Il mare sfodera il suo paradosso più crudele proprio quando la sete prende il comando: acqua ovunque, scintillante, vicinissima, eppure inutilizzabile. Immaginiamoci su una barca alla deriva, senza una bottiglia d’acqua dolce; il primo istinto sarebbe quello di bere ciò che ci circonda. Ma quel gesto, ripetuto, non placa l’emergenza: la aggrava.
Un sorso inghiottito per caso durante una nuotata, in una persona sana, provoca di solito poco più che disgusto, nausea o una sete più intensa. Le quantità cambiano la scena. Secondo la NOAA, un litro d’acqua marina contiene in media circa 35 grammi di sali disciolti; in un comune bicchiere da 250 millilitri ne entrano quasi nove. L’intestino assorbe l’acqua, certo, ma con essa lascia passare sodio, cloruro e altri minerali: il bicchiere arriva nell’organismo con tutto il suo carico, ed è qui che da bevanda apparente si trasforma in una piccola trappola fisiologica.
La regia passa allora all’ipotalamo. Quando la concentrazione dei liquidi corporei aumenta, i suoi sensori lanciano l’allarme: la sete si fa più insistente e viene liberata vasopressina, l’ormone che invita i reni a custodire quanta più acqua possibile. I reni obbediscono producendo poca urina, molto concentrata, ma non possono compiere prodigi. L’urina umana, ricorda la NOAA, resta meno salata dell’acqua di mare; per eliminare i sali appena introdotti occorre dunque espellere più acqua di quanta se ne sia bevuta.
Il conto, a questo punto, è presto fatto ed è tutto in perdita. Se abbiamo a disposizione acqua dolce, l’equilibrio può essere ristabilito; se continuiamo invece ad attingere soltanto dal mare, ogni sorso prepara la sete successiva. La bocca si asciuga, l’urina diminuisce, la riserva d’acqua realmente utilizzabile si assottiglia. Il mare riempie lo stomaco e svuota il bilancio idrico: sembra un soccorritore, si comporta come un esattore.
Quanto rapidamente precipita la situazione? Non esiste un cronometro universale. Contano la quantità ingerita, il caldo, la sudorazione, le condizioni dei reni e il grado di disidratazione già raggiunto. Continuando a bere, il sodio nel sangue può superare 145 millimoli per litro, soglia che definisce l’ipernatriemia. L’acqua abbandona allora l’interno delle cellule e si sposta verso il sangue, dove la concentrazione dei soluti è maggiore; le cellule si disidratano, e quelle cerebrali sono fra le più vulnerabili.
I segnali avanzano per gradi, dalla sete tormentosa alla debolezza, dal mal di testa all’irritabilità, dalla nausea ai crampi, mentre l’urina diventa sempre più scarsa. Nei casi severi possono comparire confusione, contrazioni muscolari, convulsioni e coma. La letteratura clinica indica proprio nel restringimento delle cellule cerebrali il meccanismo da cui derivano le manifestazioni neurologiche dell’ipernatriemia grave. Non è quindi il piccolo incidente fra un’onda e una bracciata a equivalere a un avvelenamento; il pericolo vero nasce dalle ingestioni abbondanti o ripetute, soprattutto nei bambini, negli anziani, nelle persone con problemi renali e in chi è già disidratato.
E in emergenza? Conviene limitare sole e sforzi, contenere la sudorazione, raccogliere l’eventuale acqua piovana e attendere i soccorsi: non bere acqua marina. Confusione, spasmi, convulsioni, perdita di coscienza o difficoltà respiratorie dopo un’immersione richiedono assistenza immediata. Anche la correzione dell’ipernatriemia grave spetta ai sanitari, perché abbassare il sodio troppo in fretta può provocare edema cerebrale. Il paradosso iniziale, dunque, resta in piedi con tutta la sua severità: in mezzo a miliardi di litri d’acqua, bere dal mare può rendere il corpo ancora più assetato.
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Yun G., Baek S.H., Kim S., “Evaluation and management of hypernatremia in adults: clinical perspectives”, Korean Journal of Internal Medicine, 2023; 38(3):290-302. DOI: 10.3904/kjim.2022.346.
Ellis R.J., “Severe hypernatremia from sea water ingestion during near-drowning in a hurricane”, Western Journal of Medicine, 1997; 167(6):430-433.
National Oceanic and Atmospheric Administration, “Can humans drink seawater?” e “Sea Water”.

