di
Ruggiero Corcella

Uno studio di Scripps Research, pubblicato su Lancet eBioMedicine, rivela che parametri vitali registrati dai comuni dispositivi indossabili seguono da vicino l’andamento degli ormoni della gravidanza. Una scoperta che potrebbe aprire la strada al monitoraggio precoce di complicazioni del parto

Negli Stati Uniti (ma non solo) la salute materna attraversa una delle fasi più critiche degli ultimi decenni: oltre due milioni di donne vivono in aree con accesso all’assistenza ostetrica gravemente limitato e le complicazioni in gravidanza restano in aumento, contribuendo a un quadro di disuguaglianze e criticità che la sola assistenza tradizionale non riesce più a colmare. In questo scenario, la possibilità di utilizzare dispositivi di uso quotidiano come smartwatch e fitness tracker per ottenere informazioni utili sullo stato della gravidanza rappresenta una frontiera di grande interesse clinico e sociale.

«I dispositivi indossabili offrono un’opportunità unica per sviluppare soluzioni innovative che affrontino l’elevato numero di esiti avversi della gravidanza negli Stati Uniti», afferma Giorgio Quer, coautore senior dello studio, direttore dell’Intelligenza Artificiale e professore di Medicina Digitale allo Scripps Research di La Jolla (California). «I nostri risultati mostrano che i segnali raccolti tramite sensori indossabili seguono i cambiamenti previsti nei livelli ormonali e possono rilevare modelli unici specifici delle gravidanze con parto naturale, consentendo potenzialmente il monitoraggio della salute materna durante la gravidanza e il postpartum». Il suo messaggio sintetizza bene il punto di partenza dello studio PowerMom: sfruttare ciò che molte persone già indossano al polso per raccogliere dati impossibili da ottenere con la sola visita ambulatoriale.



















































Come funziona PowerMom, il grande laboratorio digitale

Lo studio, pubblicato su Lancet eBioMedicine, si basa sui dati raccolti attraverso PowerMom, una piattaforma digitale bilingue che permette alle partecipanti di partecipare alla ricerca da qualsiasi luogo degli Stati Uniti. Le donne possono compilare questionari, inviare aggiornamenti sulla gravidanza e, soprattutto, autorizzare la condivisione dei dati registrati dai loro dispositivi di diverse aziende.
In totale sono state arruolate più di 5.600 persone, ma il set principale analizzato comprende i tracciati completi di 108 partecipanti, seguite da tre mesi prima del concepimento a sei mesi dopo il parto. Quer sottolinea come questa architettura digitale rappresenti già una rivoluzione: «I partecipanti hanno contribuito allo studio completamente da remoto, senza recarsi in una clinica, da qualsiasi parte degli Stati Uniti» .
I ricercatori hanno poi utilizzato metodi statistici avanzati per armonizzare i dati provenienti da dispositivi diversi e per isolare le variazioni realmente significative, distinguendo i cambiamenti individuali dai pattern fisiologici condivisi.

I modelli fisiologici allineati con le fluttuazioni ormonali

Grazie a questi dati, gli scienziati sono stati in grado di identificare modelli fisiologici che si allineano con le fluttuazioni di ormoni chiave della gravidanza, come estrogeni, progesterone e gonadotropina corionica umana (hCG). Le fluttuazioni di questi ormoni sono fondamentali per il buon esito della gravidanza e forniscono informazioni sulla sua progressione. «Gli ormoni svolgono un ruolo chiave nell’esito della gravidanza», spiega Tolúwalàṣẹ Àjàyí , co-autrice senior e ricercatrice di PowerMom. «Scoprire l’associazione tra frequenza cardiaca e cambiamenti ormonali potrebbe aprire nuove strade per prevedere l’inizio della gravidanza o identificare segnali di esiti avversi come il diabete gestazionale o la preeclampsia».
In un’analisi esplorativa di un piccolo numero di casi, le gravidanze terminate con esiti avversi come aborto spontaneo o morte fetale hanno mostrato modelli di frequenza cardiaca diversi rispetto alle gravidanze sane, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche con campioni più ampi per convalidare queste osservazioni.

Il battito che segue gli ormoni

Il dato più sorprendente riguarda il comportamento della frequenza cardiaca a riposo (RHR). L’andamento del battito, infatti, si è rivelato strettamente coerente con la fisiologia endocrina della gravidanza. All’inizio, tra la quinta e la nona settimana, la RHR tende a diminuire leggermente, un fenomeno che coincide con l’ascesa dell’hCG. Con il procedere della gestazione, la frequenza torna a salire in modo lento ma costante e raggiunge il suo massimo circa otto-nove settimane prima del parto, arrivando a valori pari a 9,4 battiti al minuto in più rispetto ai livelli pre-gravidanza.
Nel periodo che precede la nascita si osserva un’inversione di tendenza: il battito diminuisce, quasi come un “prepararsi” del corpo ai cambiamenti del travaglio. Subito dopo il parto si registra un calo più brusco, e solo verso i sei mesi postpartum la frequenza cardiaca torna ai valori di base. Il modello matematico sviluppato dal team, basato sulle curve attese degli ormoni della gravidanza, ha raggiunto un coefficiente di determinazione di R² = 0,93, un valore eccezionalmente alto che suggerisce un legame molto stretto tra attività fisiologica e produzione ormonale.

Sonno e attività fisica: due barometri della gravidanza

Anche il sonno e il livello di attività registrati dai sensori mostrano variazioni altrettanto significative. Nei primi mesi di gestazione, le partecipanti dormono più a lungo rispetto al periodo precedente: quasi quaranta minuti in più nelle settimane 8 e 9. Successivamente, però, il tempo di sonno tende a ridursi gradualmente, fino a raggiungere un punto minimo nei giorni successivi al parto, quando la media scende a oltre cinquanta minuti sotto la baseline. Anche a distanza di mesi, il recupero è parziale.

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Il numero di passi compiuti ogni giorno racconta un’altra storia: con l’avanzare della gravidanza l’attività fisica tende a diminuire e non ritorna ai livelli originari nemmeno sei mesi dopo la nascita. Questi andamenti, pur meno immediatamente legati agli ormoni, rappresentano comunque uno specchio fedele delle modificazioni fisiologiche e delle esigenze metaboliche che accompagnano la gravidanza.

Quando il cuore lancia un segnale d’allarme

Una parte particolarmente delicata dell’analisi riguarda le gravidanze con esito avverso. Nove partecipanti hanno riportato un aborto spontaneo o la morte fetale del bambino: un numero ridotto, ma sufficiente a evidenziare un comportamento diverso della frequenza cardiaca.
A differenza delle gravidanze fisiologiche, dove la RHR cresce in modo progressivo lungo i mesi centrali, nelle gravidanze interrotte la curva appare piatta o irregolare, come se il corpo non attivasse il previsto adattamento ormonale e circolatorio. I ricercatori lo osservano chiaramente:«Le gravidanze terminate con esiti avversi (…) hanno mostrato modelli di frequenza cardiaca diversi rispetto alle gravidanze sane», scrivono gli autori.
Pur trattandosi di dati preliminari, questi risultati suggeriscono una possibilità affascinante e cruciale: il monitoraggio continuo potrebbe permettere di riconoscere con anticipo deviazioni da un andamento fisiologico e segnalare la necessità di controlli clinici immediati.

Personalizzare la cura, ridurre le disuguaglianze

La capacità dei dispositivi indossabili di raccogliere dati in tempo reale e in modo non invasivo potrebbe rappresentare una risposta concreta alle barriere d’accesso che molte donne incontrano durante la gravidanza, soprattutto in contesti rurali o in aree prive di un’assistenza specialistica adeguata.
Come sottolinea Giulia Milan, prima autrice dello studio e ricercatrice a Scripps Research, «vogliamo capire se questi modelli sono coerenti nei diversi sottogruppi in base all’età e all’accesso alle cure. Il nostro obiettivo è determinare se questo approccio possa contribuire a un’assistenza in gravidanza più personalizzata» .
Il team prevede di ampliare la ricerca integrando in futuro anche campioni di sangue, per verificare direttamente se le variazioni osservate nei segnali fisiologici corrispondano realmente ai cambiamenti ormonali misurati in laboratorio.

Medicina ostetrica predittiva e personalizzata

Lo scenario che si delinea è quello di una medicina ostetrica più predittiva e meno episodica, in cui un algoritmo può segnalare un cambiamento sospetto ben prima che si manifestino i sintomi. Quer stesso osserva che questa ricerca «apre nuove domande di ricerca sulla possibilità di prevedere l’inizio di una gravidanza, ma anche sull’inizio del travaglio, e sulla valutazione potenziale del rischio di parto pretermine o aborto spontaneo» .
Se confermati da studi più ampi, i risultati potrebbero trasformare smartwatch e fitness tracker in veri e propri strumenti clinici, capaci di accompagnare le donne lungo i nove mesi e oltre, segnalando tempestivamente deviazioni dai pattern fisiologici. Una tecnologia semplice, già ampiamente diffusa, che potrebbe contribuire a ridurre le disuguaglianze e rendere la gravidanza più sicura, soprattutto per chi oggi vive troppo lontano dalla cura.

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26 novembre 2025