimagrire, altri per restare in forma o per non perdere la massa muscolare.
L’ultimo studio in ordine di tempo è su quanti passi sono necessari contro l’effetto yo-yo, quello che rende vani gli sforzi di perdere peso e le relative diete.
Lo studio
La ricerca è stata presentata all’European Congress on Obesity (ECO 2026) tenutosi a Istanbul dal 12 al 15 maggio e pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health da ricercatori italiani e libanesi coordinati da Marwan El Ghoch, del Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Gli scienziati hanno analizzato 14 studi precedentemente pubblicati che coinvolgevano adulti in sovrappeso o obesi. I programmi dietetici somministrati prevedevano una fase di dimagrimento (della durata media di circa 8 mesi), seguita da una fase di mantenimento (circa 10 mesi), in cui l’obiettivo era quello di non recuperare il peso perso.
I ricercatori hanno misurato il numero di passi giornalieri dei partecipanti in tre momenti: all’inizio degli studi, al termine della dieta e del periodo di mantenimento del peso.
I risultati
I partecipanti presi in esame formavano due gruppi di circa 2.000 persone ciascuno, di cui uno fungeva da «gruppo di controllo» dei risultati.
All’inizio, i due gruppi avevano un numero di passi simile: circa 7.300 passi al giorno nel gruppo che doveva modificare il proprio stile di vita, contro 7.200 passi al giorno nel gruppo di controllo.
In seguito, durante lo studio, il gruppo di controllo non ha aumentato significativamente il numero di passi né ha perso peso.
Gli adulti del gruppo sottoposto a dieta, invece, hanno aumentato il numero di passi giornalieri fino a circa 8.500 alla fine della fase di dimagrimento. Hanno inoltre perso il 4,39% del loro peso corporeo, ovvero circa 4 kg in media.
Al termine della fase di mantenimento del peso, continuavano a fare in media circa 8.200 passi al giorno e avevano mantenuto il peso entro i 3 kg persi.
Dato che circa 4 persone su 5 in sovrappeso o obese che inizialmente perdono peso tendono a riacquistarlo tutto o parte entro tre-cinque anni (e succede anche a chi smette di prendere i farmaci per la perdita di peso GLP-1), identificare strategie utili in questo senso «sarebbe di enorme valore clinico», ha affermato El Ghoch.
La strategia che propone di camminare è efficace per almeno due motivi, ipotizzano gli scienziati: dopo una dieta, il metabolismo rallenta (si bruciano meno calorie nel tentativo di conservare energia), così mantenere un livello di attività fisica adeguato potrebbe compensare in parte questo meccanismo; l’altro fattore ha più a che fare con la convinzione che un regime dietetico sano sia temporaneo, piuttosto che permanente: alla fine della perdita di peso molte persone riprendono le abitudini alimentari che avevano prima della fase di dimagrimento, ma chi ha continuato a camminare, invece, potrebbe in genere aver cambiato davvero stile di vita anche a livello dietetico.
Muoversi aiuta, infine, perché i muscoli sono tessuti che consumano calorie anche a riposo.
Nessuno vieta di superare gli 8.500 passi al giorno per i più volenterosi e per i meno basta qualche trucco: parcheggiare più lontano, scendere dall’autobus una fermata prima, fare le scale, camminare durante le telefonate, passeggiare cinque minuti ogni ora durante la giornata lavorativa (che può equivalere a circa 3.500 passi in otto ore).
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23 maggio 2026
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