di
Redazione Roma
Il racconto della turista: «Ci ha dato la coppetta più piccola, poi hanno iniziato ad aggiungere condimenti come cannoli e macarons, lasciando intendere che fossero gratis»
Più di 40 euro per due gelati. La denuncia di una turista americana, che ha pubblicato sui social gelato e relativo conto tutt’altro che dolce, diventa subito virale.
«Evita Don Nino – racconta Nicole Ann sul gruppo Fb Rome Travel Tips, Italy, Sistine Chapel, Colosseum, Vatican -. Ci siamo fermati per il gelato e abbiamo chiesto due coppette piccole. Ci ha dato la misura più piccola e ha detto che avevamo 3 palline. Poi ha iniziato ad aggiungere condimenti come cannoli e macarons, suggerendo che fosse gratis. Siamo andati a pagare e costavano 44 euro per due gelati». «Sembrava che avesse detto 14 dollari – continua la ragazza – quindi non me ne sono accorta finché non ho guardato lo scontrino. Onestamente non era nemmeno buono. Il peggiore di tutto il gelato che avevo mangiato, non sono riuscita nemmeno a finirlo. Ci sono alcune località in giro per la città ma questa era vicino a piazza di Spagna. Truffa trappola per turisti».
Non il primo caso, di scontrini «pazzi», nella Capitale e nelle località marittime frequentate dai romani. Tra gli ultimi episodi, gli 86 euro pagati per tre panini, una bottiglietta d’acqua e 2 caffè al tavolo al Caffè Greco, in Centro, aveva denunciato un avvocato. Prima Porto Cervo, 60 euro per due caffè e due bottigliette di acqua. E poi il cappuccino senza schiuma di Ostia, con il sovrapprezzo di 10 centesimi.
Barbera (Rc): «Dove sono i controlli?»
Commenta l’ultima notizia Giovanni Barbera, segretario romano di Rifondazione Comunista: «Quarantaquattro euro per due coppette di gelato nel cuore di Roma, a due passi da Piazza Navona, non sono un semplice “incidente da listino prezzi”, ma l’ennesima, intollerabile conferma del degrado sociale e commerciale in cui è sprofondata la Capitale, trasformata in un vero e proprio far west ad uso e consumo di speculatori e prenditori senza scrupoli».
«La responsabilità politica di questo scempio – incalza Barbera – ricade interamente sulle istituzioni pubbliche che hanno permesso che il centro di Roma si mutasse in un “turistificio trappola”, espellendo progressivamente i residenti, desertificando le botteghe storiche e consegnando le chiavi della città a un’anarchia commerciale selvaggia. Dove sono i controlli della polizia locale? Dove sono le verifiche a tappeto sulla trasparenza dei prezzi e sulle modalità truffaldine con cui vengono agganciati i clienti? Non basta sventolare i dati sui flussi turistici se poi l’accoglienza si riduce a un'”estorsione legalizzata”».
Vai a tutte le notizie di Roma
Iscriviti alla newsletter di Corriere Roma
7 giugno 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA