Perché sogniamo quello che sogniamo? La risposta arriva da uno studio italiano su oltre 3.700 resoconti onirici

Daniele Particelli

1 agosto – 17:44 – MILANO

Ci svegliamo col ricordo vivido di un inseguimento in un luogo sconosciuto oppure con la vaga sensazione di aver vissuto qualcosa di intenso che però ci sfugge non appena apriamo gli occhi. I sogni ci accompagnano ogni notte, ma ancora oggi restano uno degli aspetti della nostra mente più affascinanti e meno compresi. Perché a volte sono così vividi e coinvolgenti, mentre altre volte ci appaiono frammentari e incoerenti? E cosa determina davvero ciò che sogniamo? A queste domande ha provato a rispondere uno studio condotto da ricercatori italiani della Scuola IMT Alti Studi Lucca, che ha analizzato più di 3.700 resoconti di esperienze oniriche e di veglia raccolti da 287 partecipanti di età compresa tra i 18 e i 70 anni.

Come è stato condotto lo studio—  

Nell’arco di due settimane, i volontari hanno registrato quotidianamente le proprie esperienze oniriche, mentre i ricercatori raccoglievano informazioni dettagliate sui loro ritmi del sonno, capacità cognitive, tratti della personalità e caratteristiche psicologiche. Per analizzare il materiale raccolto, il team di ricerca ha utilizzato delle tecniche avanzate di elaborazione del linguaggio naturale per esaminare quantitativamente la struttura semantica dei resoconti dei sogni e individuare una serie di schemi e regolarità che sarebbe stato difficile, se non impossibile, cogliere con metodi tradizionali.

Da cosa dipende il contenuto dei sogni? Ecco la risposta della scienza—  

Come svelato nei risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Communications Psychology, uno dei dati più interessanti riguarda il modo in cui la vita quotidiana si trasforma durante il sonno. Esaminando le parole usate dai partecipanti per descrivere sia la loro routine che i loro sogni, i ricercatori hanno osservato che i sogni non si limitano a riproporre le esperienze della veglia, ma le reinterpretano attivamente. Alcuni elementi familiari come l’ambiente di lavoro, i contesti sanitari o quelli scolastici non si ripresentano così come sono, ma vengono riorganizzati in scenari nuovi, spesso fondendo contesti diversi e spostando la scena in paesaggi sconosciuti.

I sogni, in pratica, integrano dei frammenti di esperienze passate con situazioni immaginate o anticipate, creando narrazioni a volte surreali ma internamente coerenti. “I nostri risultati dimostrano che i sogni non sono solo un riflesso di esperienze passate, ma un processo dinamico plasmato da chi siamo e da ciò che viviamo”, ha sottolineato Valentina Elce, ricercatrice della Scuola IMT e autrice principale dello studio.

Chi siamo influenza come sogniamo.—  

Le trasformazioni oniriche non avvengono in modo uniforme, ma variano significativamente da persona a persona, in base a tratti della personalità e atteggiamenti individuali. I partecipanti più inclini al cosiddetto “mind wandering”, la tendenza della mente a vagare e divagare, tendevano a descrivere sogni più frammentati e in rapida evoluzione. Al contrario, chi attribuiva grande valore e significato ai propri sogni sperimentava contenuti onirici percettivamente più ricchi e coinvolgenti. La qualità del sonno e la tendenza alla riflessione interiore si confermano quindi dei fattori capaci di plasmare non solo la quantità, ma anche la qualità dell’esperienza onirica.

Il Covid nei sogni—  

Un capitolo dello studio si è concentrato sul periodo del lockdown da COVID-19. Confrontando i dati raccolti durante la pandemia dai ricercatori della Sapienza di Roma con quelli raccolti nei mesi e negli anni successivi dal team della Scuola IMT, è emerso che i sogni durante il lockdown erano caratterizzati da una maggiore intensità emotiva e da riferimenti più frequenti a vincoli e limitazioni, un chiaro riflesso diretto del contesto sociale in cui i sognatori erano immersi. Con il progressivo allentamento delle restrizioni e l’adattamento psicologico alla nuova normalità, questi elementi si sono gradualmente attenuati, confermando quindi che il contenuto dei sogni evolve parallelamente alle esperienze di vita condivise.